Iris di Mascagni al Teatro Verdi di Pisa, 13 gennaio 2018 di Marcello Lippi

Pubblicato il 17 January 2018 da Redazione Cultura | Per leggere questo articolo ti servono: 11 minuti | 1438
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Iris di Mascagni

Che cosa si può desiderare di meglio, affrontando la produzione di un’opera “esotica” ambientata in Giappone, che ricorrere ad un regista giapponese e coprodurre la suddetta opera con un teatro di Osaka, la Kansai Nikikai Opera Theater? Hiroki Ihara è poi, credo, il più “italiano” dei registi nipponici, ha vissuto e lavorato a lungo nel nostro paese, conosce perfettamente la nostra lingua e la nostra cultura.

Ecco perché questa “Iris” di Mascagni, coproduzione dei teatri di Livorno, Pisa e Lucca, con il teatro Goldoni come capofila, che io ho visto e ascoltato al teatro Verdi di Pisa, è nata sotto i migliori auspici. Mi trovai casualmente, essendo a mia volta impegnato come regista al teatro di Osaka, presente all’epoca dei primi incontri di preparazione della coproduzione tra il teatro livornese e quello giapponese, pertanto ho seguito con particolare interesse questa produzione.

Iris di Mascagni – Kyoto (Carmine Monaco D’Ambrosia) e Iris (Paoletta Marrocu)

La direzione d’orchestra è stata inoltre affidata ad un altro grande conoscitore del mondo giapponese, Daniele Agiman, da molti anni collaboratore del teatro di Osaka come direttore d’orchestra principale.

Tanta fedeltà ai canoni espressivi nipponici ha premiato la produzione garantendo un’assoluta filologia nel percorso scenico, a cominciare dai curatissimi movimenti dei solisti, specialmente della protagonista, ispirati al teatro giapponese ed all’arte recitatoria di quel lontano paese. Non tutti gli spettatori hanno colto questo sforzo filologico e si sono sentiti disorientati dal poco movimento e da questo gesticolare danzando sulla musica con il quale gli attori, mirabilmente guidati dal regista, hanno rappresentato in modo giapponese un dramma in realtà, e non solo per la scena del rosario, molto più italiano che asiatico. Tutti sulla scena hanno seguito questo criterio espressivo, donando così un’estrema omogeneità stilistica alla produzione. Persino le signore del coro si sono impegnate a fondo per imitare i difficilissimi passettini delle donne giapponesi in costume tradizionale, spesso non riuscendoci, ma confermando un impegno assoluto nel seguire le indicazione del regista Ihara. Del regista non abbiamo compreso perché abbia montato una scenografia solo per l’Inno al sole, costringendosi poi ad un lungo silenzio con buio in sala per cambiare la scena. Sarebbe forse stato più consono astrarre l’inno al sole dalla drammaturgia, consegnandolo al pubblico come un momento a parte, slegato dalla storia. Non vincente anche la scelta di fare descrivere dall’artista i fiori senza averli in scena, quella di avere Iris vestitissima, pur essendo descritta dagli altri personaggi come seminuda, e la scena iniziale del terzo atto con il coro compresso in spazio angusto tra una quinta nera ed il proscenio. Ma Ihara in ogni caso sa creare uno spettacolo validissimo e coerente, dove ogni elemento è al suo posto ed ogni personaggio valorizzato. Un ottimo regista per un valido spettacolo.

    Iris di Mascagni – Iris (Paoletta Marrocu) e il   padre cieco (Manrico Signorini)

Del maestro Daniele Agiman, come di consueto (ricordiamo il suo Trittico Santa Susanna- Suor Angelica- Gianni Schicchi a Pisa nella scorsa stagione) , si è potuta ammirare l’assoluta sicurezza nella gestione del palcoscenico e della “buca” orchestrale, mantenendo sempre coesa l’orchestra soprattutto nei momenti di sbavatura di qualche strumento, come nell’ouverture che precede l’inno al sole. Il maestro ama il canto e sa far cantare, disegnando a tratti momenti di bellezza assoluta e guidando l ’Orchestra Filarmonica Pucciniana ad una prova totalmente convincente.  La sua direzione non ha pericolosi scatti caratteriali d’ irrequietezza, ma privilegia la compattezza e la regolarità, l’esaltazione della melodia ed il fuoco dinamico, il pensoso intimismo e l’esplosione drammatica.

Bene il coro Ars Lyrica, ben preparato dal maestro Marco Bargagna, nonostante qualche leggera lacuna timbrica dei tenori, a volte eccessivamente “liberi” nella fonazione e quindi poco eleganti nel porgere la frase. Questo coro ha svolto negli anni un percorso interessante che lo rende oggi validissimo strumento per produzioni di alta qualità.

Paoletta Marrocu è una grande artista, di altissima professionalità, e sopperisce con genialità alle piccole inadeguatezze della sua voce rispetto al ruolo di Iris. S’impegna a fondo per ringiovanirsi vocalmente, per raccontarci un’Iris bambina, schiarisce un poco e perde colore nei gravi, ma interpreta magistralmente il ruolo convincendo con una sapiente alternanza di note trattenute e luminose proiezioni e commuovendo il pubblico. Il suo colore è quello di un soprano di una volta, e le sto facendo un complimento, morbido, carezzevole, con un lieve vibrato quasi civettuolo ed un’estrema finezza nel fraseggio. L’ innocente candore di Iris ne esce esaltato. Non trova purtroppo, non per causa sua, credibilità relazionale con Osaka ed esegue un’aria della Piovra di somma classe.

Iris di Mascgani -Osaka (Denys Pivnitskyi), Kyoto (Carmine Monaco D’Ambrosia), Dhia (Maria Salvini) – photo Imaginarium Creative Studio

Inesperto invece l’Osaka di Denys Pivnitskyi, che credo fosse uno dei giovani emersi dal progetto Mascagni Opera Studio, meritoriamente ideato dal teatro livornese in sostituzione (provvisoria?) o integrazione del premiatissimo Progetto Opera Studio LTL dei teatri della costa, quest’anno messo a riposo dopo il taglio ministeriale dei fondi, per far posto a iniziative nuove più localistiche. Pivnitskyi ha una grande voce che però fatica a dominare. Non basta fare tutte le note, bisogna anche fraseggiare con stile ed eleganza, particolarmente nelle scene di seduzione, ma il giovane tenore alterna momenti di assenza scenica (quando non canta) a frasi cantate muscolarmente con suoni spinti, potenti, ma non sempre gradevoli, (come per esempio nell’ “Apri la tua finestra”), a volte presi troppo “dal basso” con intonazione non perfetta, mentre nei pianissimi   porta i suoni “indietro”. Va ricordato che sostituiva un collega indisposto e che ha eroicamente concluso la recita nonostante una zoppia provocatasi in scena.

Domina il palcoscenico per arte scenica, presenza vocale ed esperienza il Kyoto di Carmine Monaco d’Ambrosia, eccellente da ogni punto di vista; l’artista ha disegnato un personaggio memorabile calandosi fino in fondo in un progetto registico chiaro ed efficace che ha saputo assecondare con un’attorialità di grande classe. La sua voce è importante, ma mai sforzata, mai fuori stile, mai esagerata nella caratterizzazione. Un gioiello di rara efficacia.

Brava Maria Salvini, giovane allieva dei corsi, chiamata ad interpretare Dhia e la Guècha in sostituzione di una collega. Vocalmente ben preparata, sicura, con suoni ben proiettati, ha interpretato un personaggio non grande, riuscendo però ad emergere ed a rimanere impressa. Peccato solo non apra mai le labbra nel canto muto della Guècha, che rimane pertanto quasi inudibile, sovrastato dall’orchestra e cerchi i suoni gravi abbassando la laringe, esponendosi così ad un appannamento dell’estremità inferiore della gamma.

Iris di Mascagni -Il padre cieco (Manrico Signorini) e Iris (Paoletta Marrocu)

Bene vocalmente il Cieco di Manrico Signorini, solo un po’ troppo giovanile nell’atteggiamento generale, con un eccessivo ricorso al gesticolare delle braccia e al movimento del corpo al fine di scandire il tempo. La voce è potente e più controllata di altre volte, anche se la sua prova è stata un po’ macchiata dall’intervento come Egoismo del Cieco, di intonazione assai periclitante, come anche quello di Osaka, per cui si deve pensare ad un problema acustico di sentire l’orchestra, visto che i solisti erano in quinta. Buono il fraseggio, carismatica la presenza sulla scena.

Efficaci le scene di Sumiko Masuda, colorate e poetiche, (particolarmente quella del fiume), con una soluzione mista tra elementi costruiti e proiettati. Molto scura ed inefficace sul piano drammatico invece la scelta di lasciare il terzo atto oppressivamente contenuto in uno spazio ridotto tra quinte nere.

Molto validi vocalmente i Cenciaioli Didier Pieri, Tommaso Tomboloni e Marco Innamorati.

Belli i costumi di Tamao Asuka.


 

MARCELLO LIPPI 

Autore e Critico Musicale per la Cultura di Young diretta da David Colantoni

Baritono. Nato a Genova, si è diplomato presso il conservatorio Paganini; e laureato presso l’istituto Braga di Teramo con il massimo dei voti. E’ anche laureato in lettere moderne presso l’Università degli studi di Genova. La sua carriera comincia nel 1988 con La notte di un nevrastenico e I due timidi di Nino Rota e subito debutta a Pesaro al Festival Rossini in La gazza ladra e La scala di seta. In seguito canta in Italia nei teatri dell’opera di Roma (Simon Boccanegra, La vedova allegra, Amica), Napoli (Carmina Burana), Genova (Le siège de Corinthe, Lucia di Lammermoor, Bohème, Carmen, Elisir d’amore, Simon Boccanegra, La vida breve, The prodigal son, Die Fledermaus, La fanciulla del west), Venezia (I Capuleti e i Montecchi), Palermo (Tosca, La vedova allegra, Orphée aux enfers, Cin-ci-là, Barbiere di Siviglia), Catania (Wienerblut, Der Schulmeister, das Land des Lächelns), Firenze (Il finanziere e il ciabattino, Pollicino), Milano ( Adelaide di Borgogna), Torino (The consul, Hamlet, Elisir d’amore), Verona (La vedova allegra), Piacenza (Don Giovanni), Modena (Elisir d’amore), Ravenna (Elisir d’amore), Savona (Medea, Il combattimento, Torvaldo e Dorliska), Fano (Madama Butterfly), Bari (Traviata, La Cecchina), Lecce (Werther, Tosca), Trieste (I Pagliacci, Der Zigeuner Baron, Die Fledermaus, Al cavallino bianco, La vedova allegra), Cagliari (Die Fledermaus- La vida breve), Rovigo (Werther, Mozart e Salieri, The tell-tale heart, Amica), Pisa (Il barbiere di Siviglia- La vedova allegra), Lucca (Il barbiere di Siviglia) eccetera. All’estero si è esibito a Bruxelles (La Calisto), Berlin Staatsoper (Madama Butterfly, La Calisto), Wien (La Calisto), Atene (Il barbiere di Siviglia- Madama Butterfly), Dublin (Nozze di Figaro, Capuleti e Montecchi),  Muenchen (Giulio Cesare in Egitto), Barcelona (La gazza ladra, La Calisto, Linda di Chamounix), Lyon (Nozze di Figaro, Calisto), Paris (Traviata, Nozze di Figaro), Dresden (Il re Teodoro in Venezia, Serse), Nice (Nozze di Figaro, The Tell-tale heart), Ludwigshafen (Il re Teodoro, Serse), Jerez de la Frontera (Nozze di Figaro), Granada (Nozze, Tosca), Montpellier (Calisto, Serse), Alicante (Traviata, Don Giovanni, Rigoletto, Bohème), Tel Aviv (Don Pasquale, Elisir d’amore, Traviata), Genève (Xerses, La purpura de la rosa), Festival Salzburg (La Calisto), Madrid (La purpura de la rosa, don Giovanni), Basel (Maria Stuarda), Toronto (Aida), Tokio (Traviata, Adriana Lecouvreur), Hong Kong (Traviata), Frankfurt (Madama Butterfly), Dubrovnik (Tosca), Cannes (Tosca), Ciudad de Mexico (La purpura de la rosa), Palma de Mallorca (Turandot e Fanciulla del west), Limoges (Tosca), Toulon (Linda di Chamounix) ed altre decine di teatri in differenti nazioni del mondo.
Dal 2004 al 2009 ha ricoperto l’incarico di Direttore Artistico e Sovrintendente del Teatro Sociale di Rovigo. Nel 2010 è stato direttore dell’Italian Opera Festival di Londra. Dal 2011 al 2016 è stato direttore artistico della Fondazione Teatro Verdi di Pisa.
Dal 2015 firma come regista importanti spettacoli operistici in tutto il mondo: ha appena terminato il Trittico di Puccini ad Osaka (Giappone), Cavalleria rusticana di Mascagni, Traviata di Verdi, Don Giovanni a Pafos, Tosca, Rigoletto e sarà presto impegnato in altre importanti produzioni estere ed italiane come Jolanta e Aleko. Ha firmato la regia anche di opere moderne come Salvo d’Acquisto al Verdi di Pisa e barocche come Il Flaminio con il Maggio Formazione di Firenze
Docente di canto lirico in conservatorio a La Spezia, Alessandria, Udine, Ferrara e ora a  Rovigo
Ha insegnato Management del Teatro all’Accademia del Teatro alla Scala di Milano.
Ha fatto Master Class in varie parti del mondo, per esempio Kiev (accademia Ciaikovski), Shangai, Chengdu, Osaka, San Pietroburgo, San Josè de Costarica ed in moltissime città italiane.
Musicologo, ha pubblicato molti saggi: Rigoletto, dramma rivoluzionario    2012; Alla presenza di quel Santo   2005 quattro edizioni e 2013; Era detto che io dovessi rimaner…   2006;  Da Santa a Pina, le grandi donne di Verga   2006 due edizioni; Puccini ha un bel libretto   2005 e 2013, A favore dello scherzo, fate grazia alla ragione   2006 e 2013; La favola della ”Cavalleria rusticana”   2005; Un verista poco convinto  2005; Dalla parte di don Pasquale  2005; Ti baciai prima di ucciderti    2006 e 2013;  Del mondo anima e vita è l’amor   2007 e 2014Vita gaia e terribile   2007; Genio e delitto sono proprio incompatibili?   2006 e 2012; Le ossessioni della Principessa  2008 e 2012; Dal Burlador de Sevilla al dissoluto punito: l’avventura di un immortale 2014; L’uomo di sabbia e il re delle operette    2014; Un grande tema con variazioni: il convitato di pietra  2015; E vo’ gridando pace e vo’ gridando amor        2015; Da Triboulet a Rigoletto   2011;  Editi da Teatro Sociale di Rovigo, Teatro Verdi di Padova, Teatro Comunale di Modena, Festival di Bassano del Grappa, Teatro Verdi di Pisa.
Ha pubblicato  “una gigantesca follia” Sguardi sul don Giovanni per la casa editrice ETS a cura di  da Alessandra Lischi, Maria Antonella Galanti e Cristiana Torti dell’Università di Pisa. Nel 2012 Ha edito un libro di poesie “Poesie 1996-2011” presso la casa editrice ABEdizioni. E’ nell’antologia di poeti contemporanei “Tempi moderni” edito da Libroitaliano World. E’ iscritto Siae ed autore delle versioni italiane del libretto delle opere: Rimskji-Korsakov  Mozart e Salieri; Telemann  Il maestro di scuola; Entrambe rappresentate al Teatro Sociale di Rovigo ed al teatro Verdi di Pisa. Dargomiskji Il convitato di pietra  rappresentata al teatro Verdi di Pisa

 

 

 

 


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la Cultura di Young, diretta da David Colantoni.
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