L’inquinamento del Nord è il primo “alleato” del Coronavirus?

Marzo 19, 2020
Germano Milite
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Come mai nella Pianura Padana ci sono così tanti ammalati di Coronavirus? Come mai il contagio si è diffuso così rapidamente e sta mietendo tante vittime?

Uno studio condotto da Università di Bologna, Università di Bari e Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), sembra dimostrare in maniera abbastanza chiara la diretta connessione tra il coronavirus ed un certo tipo di particolato diffuso nell’aria, che farebbe proprio da “taxi” per il virus.

E quindi, più è inquinata un’area, più la malattia si diffonde rapidamente e con complicazioni respiratorie serie. Quindi il virus non si diffonde nell’aria pura? Certo che si diffonde e, ovviamente, in quei contesti valgono le regole di prevenzione ripetute fino allo sfinimento, ma il punto è che (a quanto pare), senza determinate particelle di particolato il virus non riesce a coprire certe distanze e quindi si diffonde molto meno e più lentamente.

A questi aspetti, si unisce poi la probabilmente scriteriata gestione iniziale da parte della sanità lombarda e bergamasca in particolare, che hanno sottovalutato l’epidemia troppo a lungo e non sono state capaci di arginarla in tempo, quando i sindaci dei comuni più colpiti già chiedevano interventi urgenti.

Del resto, il dott. Massimo Galli, l’infettivologo che qualcuno provocatoriamente accusa di stare più in tv che in corsia, qualche settimana fa sminuiva la possibilità di un epidemia, dicendosi convinto che la diffisione del virus sarebbe stata molto limitata al nord. Lo troviamo in effetti un po’ su tutti i giornali e tutte le tv, questo medico così amante della visibilità mediatica che, fino ad ora, ne azzeccate ben poche, senza mai scusarsi per propri madornali errori di valutazione.

Del resto Galli viene da quello stesso Ospedale Sacco dal quale, la direttrice responsabile del laboratorio di Macrobiologia Clinica, Maria Rita Gismondo, lo scorso 23 febbraio dichiarava:”A me sembra una follia, si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale. Non è così”.

A Bergamo, per non fermare le attività produttive, non hanno bloccato ed isolato le zone rosse per troppo tempo. Ora combattono una vera e propria guerra quotidiana, con decine di morti al giorno e camion militari a dover trasportare la salme altrove, perché nel cimitero non c’è più spazio ed il forno crematorio è strapieno di lavoro. Una cinquantina di medici ed infermieri già contagiati, alcuni di loro deceduti.

La locomotiva d’italia intossicata dal suo inquinamento e dalla scarsa lungimiranza delle sua strutture e dei suoi responsabili sanitari, forse troppo sicuri dei propri mezzi e delle proprie competenze.

Al Sud, intanto, per fortuna la diffusione del Coronavirus sembra molto più lenta e “spezzettata”, con un rapporto migliore tra ricoverati in intensiva e deceduti.

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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