Molestie sessuali: cosa c’è dietro

Per leggere questo articolo ti servono: 9 minuti
CONDIVIDI
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
06/03/2018 Attilio De Alberi 2234

Grazie al noto caso Weinstein – sul quale il commediografo David Mamet ha appena completato una versione teatrale – si è aperto un vero e proprio vaso di Pandora. Non solo si sono moltiplicate le accuse di molestie sessuali nel mondo del cinema, da tempo noto per le sue “couch interviews” – colloqui di lavoro laddove attrici varie venivano prese in un film grazie a favori sessuali offerti a produttori e registi – ma si è sviluppato l’ormai noto movimento #metoo, al quale si è aggiunto l’altro hashtag #balancetonporc (‘denuncia il tuo porco’) laddove molte donne comuni, dagli USA alla Cina, passando per l’Europa, hanno trovato il coraggio di denunciare questo tipo di molestie in svariati campi del lavoro e della vita pubblica.

Le ultime sfere ad essere investite da questo scandalo a catena, nella lunga lista, sono state quella della moda, e, fatto ancora più sorprendente, organizzazioni internazionali umanitarie come l’Oxfam, la Croce Rossa e Plan International, per una serie comprovata di abusi sessuali. E nel frattempo, sorpresa, sorpresa, il presidente Donald Trump è stato a sua volta accusato da un nutrito numero di donne di averle molestate in una maniera o nell’altra. Sempre a proposito di presidenti, Monica Lewinsky, la giovane stagista alla Casa Bianca, ora 44nne, i cui rapporti con Bill Clinton furono sull’orlo di costargli un impeachment, sempre sulla scia del movimento #metoo, in un’intervista, ha appena descritto quell’episodio come un “abuso di potere”.

Non c’è da sorprendersi se al tempo stesso sono piovute un certo numero di critiche nei confronti di questo fenomeno di rivolta da parte delle donne. Soprattutto quelle nel campo cinematografiche sono state descritte come complici consapevoli di un meccanismo assodato e tradizionalmente accettato. Quasi come se avessero acconsentito volentieri a un semplice scambio seppure di natura subdolamente ricattatoria.

Poi a un certo punto, nel corso della diatriba che ormai dura da mesi, e che non è destinata ad assopirsi, è uscita la provocatoria lettera aperta a Le Monde, firmata da un gruppo di intellettuali ed artiste, tra cui la celebre icona Catherine Deneuve, in cui si difendela libertà d’importunare, indispensabile alla libertà sessuale”. Si è parlato di rischio caccia alle streghe e di “odio verso gli uomini e la sessualità”. Questa uscita ha comprensibilmente generato tutta una serie di polemiche, mentre il nostro celebrato Riccardo Scamarcio se n’è uscito con una difesa della Deneuve & Co. su Vanity Fair, dichiarando: “Bisogna distinguere tra lo stile di una persona e i reati. Poi c’è un aspetto trascurato, che il cinema è basato sulla seduzione e sull’erotismo tra le persone”. Questo in ovvia contrapposizione a Dissenso comune, la lettera aperta contro gli abusi di potere firmata dalle donne di cinema italiane sulla scia delle colleghe hollywoodiane.

Sempre da Hollywood, su iniziativa di un certo numero di celebrità, il 1° gennaio di quest’anno è stata creata l’organizzazione Time’s Up, dedicata alla difesa legale delle vittime di molestie sessuali, con un fondo di ben 34 milioni di dollari. Si crede che questa sia una risposta ad una lettera di solidarietà alle donne di Hollywood, apparsa a novembre scorso su Time e scritta dall’Alianza Nacional de Campesinas, in cui si descrivevano vicende di abuso e molestie subite da donne contadine, a nome delle circa 700.000 lavoratrici campestri negli USA.

Intanto, recentemente, quasi come risposta approfondita all’iniziativa della Deneuve & Co., Michel Bozon, responsabile per la ricerca presso l’Istituto Nazionale per gli Studi Demografici, ed autore di Pratique de l’amour. Plaisir et inquietude (Payot, 2016) su Le Monde Diplomatique ha scritto una lunga analisi dal titolo “La sessualità cambia, il sessismo resta”, nella quale si fa notare che i progressi fatti negli ultimi decenni per ciò che riguarda la libertà sessuale, soprattutto tra le donne, non toglie il fatto che sia rimasto uno squilibrio nei rapporti di potere tra uomini e donne, laddove gli episodi di violenza sessuale altro non sono che una reiterazione di tale squilibrio, se non addirittura una reazione maschile alle nuove acquisite libertà (per chi vuole leggere quest’analisi in italiano, può trovarla in Le Monde Diplomatique – Il Manifesto).

Parla a YOUng di questo delicato soggetto Cinzia Sciuto, blogger (il suo blog: www.animabella.it) e giornalista. La sua tesi di fondo è che permane un’asimmetria di potere nei rapporti tra i sessi, ed è questa la chiave con cui interpretare le denunce di molestie venute alla luce recentemente.

molestie-sessuali-weinstein

L’INTERVISTA:

Qual è stata la tua prima reazione al caso Weinstein?

Le mie reazioni sono state due: la prima “Finalmente!”, la seconda “Abbiamo scoperto l’acqua calda”. O, se vogliamo una reazione sola: “Abbiamo finalmente scoperto l’acqua calda!”.

In che senso?

Tutti i fenomeni che ben conosciamo, “l’acqua calda” appunto, finché non se ne parla è come se non esistessero. Ossia, vengono dati per scontati, come se rappresentassero l’ordine naturale delle cose. Ma ora si scopre che “il re è nudo”: il re può andare in giro nudo quanto vuole, ma finché nessuno lo fa notare, è come se non lo fosse.

Si è fatto notare che tutte le donne vittime di questo scandalo erano in qualche maniera tacitamente consapevoli di un sistema assai comune a Hollywood.

Anche se fosse, il problema non è di sessualità (e dunque se quel preciso atto sessuale sia stato consensuale o no), ma di sistema di potere. Personalmente, non m’interessano i dettagli di queste vicende, bensì che venga smascherato un sistema nel quale gli uomini pensano di potersi permettere anche solo di avanzare delle richieste, che invece non dovrebbero più permettersi di fare.

Nel tuo blog parli di asimmetria di potere fra uomini e donne.

Infatti non parlo delle singole relazioni, ma di un contesto sociale e culturale tale per cui gli uomini pensano di poter assumere atteggiamenti, che invece non dovrebbero neanche pensare di potersi permettere.

Sembra che in questo contesto asimmetrico molte donne continuino a giocare lo stesso ruolo di sempre, ossia non si ribellano. Forse perché, a livello subconscio, si sentono inferiori?

Come tutti i soggetti che vivono in uno stato di subordinazione, di sottomissione, le donne hanno sempre dovuto trovare delle strategie di sopravvivenza. Alcune si rifiutano di stare a questo gioco, altre decidono di giocare lo stesso, anche se le regole sono fissate da altri. Personalmente, non mi interessa di mettermi a dare un giudizio morale a nessuna.

Perché?

Ciascuno, nel contesto in cui opera, fa le sue scelte per sopravvivere. Faccio un’analogia: se io e un’altra donna dobbiamo attraversare un bosco sapendo che c’è un lupo, la mia compagna ed io possiamo prendere decisioni diverse. Io posso decidere di attraversarlo, nonostante il pericolo, mentre la mia compagna può decidere di scegliere un’altra strada. Entrambe sono scelte legittime che dipendono da svariati fattori e che non vanno giudicate. Quello che pretendo, da tutti e da tutte, è che si riconosca che il problema non è la strategia che io o la mia compagna decidiamo, ma il fatto che nel bosco c’è un lupo.

Quindi è ben chiaro: esiste un’asimmetria di potere alla quale certe donne si adattano ed alla quale altre si ribellano.

Sì, ma precisiamo anche che si tratta di un’asimmetria di potere che ci portiamo avanti da secoli, e che quindi determina in maniera molto pesante la considerazione che i soggetti hanno di sé stessi.

Stai dicendo che è un’asimmetria non facile da sradicare.

Non lo è: non si può pretendere che, senza un processo, senza un’elaborazione che può durare anche molte generazioni, i soggetti che hanno subito, e che magari continuano a subire, un certo tipo di meccanismi siano in grado di punto in bianco di rifiutarli. Se sono stata molto tempo in una caverna, mi ci vuole un po’ di tempo per abituarmi alla luce.

Nel recente film “The Post” si vede il personaggio interpretato da Meryl Streep, circondata da uomini che le danno consigli, ma che poi giunge ad una sua decisione autonoma circa certe decisioni cruciali per il futuro del suo giornale. La storia si svolge più di 40 anni fa. Da allora non poche donne sono “uscite dalla caverna” e si sono affermate.

Beh, non è un caso che il caso Weinstein sia scoppiato a Hollywood, un contesto nel quale non poche donne si sono affermate e hanno una posizione decisamente privilegiata, molto diversa, magari, rispetto a quella delle casalinghe sfruttate nei quartieri poveri delle metropoli. Al tempo stesso, il fatto che lo scandalo sia scoppiato proprio nel contesto di Hollywood ci dice qualcosa.

Cosa?

Lo trovo ancora più significativo perché dimostra come questa le relazioni di asimmetria di potere pervadano tutte le classi sociali. L’esempio che tu porti, quello dell’editrice del Washington Post, ma ovviamente se ne possono fare tantissimi, a cominciare da quello di Angela Merkel, ci dice che ormai è scontato come le donne possano arrivare a posizioni di potere. Questo però dimostra, banalmente, che ci sono state certamente delle conquiste importanti da parte delle donne, ma anche che non sono state sufficienti, anche in senso meramente numerico. Ma il problema non è soltanto di semplici quote, bensì nelle strutture che stanno dietro. Dopo tutto, anche le condizioni dei lavoratori sono migliorate nel tempo, ma rimangono disuguaglianze e sfruttamento.

Stai dicendo che c’è ancora molto da fare…

Assolutamente, soprattutto a livello culturale. Il fatto che un certo numero di donne sia arrivato nei posti di potere ha fatto illudere molti che il problema dell’asimmetria fosse stato risolto, mentre invece la nascita di questo movimento sulla scia del caso Weinstein dimostra il contrario.

Parli di un lavoro a livello culturale, e quindi questo implica un intervento nel campo educativo. Tu come ti poni su questi temi nei confronti dei tuoi due figli, una femmina ed un maschio?

È proprio dai bambini che bisogna iniziare questo percorso di cambiamento culturale. L’educazione alla parità ed al rispetto del prossimo inizia evitando di associare i bambini, fin da piccoli, a specifiche categorie e a certi valori. Questo non vuol dire che i bambini e le bambine non possano avere desideri, gusti o bisogni diversi.

Iscriviti alla Newsletter!

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti.

Il meccano e le bambole, per esempio?

Per esempio, ma il problema è un altro. Bisognerebbe evitare battute come: “Non piangere, quella è una cosa da femmine”, rivolta a un bambino, o “Non comportati da maschiaccio”, rivolta ad una bambina. Si tratta di frasi che spesso gli adulti buttano lì, senza troppo pensarci e che, invece, fa crescere un bambino nella convinzione che esprimere le proprie emozioni sia negativo e una bambina che essere vivaci o magari semplicemente arrabbiarsi e dire no non sia la cosa giusta da fare. Le bambine sono spesso invitate ad essere gentili o docili e basta.

Qualche altro esempio?

Gli adulti dovrebbero evitare di costringere i bambini, maschi e femmine, ad abbracciarli, o a dare loro un bacio. Se vogliono farlo bene, sennò è meglio lasciarli in pace rispettando il loro desiderio e la loro autonomia. Aggiungerei, in questo contesto, l’importanza di educare i bambini e le bambine a dire “No” e a rispettare il “No” degli altri.

E nella scuola?

Iniziamo con l’eliminare le discriminazioni di genere nei manuali scolastici, laddove si trovano stereotipi come: “Mentre il papà è al lavoro e la mamma lava e stira…”. Oltre a essere fortemente diseducativi, questi stereotipi spesso non corrispondono nemmeno più alla realtà che i bambini vivono, realtà che per fortuna è cambiata.

Cosa ne pensi della lettera aperta scritta dalla Deneuve insieme ad altri, per cui il movimento #metoo potrebbe portare a sessuofobia e ad un nuovo puritanesimo?

Fra le tante donne che denunciano le molestie può anche essercene qualcheduna puritana e sessuofobica, e aggiungerei che ha il diritto ad esserlo, ma la ragion d’essere del movimento non ha nulla a che fare con la sessuofobia, bensì con la libertà e l’autodeterminazione delle donne.

Dici che questa uscita sulla sessuofobia può avere delle conseguenze negative?

Dico solo questo: proprio ora che, grazie a questo movimento, finalmente si scopre che “il re è nudo”, uscite del genere, volte a sottolineare l’eventuale rischio di sessuofobia e puritanesimo, non aiutano certo la causa.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

Lascia un commento

SCONTI IN EVIDENZA
35€ di sconto su Kidshop.it
30 disponibili
30 giorni
- 35 €
Corso Trucco Permanente
100 disponibili
30 giorni
- 300€
50€ di sconto presso Hotel Rio di Rimini
50 disponibili
30 giorni
-50 €
Tour Penisola Sorrentina e Positano
100 disponibili
30 giorni
-35 €
15 € di sconto su Hidrobrico.it
50 disponibili
30 giorni
-15 €
50 € di sconto sulle e-bike Italmoto
47 disponibili
30 giorni
- 50 €
30 € di sconto ulteriore sugli Hoverboard Skateup
139 disponibili
30 giorni
- 30€
PARTNER
SOSTIENI IL PROGETTO!
Sostienici
Quanto vale per te l’informazione indipendente e di qualità?

Ti bastano appena 5 euro per sostenerci ed avere in cambio 12 euro di sconti sul nostro store!

SOSTIENICI