Arabia Saudita: rivelato il motivo “scientifico” per cui le donne non devono guidare

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17/10/2013 Redazione YOUng

"God did not say I can't drive," reads this sign posted on the We The Woman N7nu flickr account

 

In Arabia Saudita alle donne non è permesso guidare. Mentre più di 11.000 donne sfidano questo divieto firmando una petizione [en], un grande saggio alla fine ha trovato una spiegazione scientifica al motivo per cui è meglio che le donne non guidino. In un’intervista al giornale saudita online Sabq [ar, come gli altri link salvo diversa indicazione], Sheikh Saleh al-Lehaydan, consulente legale e psicologo dell’Associazione Psicologi del Golfo, ha rivelato dati scientifici inediti sulla riproduzione:

وتابع: “إلى جانب أن المرأة إذا قادت السيارة لغير الضرورة – كما تقدم – قد يؤثر ذلك عكسياً على الناحية الفسيولوجية؛ فإن علم الطب الوظيفي الفسيولوجي قد درس هذه الناحية بأنه يؤثر تلقائياً على المبايض، ويؤثر على دفع الحوض إلى أعلى؛ لذلك نجد غالب اللاتي يقدن السيارات بشكل مستمر يأتي أطفالهن مصابين بنوع من الخلل الإكلينيكي المتفاوت لدرجات عدة”.

Ha aggiunto: “Inoltre, se la donna guida senza che ve ne sia una reale necessità, ciò potrebbe avere un impatto negativo sulla sua fisiologia; questo argomento è stato studiato dalla fisiologia funzionale ed è stato provato che vi è un impatto spontaneo sulle ovaie, il bacino viene spinto verso l’alto e, di conseguenza, le donne che guidano continuamente danno alla luce figli affetti da disfunzioni cliniche di diverso grado.”

La dichiarazione dell’esperto Sheikh Lehaydan giunge con un tempismo perfetto: le attiviste saudite stanno conducendo una campagna affinché il 26 ottobre [it] tutte le donne escano in strada e si mettano al volante. Il suo avvertimento, che sollecita le donne ad “aspettare e considerare gli effetti collaterali” di un’azione così dannosa, si aggiunge alle voci preoccupate di altri cittadini sauditi attenti alla questione:

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Coloro che invocano la manifestazione delle [donne al volante] del 26 ottobre sono una tribù allattata al seno dell’Occidente, cresciuta e ingrassata bevendo quel latte. Ora sono seguaci dell’Occidente e stanno tentando di americanizzare la nostra società.

“La zampino dello straniero”, uno dei ritornelli preferiti del Medio Oriente quando si tratta di affrontare le violazioni istituzionalizzate dei diritti umani, non è l’unico responsabile che fomenta una pericolosa opposizione ad un divieto ormai di lunga data:

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Dio è grande, i laici e gli sciiti lottano nella stessa trincea per garantire alla donne il diritto di guidare. Questa è la prova che dietro tale questione vi sono i piani e l’appoggio di altre nazioni.

Eman al-Nafjan ha diffuso su Twitter un’immagine dell’apocalisse che si avvicina:

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Alcuni sauditi misogini hanno realizzato questo poster per mostrare come la concessione alle donne del diritto di guidare porterà al comunismo, alla droga, al liberalismo…

(Lo slogan dice: “Vogliono che la donna guidi per poterla guidare”)

L’innovativa rivelazione scientifica di Sheikh al-Lehaydan non poteva passare inosservata. Un hashtag di Twitter,#قيادة_المرأة_تؤثر_على_المبايض_والحوض, che significa “la guida delle donne si ripercuote sulle ovaie e sul bacino” ha innescato una serie di reazioni contro la spiegazione scientifica di al-Lehaydan::

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Queste dichiarazioni non hanno scatenato forti critiche e sarcasmo solo tra le donne:

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Al cui tweet @Seeektrooof ha risposto:

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[La vignetta recita:
Uomo 1: Pensiamo a un motivo per cui le donne non possano guidare.
Uomo 2: Con il velo sarebbe pericoloso.
Uomo 1: Non possiamo dire così, avrebbero un motivo per non portare il velo!
Uomo 2: E se dicessimo che guidare danneggia le ovaie e fa portorire bambini deformi?
Uomo 1: Abdul, sei un dannato genio.]

Sarcasmo a parte, sfidare il divieto di guidare in Arabia Saudita è una battaglia ormai di lunga data. La prima protesta, infatti, risale al novembre del 1990 [en] quando 47 donne si misero al volante per le strade della capitale, Riyad. Non furono solo arrestate, ma anche punite: venne proibito loro di viaggiare e furono sospese dal posto di lavoro. Il maggio del 2011 fu segnato da un momento cruciale per la protesta contro il divieto di guidare, quando l’attivista per i diritti delle donne Manal al-Sharif venne arrestata dopo aver caricato su YouTube un video in cui guidava. Rimase in prigione per più di una settimana, diventando così un’eroina sia per le donne saudite che mediorientali. Nel giugno del 2011 [en], in tutto il Regno, molte altre donne saudite seguirono l’esempio di Manal al-Sharif e presero parte alla campagna ”Women2Drive” [en] sfidando il divieto e guidando per le strade.

Di fatto, il divieto di guidare per le donne non è contenuto in nessuna delle leggi ufficiali del Regno. Inoltre il capo della polizia religiosa dell’Arabia Saudita ha affermato [en] che

“Non esiste nella Shari’a islamica un testo che proibisca alle donne di guidare”

sottolineando che, da quando è stato nominato capo della Commissione per la Prevenzione del Vizio e la Promozione della Virtù, la polizia religiosa non ha né impedito né perseguito le donne che si sono messe al volante. Il divieto quindi, si basa interamente sui costumi conservatori del Paese.

La mobilitazione per sovvertire l’opprimente divieto è sempre più in aumento e le ardite azioni di disobbedienza civile si sono moltiplicate. Oltre alle posizioni [en] prese coraggiosamente dai media sauditi tradizionali, la campagna del 26 ottobre ha ricevuto un incredibile sostegno anche da parte di molte figure pubbliche di spicco del Paese. La famosa Madeha Al-Ajroush, che guidò sia nel 1990 che nel giugno del 2011, ha affermato:

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Utilizzando l’hashtag di Twitter #أنا_رجل_مؤيد [Sono un sostenitore], anche gli uomini hanno iniziato a manifestare pubblicamente il loro sostegno alla causa:

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Il cartello mostrato dall’uomo recita:

Sono stanco di fare da autista alle mie sei sorelle.

Come ha detto Manal al-Sharif [en] quando ha ricevuto il premio per la “dissidenza creativa” al Forum di Oslo per la Libertà: “La pioggia inizia con una sola goccia.” Al momento sembra che i cieli dell’Arabia Saudita siano coperti di nuvole.

scritto daRayna St., tradotto da Federica PacchiarottiGlobalVoicesonline.org

ed ecco la parodia che appoggia la protesta delle donne saudite che sta spopolando in rete

 

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