Quanto è importante avere un piano B nella vita di tutti i giorni?

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24/07/2019 Attilio De Alberi

Solitamente cresciamo con un forte attaccamento ad un Piano A, ossia ad un’idea di come le nostre vite procederanno e di come dobbiamo muoverci per raggiungere l’insieme di obiettivi ben definiti che ci siamo prefissati. Per esempio, decidiamo di prendere una laurea in diritto, per poi cambiare città e quindi sposarci e creare una famiglia. Oppure decidiamo di prendere una laurea in medicina, trasferirci all’estero, e specializzarci nel ramo che più c’interessa, magari con la speranza di andare in pensione a 50 anni. Ma poi, ad un certo livello, scopriamo che la vita stessa ha messo in azione altri piani. Per esempio, un improvviso incidente ci causa una ferita e ciò blocca per sempre una carriera desiderata. Scopriamo un’infedeltà, o facciamo un piccolo ma significativo errore che cambia la visione di noi stessi che hanno persone cruciali nella nostra esistenza. E così dobbiamo prontamente cambiare il Piano A.

Le conseguenze di tutto questo possono essere devastanti; in preda ad uno stato di terrore ci chiediamo come le cose abbiano potuto evolversi in una certa maniera. Ed è proprio a questo punto che, secondo The School of Life, il centro inglese di studi psicologici e filosofici, dobbiamo introdurre e sviluppare un Piano B per la nostra vita.

Il primo elemento include la considerazione che la necessità di congegnare un Piano B non è una condanna, bensì una via d’uscita esistenziale. Questo parte dal riconoscimento che non sempre il Piano A può funzionare perfettamente fino in fondo. Qualcosa di scioccante ed inaspettato può sempre avvenire, non solo a noi stessi, ma a qualsiasi essere vivente. In altre parole, dobbiamo accettare la nostra potenziale fragilità.

Il secondo elemento consiste nel riconoscere che, nonostante momentanei periodi di confusione, noi siamo pienamente in grado di portare avanti un Piano B. Il motivo per cui crediamo di non poterlo fare è che i bambini non possono farlo così facilmente – e l’infanzia è la fase dalla quale tutti proveniamo e che continua ad influenzarci in modi che abbiamo difficoltà a riconoscere. Quando le cose non vanno bene per un bambino, questo non può far molto per reagire: deve rimanere nella stessa scuola, non può divorziare dai propri genitori, non può cambiare città o paese, o cambiare lavoro. In pratica è bloccato. Ma gli adulti non sono affatto così: un fatto che dobbiamo continuare a tenere in mente. Noi adulti abbiamo enormi capacità di agire e di adattarci. Una porta può chiudersi, ma molte altre rimangono aperte e possiamo esplorare la chance di oltrepassarle. Non esiste una sola via nelle nostre esistenze, anche se tendiamo a rimanere ferventemente avvinghiati ad un’idea di come le cose dovrebbero e devono procedere.

In realtà, apparteniamo ad una specie molto adattevole. Forse dovremo lasciare la nostra città per sempre. Forse dobbiamo rinunciare ad un’occupazione che abbiamo coltivato per anni. Forse dobbiamo separarci da una persona nella quale abbiamo riposto tanta fiducia per molto tempo. Tutto questo può farci sentire disperati, fin quando non scopriamo la latente capacità di mettere in azione un Piano B. Tutto può cambiare perché non esiste una sceneggiatura della nostra vita fin dalla nascita, né deve esisterne solo una mentre procediamo nella vita.

Può esserci di aiuto, mentre esploriamo il Piano B, familiarizzarci con le vite di molti altri che hanno dovuto rinunciare al Piano A, ma sono stati in grado di ricominciare la loro vita: quelli che credevano di rimanere sposati con la stessa persona per sempre, ma poi hanno dovuto rinunciarci, riuscendo comunque ad andare avanti, o quelli che erano noti per una certa attività, ma poi hanno dovuto cambiarla e ricominciare da capo. Tra queste persone potremmo trovarne molte che ammettono, sinceramente, come il Piano B si sia dimostrato superiore al Piano A, pur avendo dovuto lavorarci duramente sopra.

E’ cruciale essere consapevoli del fatto che non abbiamo dei Piani B belli pronti immediatamente. Dovremmo semplicemente mantenere la fiducia che prima o dopo li avremo a disposizione. Dovremmo semplicemente rifletterci, pronti ad affrontare tutte le potenziali, conseguenti frustrazioni del caso. Dovremmo rimanere in uno stato di fiducia nella possibilità che, qualora l’universo ce lo imponesse, noi sapremo comunque trovare un sentiero molto differente lungo il quale procedere.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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