Tav, ecco i politici che ci guadagnano sopra

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28/09/2013 Luca Michetti

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Nell’indagine sulla Tav aperta dalla procura di Firenze, che ha portato in carcere Maria Rita Lorenzetti del Pd, spuntano “amici” di Massimo D’Alema, Marcello Dell’Utri, Angelino Alfano, Anna Finocchiaro e Gianni Letta. “Larghe intese” unite per spartirsi tutto il bottino dell’alta velocità. L’intreccio politico è stato svelato da una inchiesta del settimanale “l’Espresso“, pubblicata nel numero in edicola da ieri.

“Negli ambienti giudiziari – rivela “L’Espresso” – la chiamano ‘larga intesa degli affari’ e accomuna, di fatto, esponenti politici di destra e di sinistra. Tutti insieme appassionatamente, in un gioco abilissimo e sotterraneo di nomi e prestanome: si palesano solo i volti di professionisti e tecnici, ma le loro ombre celano segretari di partito, ministri, presidenti di gruppi parlamentari, capi correnti, deputati e senatori. I pupari. E le marionette. Per muovere affari di milioni, velocizzare pratiche di appalti pubblici, approvare decreti per favorire imprese amiche, cambiare componenti di commissioni di vigilanza e authority. Di fatto, svuotare le istituzioni e piegare le regole democratiche in uno spoil system che genera un sistema viziato”.

In questa grande coalizione, come annunciato in apertura di articolo, troviamo personaggi che si presentano come uomini di fiducia e consulenti di esponenti politici. Amici di Massimo D’Alema e Marcello Dell’Utri, Anna Finocchiaro e Angelino Alfano.

Al centro di questa fitta rete di imbrogli c’è un geologo siciliano del Pd, Walter Bellomo, arrestato dai carabinieri del Ros di Firenze. Bellomo, che in passato ha fatto parte del Pci e nel 1996 è stato segretario del Pds a Palermo, aveva tentato recentemente, attraverso esponenti di vertice del Pd, di entrare a far parte della giunta del governatore siciliano Rosario Crocetta. Attualmente, il geologo era componente della commissione “Valutazione impatto ambientale” del ministero dell’Ambiente, un ruolo fondamentale per varare qualunque opera e che per gli inquirenti gli garantiva una posizione strategica: quella di facilitatore di appalti.

L’inchiesta de “l’Espresso” svela anche come nel luglio 2012, l’allora presidente di “Italferr”, Maria Rita Lorenzetti, era ansiosa a causa del taglio dei posti dei cda nelle società parastatali.
Una persona definita “molto vicina a Renato Schifani” (all’epoca presidente del Senato) avrebbe avvertito della manovra del governo la Lorenzetti, che con una laurea in filosofia sedeva stranamente al vertice di una società che gestisce appalti. La politica del Pd, quindi, chiamò subito il consigliere politico della senatrice Finocchiaro, al quale espose “il pericolo” a cui andava incontro: il taglio di manager nella pubblica amministrazione.

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