Troppe femministe odierne ricordano i peggiori uomini di ieri

Pubblicato il 2 July 2016 da Germano Milite | Per leggere questo articolo ti servono: 7 minuti | 11354
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Non c’è niente da fare: molte (troppe) femministe odierne sono identiche ai peggiori uomini medi di ieri. Rifiutano e ridicolizzano il romanticismo e la dolcezza, sembrano in perenne sovradosaggio da testosterone, odiano i bambini e “i maschi” (tutti), sono sempre incazzate, esaurite, diffidenti; frustrate.  

Non sanno più impegnarsi in relazioni durature, si comportano in maniera profondamente egoista ed egoriferita e sentono poi il bisogno di convincersi e convincerci che è giusto così, che le loro antenate suffragette hanno lottato per questo. Questa particolare categoria di persone ha sempre un alibi pronto per i propri fallimenti (la “società patriarcale”, il maschilismo, il sessismo, le “colleghe zoccole” etc) e considerano gli uomini mentalmente inferiori, sentimentalmente analfabeti e tendenzialmente inutili per il genere umano.

Nei loro discorsi i partner di sesso maschile sono sempre rozzi, ignoranti, insensibili, incompetenti, arraffoni, violenti, inaffidabili ed usurpatori. Queste signore si auto-costruiscono un fortino di vittimismo patologico, descrivendo la propria esistenza come una maratona estenuante fatta di vessazioni, discriminazioni, ingiustizie e presunte “imposizioni sociali” che però hanno smesso di esistere da almeno 3 decenni (per fortuna, direi).

Un esempio eclatante della suddetta retorica frignante, che relega la femminista contemporanea a rivendicazionista per eccessiva noia e scontata mediocrità, è questo articolo de “Internazionale”. Nel titolo una domanda a quanto pare retorica: “Per le donne vale ancora la pena sposarsi?”. E poi il solito, infinito elenco di demagogia vittimista arcinota e capace di far morire di tedio.

PICCOLE, SOLE E CONFUSE

In un passo in particolare si legge:  ”Non riesco a trovare le parole per esprimere la mia ansia per il fatto che a quasi trent’anni non sento ancora il minimo desiderio di sistemarmi e mettere su una famiglia tradizionale. Ho aspettato senza preconcetti il momento in cui avrei provato un impulso neodarwiniano a riprodurmi, ma non è ancora arrivato. Nonostante tutta la pressione sociale che subisco, sto bene così”. A parte che la “piccola” qui sembra molto confusa: all’inizio parla di ansia indescrivibile per il suo inesistente istinto materno e, alla fine, sentenzia (per auto-convincersi) “sto bene così”. No, tesoro: non stai bene così, per niente, e non sono le inesistenti pressioni sociali che una donna anglosassone (ed occidentale in genere) subisce oggi se a quasi trent’anni è single e senza figli, ma il fatto che la società nella quale vivi ti ha promesso tante false ed inutili libertà in cambio di concreti e fondamentali “punti fermi”, spariti troppo rapidamente. Tu, come me che sono un maschio 29enne brutto e cattivo, vivi fondamentalmente immersa nel precariato sentimentale, lavorativo ed esistenziale e cerchi disparatamente di auto-persuaderti che tutto sommato o va bene così o è colpa di un nemico chiaro da individuare, nel tuo caso gli uomini o in maniera più vaga “la società maschilista”.

FINTE LIBERTA’ E REALI SCHIAVITU’

Vorrei però spiegare a te ed allo stuolo di non ancora donne fatte che, in ogni caso, possono anche smettere di sbraitare per trovare una giustificazione alla propria incapacità di trovare un posto del mondo. I matrimoni sono in crollo verticale in ogni parte del mondo occidentale, così come i nuovi nati. Sempre più coppie convivono liberamente e senza vincoli religiosi e/o burocratici. Mettono anche al mondo dei bimbi, senza essere sposati e senza creare scandalo e nocumento nel paese. Ci stiamo già estinguendo, facciamo già sempre meglio figli, non ci sposiamo e quando lo facciamo una volta su due divorziamo perché non siamo più in grado di dare valore ed importanza alla bellezza della condivisione; della durevolezza. Siamo passati da un assurdo eccesso che rendeva le donne effettivamente martiri, sacrificate e costrette a sopportare ogni insopportabile condizione matrimoniale ad un altro opposto orribile, che vede entrambi i sessi concentrati a combattere una battaglia per l’ultima parola, per la “ragione”. Abbiamo scambiato la parità di ruoli nella coppia per competizione e prevaricazione. Vince (perdendo tutto) chi schiaccia prima, di più e meglio l’altro. Le nostre nonne pativano tutto ed è erano consacrate alla cura della casa, senza possibilità di scelta. Oggi si litiga per una tavoletta del water lasciata alzata o per un calzino fuori posto. Nessuno è disposto a fare un passo indietro, dimenticando che a volte lasciar correre e deporre le armi, disarmando l’altro con un po’ di sana comprensione, è l’unica cosa da fare. Ce ne stiamo tutti lì, schiumanti di rabbia e stracolmi di diffidenza reciproca, a vantarci del nostro essere “indipendenti” e rivendicando la condizione di single come una “liberazione” dalla noia del vivere insieme. Ci sta: alcune persone non sono fatte per la vita di coppia e va benissimo così. Ma evitiamo di far passare il concetto che esista una nuova “salvezza” individuale che risiede nel rimanere soli a prescindere, senza fare il minimo sforzo di accoglienza verso gli altri. 

LA GUERRA TRA SESSI E’ UNA GUERRA TRA POVERI

Anche il fatto che si parli di “ricompensa” per il lavoro domestico svolto, citando poi termini desueti come “scapolo” o “zitella” per sottolineare un presunto doppiopesismo terminologico, quando oggi oramai ci definiamo tutti single senza distinzione di sesso, fa capire quanto sia retrogrado un certo pensiero che tenta di ammantarsi di progressismo. Io, lavando il pavimento o sistemando la cucina, non sto “aiutando” la mia donna e non merito una ricompensa. Sto semplicemente contribuendo a rendere la nostra casa pulita ed ordinata. Il nostro non è un rapporto di lavoro dove noi agiamo come due capi in lotta tra loro. Io non le sto facendo un favore, così come lei non sta facendo un favore a me quando stende i miei pantaloni bagnati o rifà il letto mentre io cucino. Siamo alleati, non soldati con mansioni differenti. E’ ovvio che alcune cose (come i lavori che richiedono forza fisica) restino appannaggio degli uomini che, in questo, penso che oggi abbiano persino più oneri delle loro partner. Ma va bene così, anche perché, in un mondo dove con 3000 euro al mese se hai un figlio fai fatica a vivere sereno, bisogna entrambi lavorare e portare a casa uno stipendio.

L’unica vera libertà, quella che in effetti ci è stata tolta con subdola violenza, è quella di scelta. Inebriate da un’emancipazione che portava ad una nuova schiavitù, molte donne hanno infatti perso non tanto la propria femminilità ma scampoli fondamentali di umanità, insieme alla capacità di accogliere il prossimo e di non ragionare da “sopravvissute” o, ancor peggio, da vendicatrici deliranti dei torti subiti dalle loro antenate.

Diamoci tutti una bella svegliata, però: la guerra tra sessi è una guerra tra poveri dove perdiamo tutti. Oggi, come forse mai prima d’ora, c’è bisogno di una stretta alleanza tra donne e uomini di buon senso e di buon cuore. Vi assicuro, comunque, che la vita di un trentenne single non è assolutamente più facile di quella di una sua coetanea. In più, però, un uomo senza auto né soldi per un cena rischia molto di più di rimanere solo o in compagnia di Youporn.

A proposito: ora purtroppo devo terminare il mio editoriale. Ci sono i peperoni da lavare, tagliare e cucinare per il pranzo e la parte di casa che non ha già sistemato la mia ragazza da mettere in ordine.  Sapete com’è: siamo nel 2016 e i tempi in cui il “maschio di casa” ruttava sul divano urlando:”Pinaaaa, il pepe” sono finiti da un po’.


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Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital managment per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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