Centri scommesse, intervista ad una ex titolare: “Ecco le falle del sistema”

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08/03/2018 Davide Gambardella 9691

Sembrano ormai sparite dal dibattito politico. Eppure, fino a qualche tempo fa, parole come “gioco d’azzardo”, “centri scommesse” e “sale slot” erano sempre ricorrenti nei dibattiti sui media mainstream. E adesso? Che fine hanno fatto? “Probabilmente non se ne parla più tanto perché il problema è di difficile soluzione, lo Stato dovrebbe ridurre il numero di agenzie presenti sul territorio, ma i soldi in ballo sono tantissimi e senza il gioco si rischia di perdere miliardi di euro. A chi converrebbe prendere in mano una patata bollente del genere?”. Lavinia (nome di fantasia) è un’imprenditrice che ha tolto le tende dal Belpaese per godersi il suo posto al sole su un’isola delle Baleari. Lo ha fanno dopo esser stata per ben 17 anni nel settore dei centri scommesse e non ha alcuna intenzione di tornare indietro. Non credo che il sistema scommesse in Italia potrà mai cambiare. Ormai è un mercato creato solo per le grandi multinazionali, i piccoli imprenditori sono destinati a sparire in poco tempo.

Come mai ha scelto di non investire più nel settore dei centri scommesse?

Ho venduto l’attività a metà 2017 dopo 17 anni in questo settore, le cose sono sempre peggiorate a danno di noi operatori che, tra l’altro, agli occhi della gente siamo visti come dei rovina famiglie. Eppure noi siamo imprenditori regolari, che hanno partecipato ad un bando (il primo del 2000 tra l’altro sbagliato dall’allora Coni Servizi),  e che hanno pagato centinaia di migliaia di euro a fondo perduto per avere le licenze. Abbiamo lavorato con un contratto che i Monopoli non hanno mai rispettato. I giochi virtuali previsti nel rinnovo del 2006 sono partiti nel 2016, gli illegali hanno proliferato indisturbati in questi anni senza che i Monopoli abbiano mai mosso un dito per tutelarci…

Chi sono gli illegali di cui parla?

Quelli che operano senza licenza dei Monopoli, appoggiandosi a siti esteri e che quindi non pagano imposte. In Italia aprono come centri di trasmissione dati, anche se poi sono agenzie a tutti gli effetti con quote migliori dei centri con regolare licenza. Noi personalmente abbiamo, unitamente ad altri concessionari, scritto attraverso i nostri legali ai Monopoli, segnalando tutte le falle del sistema

Risultato?

Nulla è stato fatto. Anche se la polizia li chiudeva, il Giudice di turno dissequestrava tutto, forte di una sentenza vinta da Stanley perché le fu impedito di partecipare al bando del 2000. Quella sentenza è molto chiara, e garantisce solo a Stanley di poter operare senza licenza in attesa del nuovo bando. I giudici però la applicano a tutti gli illegali, in maniera inspiegabilmente estensiva

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Ma in questo modo vengono danneggiati quelli che invece le tasse le pagano…

Esatto. E, come se non bastasse, i Monopoli si sono anche inventati il condono per gli illegali. Una manovra per fare cassa. Ora discutono degli arretrati di imposta unica, ma sono tutte fesserie. I nostri contratti iniziali prevedevano l’esclusività di zona. Mai ottenuta. Gli illegali sono uno dei motivi per cui non si fa bando nuovo e si continua in proroga, dietro il pagamento di una cifra che permette di lavorare fino al 31 dicembre 2018

E poi cosa è successo?

Il contratto è scaduto dal 2016 e ad oggi non si sa quando e come si rinnoverà. E pensare che se noi pagavamo le imposte sulle scommesse in ritardo ci addebitavano sanzioni e interessi… Nel frattempo però lo Stato sta allargando la rete vendita condonando i centri abusivi che vogliono legalizzarsi dietro il pagamento di una cifra forfettaria. Si potrebbe parlare per ore di questo schifo…

Come funziona la tassazione nel settore dei centri scommesse?

Per le scommesse fino ad un paio di anni fa la tassazione era a monte sulla giocata (giocato 100, 5 allo stato) e in più si pagava un canone concessione che poteva arrivare al massimo ad un ulteriore 1% annuo. Oggi la tassazione è sulla resa finale, ergo giocato meno vincite ed ammonta al 18%. Le vincite sulle scommesse sportive sono interamente a carico del titolare della concessione, i monopoli non contribuiscono, ma prelevano dal concessionario le vincite non riscosse dai clienti”.

Quindi un sistema totalmente a vantaggio dello Stato. E per le slot, invece?

La tassazione sulle slot machine parte da un calcolo diverso: si prende il Coin in (soldi introdotti nella slot) si leva il 74% che è la percentuale che la slot deve restituire in vincita al giocatore, si leva il prelievo erariale che è il 19%, si leva lo 0,80 che va sempre ai Monopoli e  si leva un ulteriore 1% per la gestione della rete di collegamento delle slot, quello che rimane viene diviso in genere a metà tra il gestore slot e il gestore attività contenente le slot (bar, Agenzia ecc ecc)”. 

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Ancora una volta, a guadagnarci è solo lo Stato, quindi…

Ogni anno aumentano il Preu e abbassano la percentuale di vincita per il giocatore. Per poter avere le slot nel proprio locale, bisogna iscriversi al registro operatori apparecchi di intrattenimento alla modica cifra di 250,00 euro l’anno. Per le VLT il discorso è diverso, funzionano diversamente dalle slot, restituiscono in vincita tra 86/91% giocato e il prelievo è il 6% del giocato, si paga sempre lo 0,80 e 1% per la rete. A tutto ciò aggiungi che gli operatori del settore (titolari agenzie scommesse, agenzie ippiche, bar ecc.ecc) sono tenuti a pagare anche le tasse che gli vengono fuori dal bilancio proprio, quindi pagano due volte e anche più”.

Le slot sono definite “macchinette mangiasoldi”: sembrano costruite per far perdere i giocatori. Secondo lei è così?

Le slot non sono costruite per far perdere, però sicuramente danneggiano chi caratterialmente è debole e vede nelle macchinette il miraggio per fare soldi. Se queste persone si fermassero un momento a leggere il regolamento della macchinetta si renderebbero conto che non potrebbe mai generare un guadagno vero e proprio”.

Eppure sono dovunque: nei bar, nelle tabaccherie, davanti alle scuole

Lo Stato per fare soldi ha concesso un numero spropositato di queste macchinette: adesso è sotto pressione dei Comuni che si stanno battendo per la riduzione e addirittura l’eliminazione delle sale slot.  Una battaglia che non è certo semplice: i produttori di slot pagano una cifra annuale allo Stato per ogni slot presente sul mercato, hanno fatto investimenti enormi. Chi li rimborserebbe?

È possibile che alcune slot machine siano truccate? 

Possibile, certo, perché esistono ancora tante slot sparse per l’Italia non collegate ai Monopoli, quindi non controllate e sicuramente truccate e senza alcuna tutela per il giocatore. Ma nessuno le controlla”.

E come mai?

La domanda esatta è: chi dovrebbe controllare? I monopoli controllano solo le sale autorizzate da loro, la finanza idem, la polizia non ha mezzi né personale per farlo, soprattutto al sud. Ecco perché proliferano gli abusivi delle scommesse e delle slot”.

Parliamo dei soggetti ludopatici: ha mai avuto a che fare qualcuno di loro? Ricorda qualche aneddoto particolare?

Nel corso di questi anni ho incontrato diversi soggetti accaniti e malati di gioco e di aneddoti se ne potrebbero raccontare tantissimi, dalle mogli, mamme ma anche mariti che venivano nelle agenzie alla ricerca del familiare giocatore incallito che puntualmente si nascondeva nel bagno per non farsi vedere, al tipo che ti dava la lista della spesa per la moglie e ti chiedeva di fargli un conto approssimato per vedere quanto si poteva giocare, a quello al quale dovevi levargli il portafogli di mano x farlo smettere di giocare. Conta molto però che tipo di persona è il gestore dell’agenzia / sala slot, ne conosco tanti che addirittura prestano soldi ai giocatori per spingerli a giocare, questa è una cosa che con la nostra società non abbiamo mai fatto, come non abbiamo mai messo i pos per bancomat e carte di credito……ma noi siamo stati tra i pochi a livello nazionale a fare così”. 

Ecco perché spesso anche i minori giocano alle slot e sfuggono ai controlli. Nei centri scommesse non dovrebbero metterci piede, ma le macchinette sono ovunque… 

E’ un altro discorso dolente del settore giochi, il divieto di gioco ai minori è sempre esistito. Da noi non ha mai giocato un minore, nemmeno se c’erano i genitori vicino, ma la vera attività restrittiva al gioco per i minori è iniziata solo nel 2015/2016: da lì controlli, multe e chiusure delle agenzie, ma ovviamente solo in determinate zone d’Italia, nelle regioni meridionali i controlli non esistono e i minorenni giocano indisturbati.

Nell’agenda politica italiana il tema “gioco d’azzardo” sembra esser stato omesso. In questa ultima campagna elettorale per le elezioni politiche non se n’è parlato più. Che ne pensa?

Non se n’è parlato perché il problema è di difficile soluzione, lo Stato dovrebbe ridurre il numero di agenzie presenti sul territorio: quando abbiamo iniziato, nel 2000, eravamo 1000 in tutta l’Italia, con i monopoli che decidevano i comuni dove aprire le agenzie. Poi, la liberalizzazione voluta da Bersani, siamo diventati 10.000: un’anarchia totale, in cui tutti aprivano dove volevano, senza alcuna restrizione. In molti hanno chiuso. Ma la vera mazzata è arrivata con il dilagare degli illegali che infine sono stati anche condonati e con la vittoria di irregolari come Stanleybet nella causa alla Corte Europea e che tuttora operano senza licenza

La soluzione per riordinare il settore sembra lontana…

È da due anni che Comuni, Regioni e Monopoli si riuniscono per cercare una soluzione, ma ad oggi non si è trovata. Allo Stato non conviene intervenire, questa situazione di stallo fa comodo. In Italia non cambierà mai nulla, nonostante i proclami e le promesse di facciata. Meglio cambiare aria per sempre

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