Offensiva turca contro i curdi: ramoscello d’ulivo in Medio Oriente?

Pubblicato il 30 January 2018 da Attilio De Alberi | Per leggere questo articolo ti servono: 11 minuti | 1095

A più di cent’anni dal famoso accordo segreto tra Regno Unito e Francia, siglato nel maggio del 1916, e noto come accordo Sykes-Picot, che cercava di riorganizzare, a tavolino, l’assetto mediorientale in previsione dell’imminente caduta dell’Impero Ottomano, la situazione in questo importante scacchiere geostrategico rimane a dir poco complicata ed altamente fluida, mentre, al tempo stesso, l’annosa ‘questione curda’ non trova una soluzione operativa e pacifica.

Dopo la sconfitta, almeno a livello di controllo territoriale, del sedicente Stato Islamico, l’offensiva lanciata dal premier turco Erdogan contro l’enclave curda di Afrin, nella parte nord-occidentale della Siria, e, il che sembra una triste ironia, battezzata “Operazione Ramoscello d’Olivo”, non fa altro che complicare le cose, e, inevitabilmente, non può non coinvolgere tutti gli altri attori di questo dramma infinito: non solo la Siria, con Assad, tuttora saldamente al potere, ma, ovviamente gli USA, la Russia e l’Iran.

Nei prossimi giorni si terrà a Soci l’ennesimo incontro, presentato come dialogo di pace, tra Russia, Turchia ed Iran, e si hanno non pochi dubbi se esso riuscirà a risolvere i nodi presenti sul tappeto. Tutto questo mentre le Nazioni Unite, chiamate a dire la loro sull’ennesimo attacco turco contro i curdi, che de facto comporta, non dimentichiamo, un’invasione, seppure limitata, in un paese straniero, sembrano aver assunto un atteggiamento di semplice attesa, per vedere quali possono essere i possibili sviluppi.

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Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.
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