L’ingiusto dito ‘femminista’ contro Aziz Ansari

Pubblicato il 23 January 2018 da Mathew Meladoro | Per leggere questo articolo ti servono: 4 minuti | 6629
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Accusato, sbeffeggiato e schiaffato in prima pagina da femministe in rivolta per presunte violenze nei confronti di una ragazza che ha deciso di rimanere anonima: ma Aziz Ansari non merita tutto questo.

L’episodio, raccontato dal giornale online ‘Babe‘, le accuse, la tracotanza femminista e le repliche del comico americano sono arrivate una dietro l’altra, senza ragionare sulla possibilità che Ansari sia innocente. Messo alla gogna dai vari movimenti che hanno trovato la loro nascita e rafforzamento dopo gli scabrosi epilogi delle carriere di gente come Bill O’Reilly ed Harvey Weinstein.

Il titolo del pezzo scritto da Katie Way su Babe è ‘Sono uscita con Aziz Ansari, è stata la peggiore notte della mia vita‘. Un titolo più corretto sarebbe stato ‘Sono uscita con Aziz Ansari e dopo che gli ho chiaramente fatto presente che non sarei andata a letto con lui, mi ha chiamato un taxi e sono andata a casa piangendo senza motivo’. Arrivati vivi, per grazia divina nel 2018, posso capire la necessità di scegliere un titolo forte, d’impatto e leggermente ‘clickbaitoso’ ma intitolare un post in questa maniera denota malafade e pochezza intellettuale.

aziz_ansari-Emmy-premio

COSA È SUCCESSO.

L’episodio in sè è lungo ma possiamo riassumerlo per punti:

Grace è una fotografa 22enne di Brooklyn che all’epoca dei fatti, durante il party degli Emmy Awards 2017 si è avvicinata al comico americano per chiedergli con cosa stesse fotografando. Scoprono di star usando la stessa macchina fotografica analogica, un reperto storico degli anni ’80. Simpatica coincidenza.
Hanno flirtato entrambi.
Qualche selfie e qualche scatto dopo hanno ballato.
Dopo il party, si sono scambiati i numeri di telefono.
Su invito del comico, una volta tornati entrambi a New York, dopo un appuntamento galante, i due vanno a piedi a casa di Ansari.
Entrano in casa e lei si complimenta con il comico il piano cottura della cucina.
Lui si avvicina, lui la bacia, inizia a spogliarla e nel mentre si spoglia anche lui.
Lei gli fa presente che non si sente a suo agio, lui smette immediatamente.
Ancora nudi, si spostano sul divano per ‘cazzeggiare’.
Lui ci riprova. Lei gli fa presente che non ha intenzione di andare a letto con lui.
Ansari si riveste, anche Grace. Continuano a guardare un po’ di tv (Seinfeld).
Lei decide di andarsene. Lui le chiama un taxi.
Lei se ne va. Se ne va piangendo in taxi.

VALE LA PENA PARLARE DI VIOLENZA?

È davvero giusto e corretto, parlare di violenza sessuale? Secondo Grace sì, secondo Katie Way sì, secondo le femministe da tastiera anche. Quello che vedo è semplicemente un uomo, come tanti, che dopo un appuntamento con una ragazza che ha mostrato chiaro ed indiscutibile interesse nei suoi confronti, ci prova. Non è stato viscido, non ha usato la sua posizione lavorativa predominante, non ha promesso ingaggi o altro. Si è comportato come si comporterebbe buona parte degli uomini. Insomma ‘Grace’ ha avuto un semplic ripensamento, più che legittimo aggiungo. Lei ci stava, fino a quando lui non si è fatto avanti è andato tutto liscio, ha acconsentito a venire ad andare a casa di Ansari. Perché il comico non avrebbe dovuto farsi avanti?

La faziosa narrazione di Katie Way si concentra su particolari idioti che non fanno altro che spostare l’attenzione dai gravi casi di violenza dentro Hollywood e li mischia con note del tipo: ‘durante la nostra cena ha ordinato del vino bianco. Ma io volevo del vino rosso‘. Ed ancora: ‘ha pagato il conto in fretta e poi siamo andati a casa sua‘. Esattamente cosa vuole far sottendere l’autrice del post? Che Grace si era sentita schiacciata dal ‘becero maschilismo violentodi Ansari perché ha scelto il vino? O ancora che Ansari aveva fretta di andare a casa per portarla a letto? Non c’è niente di, non solo stupido ma anche di controproducente nell’accostare l’episodio di Ansari a quello dei vari Weinstein e di puntare un dito contro il comico immaginando una chiaccherata violenza. Le violenze non sono queste. Questo è un semplice episodio di corteggiamento finito con un due di picche.

Non c’è violenza, non c’è lascivia o una sottintesa predominanza fisica (anche perché Aziz è un piccolo nerd di origini indiane).

ACCUSE CONTROPRODUCENTI. PER TUTTI.

Sono episodi di questo tipo che fanno perdere credibilità a movimenti come quelli del #MeToo. Passare da difensori di diritti inalienabili a semplici forcaioli senza spirito critico è un attimo. Leoni da tastiera con un sistema morale intrinsecamente corrotto ed a tratti paradossale. Come Ansari ci sono i casi, non uguali ma simili per i connotati scandalistici, di James Franco e Louis C.K.

Nel 2018, con un femminismo sbagliato come questo, finire nel calderone accanto alle prede violente e giustamente allontanate dalle scene come Bill O’Reilly ed Harwey Weinstein diventa un gioco pericoloso. Ma soprattutto ingiusto.


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Blogger di origini indiane, nato a Roma, laureando in giurisprudenza e Beatlesiano. Odiato da Salvini. Indio-Romano di seconda generazione. Confondatore di Frontiere News, di YOUng e suo Community Manager e di Seno&Coseno
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