Esiste un disegno per annientare l’istruzione pubblica?

Pubblicato il 24 March 2018 da Germano Milite | Per leggere questo articolo ti servono: 8 minuti | 10716

Ho deciso di scrivere questo editoriale dopo aver letto dello storico sciopero di ben 61 università britanniche contro la privatizzazione selvaggia dell’Istruzione e delle pensioni. Un evento come detto epocale e rivoluzionario, che potrebbe rappresentare un precedente importante e del quale si è parlato e detto sicuramente troppo poco.

Una delle principali critiche esposte dall’University and College Union (UCU), il sindacato dei lavoratori dell’educazione superiore, è stata infatti la deriva aziendalista che l’Università britannica ha preso a partire dagli anni 90, con spinta crescente, trasformando gli studenti in clienti/consumatori da soddisfare in ogni modo possibile.

Del resto, come recita un ottuso quanto noto adagio che andrebbe cancellato dal libro delle frasi fatte (per gli imbecilli), “Il cliente ha sempre ragione”. Bene, anzi male: possiamo concordare tutti nel dire che, il declino di una nazione e di una società, parte proprio dal suo sistema di educazione primaria, secondaria e terziaria.

Personalmente frequento spesso come formatore proprio scuole medie, superiori ed università. Tengo lezioni di educazione digitale e comunicazione ai ragazzi e conosco anche salvifiche eccezioni, con classi disciplinate e curiose, docenti preparati e dirigenti scolastici responsabili ed aperti all’innovazione che porta reale valore, senza limitarsi ad abbassare l’asticella per rendere il percorso scolastico una discesa sempre più facile e confortevole da percorrere.

Per lavoro, comunque, mi occupo ancora più spesso di ricerca e selezione del personale e non porto più il conto della mole di candidati ultra 25enni esaminati (e scartati) a partire da cv tra il patetico e l’indecente, lettere motivazionali inesistenti

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Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital managment per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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