Spaghetti, mafia-man, carcamano: all’estero i negri siamo noi

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28/07/2013 Redazione YOUng

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Non chiamiamoli clandestini, è un termine che porta sempre con sé qualcosa di negativo, un carico di pregiudizio. Clandestino è una persona che si deve nascondere, che è pericolosa: usare questo termine significa bollare le persone che arrivano in Italia prima di sapere chi sono…. Usare la parola clandestino significa contribuire ad alimentare la paura, l’ansia e avvelenare il pozzo poco a poco

E dire che proprio noi italiani dovremmo saperlo per aver vissuto gli stessi pregiudizi sulla nostra pelle. O meglio: l’hanno vissuta i milioni di migranti che negli ultimi 150 anni hanno lasciato l’Italia in cerca di fortuna. E un po’ capita anche a noi, quando andiamo all’estero e siamo subito etichettati come “spaghetti”, o peggio…
Purtroppo, però, il nostro Paese ha la memoria corta. Così ho pensato di rinfrescarla con una ricerca su tutti gli spregiativi, i nomignoli gergali, con cui gli italiani erano e sono tuttora designati all’estero.

Do subito una notizia: gli spregiativi usati nel mondo verso noi italiani sono 52, diffusi in 17 nazioni del mondo. Pochi? Tanti? Non è neppure detto che l’elenco sia completo: anzi, se ne conoscete altri, fatecelo sapere nei commenti!
Sarebbe interessante, per avere un peso del pregiudizio anti-italiano, confrontarlo al numero di epiteti rivolti ai popoli di altre nazioni.

La mia impressione, però, è che se non siamo i più bersagliati del mondo, probabilmente siamo nella “top 5”,  insieme agli africani, ai Rom, agli ebrei e ai cinesi. Tutti popoli con grande emigrazione, guardacaso. Basti pensare che oggi gli oriundi italiani nel mondo sono oltre 74 milioni: più dell’attuale popolazione italiana.

Emigranti italiani arrivano alla stazione di Wolfsburg (Germania) in cerca di lavoro.

Ma quali sono questi termini? Per studiarli meglio, li ho classificati per tipologia: li ho radunati per significato, a seconda del bersaglio del disprezzo, dalle abitudini alimentari al modo di parlare. Eccoli:

Alimentazione (16)

Termine  Significato  Diffusione
 Maccaronì  mangia pasta  Belgio
 Pastar  idem  Croazia
 Polentone  mangia polenta  Germania
 Spaghettifresser  mangia pasta  Germania/Svizzera
 Garlics  mangia-aglio  Gran Bretagna
Makaronu kabinti  Appendi-maccheroni
(= bugiardo)
 Lituania
 Makaroniarz  Mangia-pasta  Polonia
 Salamettischellede  affetta salame  Svizzera
Bolanderschlugger  inghiotti-polenta  Svizzera tedesca
 Maiser  uomo del mais, polentone  Svizzera tedesca
 Maisdiiger  Tigre di granoturco  Svizzera tedesca
 Spaghetti   Mangia-pasta  Tutto il mondo
 Pizza  mangia pizza  Tutto il mondo
Maccheroni, macaroni, macarrone  mangia pasta  Tutto il mondo
 Mozzarellanigger  negri mangia mozzarella (o bianchi come la mozzarella)  Usa
 Chianti  ubriacone  Usa

Nomi propri (6)

Termine  Significato  Diffusione
 Bacicha  Nome di un personaggio da barzelletta: divertente, ingenuo, furbetto  Argentina
 Tano  Gaetano; napoletano  Argentina, Uruguay
 Gino/Gina  Dal nome proprio  Canada
Alfonso   Dal nome proprio; significa anche “bugiardo”  Lituania
Guido/Guidette  Dal nome proprio  Usa
Tony Dal nome proprio  Usa

Modo di parlare (11)

Termine  Significato  Diffusione
 papolitano  Storpiatura spregiativa di “napolitano”, napotelano  Argentina
 Sentas  Dall’abitudine di rivolgersi al prossimo con l’espressione “senta”,  percepita come uno sgradito imperativo  Austria
 Digic  Storpiatura spregiativa dal verbo “dire”  Croazia
 Zabar  Da zaba, rana: la pronuncia degli italiani del settentrione è accostata ai suoni emessi dalle rane  Croazia
Rital Franco-italien (presa in giro sulla difficoltà a pronunciare la “r” francese)  Francia
Tschinggali/ cincali/tschingge  trascrizione del suono cinq!, Usato nel gioco della morra diffusissima tra gli Italiani; può essere anche una storpiatura di “zingari” (= giramondo, disonesti, sporchi)  Svizzera
Minghiaweisch Da “minchia, weisch (=capisci)?”  Svizzera tedesca
Digó  Storpiatura spregiativa dal verbo “dire”  Ungheria
Goombah Da “cumpà”: compare, amico  Usa
Paisà  Paesano  Usa
Wop dal napoletano guappo, bullo, prepotente, camorrista; acronimo di “without papers/passport”, persone senza documenti  Usa

Comportamenti (5)

Termine  Significato  Diffusione
 carcamano  Venditore che calca la mano sul peso della bilancia: disonesto, truffatore  Brasile
 crispy  Da grispi, ladro  Francia
 mafia-mann, mafiosi, mafioso  mafioso, criminale  Germania – Tutto il mondo
 messerhelden eroi del coltello, guappi  Svizzera
 D a g o  da “dagger”, coltello: criminale, attaccabrighe  Usa

Caratteristiche sociali-professionali (4)

Termine  Significato  Diffusione
katzelmacher  Fabbricacucchiai: stagnaro, artigiano di poco conto (ma anche fabbricagattini» forse perché gli emigrati figliavano come gatti)  Austria e Germania
 Gringo Contadino discendente di italiani  Brasile
colono burro  contadino asino: povero, ignorante, rozzo  Brasile
Zydrooneschittler scrolla-limoni  Germania

Caratteristiche fisiche (1)

Termine  Significato  Diffusione
 greaseball  palla di grasso o testa unta (per lo sporco)  Usa

Origini etniche (4)

Termine  Significato  Diffusione
 ithaker  giramondo senza patria, vagabondi come Ulisse (gioco di parole tra Italia e Itaca)  Germania
 Italiashka  Italianaccio (spregiativo)  Russia
 guinea  Africani: dalla falsa credenza che gli italiani siano in parte africani a caUsa della carnagione scura presente in alcuni di essi. È diminutivo di Guinea Negro Usa (soprattutto Louisiana, Alabama, Georgia)
 Shitalian  Contrazione di s h i t + italian, ovvero “italiano di merda”  Usa, Gran Bretagna

Spregiativi animali (5)

Termine  Significato  Diffusione
 Wog  parassita  Australia
 Ding  dingo, cane selvatico  Australia
 Babis  Rospi  Francia
orso  “orsanti”, i mendicanti-circensi che giravano l’Europa partendo soprattutto dall’Appennino parmense con cammelli, scimmie e orsi ammaestrati  Francia
 bat  Pipistrello (mezzo bianco e mezzo negro)  Usa

Queste tabelle ispirano varie considerazioni. Innanzitutto: c’è una nazione più razzista di altre nei nostri confronti, almeno dal punto di vista verbale?
La risposta è sì: il 25% dei soprannomi sono prodotti negli Usa, seguiti da Svizzera (12%), Germania (9%), Francia (8%), Brasile (6%).
Il dato è sorprendente: se il disprezzo è sintomo di paura (come spiegherò più avanti), in realtà le nazioni più legittimate ad aver paura di noi dovrebbero essere non tanto quelle col maggior numero assoluto di immigrati italiani (Brasile, Argentina, Usa, Francia), quanto quelle in cui gli immigrati italiani sono una “minaccia”, ovvero una percentuale elevata rispetto alla popolazione totale: Argentina, Uruguay, Brasile (vedi tabelle comparative qui sotto).


Nella torta a sinistra (mia elaborazione), la provenienza degli spregiativi anti italiani; nella tabella, i dati sulla presenza italiana nel mondo (fonte: Wikipedia).

Invece, così non è. Ma, come in tutti i fenomeni complessi, le cause dell’elevato numero di epiteti ingiuriosi possono essere molte, compresa la ricchezza e la vivacità linguistica. Del resto, gli Usa sono una terra di grande immigrazione, come la Germania e la Francia. Sarebbe interessante confrontare i soprannomi degli italiani con quelli di altri popoli, se mai qualcuno si è preso la briga di fare un censimento del genere.


Vignette anti italiane pubblicate sul giornale “The Mascot” di New Orleans nel 1888.

In ogni caso, lo scenario dei nomignoli con cui siamo qualificati si presta ad altre considerazioni. Innanzitutto, salta all’occhio che all’estero siamo identificati (o meglio, additati) soprattutto per la nostra dieta (30%), seguita dal modo di parlare (pronuncia e nomi personali danno un 32%) e dal comportamento (10%), visto come violento, disonesto e criminale. Vedi il grafico da me elaborato qui sotto:

Perché avviene questo? Probabilmente perché la dieta, i cibi che mangiamo sono un elemento che ci caratterizza molto e ci distingue dagli altri. Del resto, molti termini razzisti si basano proprio sugli alimenti: i tedeschi sono qualificati come “mangia patate”, i cinesi come “mangia riso”, e così via.


Spaghetti cinesi con frutti di mare: per caratterizzare l’italianità, il prodotto è stato chiamato “Ma’fia”.

Quanto al modo di parlare, ogni cultura giudica le altre come ridicole e inferiori solo perché diverse: già più di duemila anni fa i Greci e i Romani chiamavano “barbari” gli stranieri, proprio perché consideravano la loro lingua simile a un balbettio senza senso (bar bar). La stessa considerazione che facciamo quando chiamiamo uno straniero “mau mau” o “vu’ cumprà“…

Ma al di là dei modi con cui gli italiani sono etichettati, c’è un comune meccanismo di fondo, semplice e perverso, con cui tutti questi spregiativi etnici agiscono: qualificano tutti gli italiani come rozzi, incivili, anormali. In una parola, intrinsecamente e geneticamente inferiori, senza possibilità di riscatto. E quindi, inesorabilmente destinati all’emarginazione e al disprezzo.
Il motivo? Sempre lo stesso: il popolo “diverso”, l’invasore, fa doppiamente paura. Perché può sottrarre ricchezze, lavoro, partner sessuali a chi vive da tempo in un determinato luogo. E perché con la sua cultura differente rischia di mettere in crisi abitudini, modi di pensare, valori che si pensano immutabili e assoluti, quando invece in realtà non lo sono.
E’ il processo della stigmatizzazione che ha messo acutamente in luce il sociologo Ervin Goffman, e avviene in 4 fasi:
1) identificare le differenze (biologiche, psicologiche, sociali o di altro tipo) che possono essere utilizzate per discriminare gli individui;
2) attribuire giudizi negativi a queste categorie artificiali;
3) distinguere tra stigmatizzati (= criticati) e non-stigmatizzati (i “normali”, i “buoni”).
4) emarginare l’individuo stigmatizzato perché “brutto, sporco e cattivo”.



Mappa degli stereotipi (di Google blogoscoped): non tutti sono negativi, ma tutti sono riduttivi.

Ecco perché ci sentiamo così male quando siamo qualificati come spaghetti o carcamano: perché non sono solo parole, ma azioni. Siamo visti e giudicati solo attraverso un dettaglio misero e abbagliante, che offusca la ricchezza e i valori della nostra identità e ci condanna al disprezzo e a una vita ai margini. Ecco perché dobbiamo stare attenti alle parole.

Di vito tartamella Blog Focus.it

L'AUTORE
La redazione di YOUng
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