La più grande forma di razzismo che incredibilmente non consideriamo

Pubblicato il 12 March 2016 da Germano Milite | Per leggere questo articolo ti servono: 12 minuti | 13048
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Negli anni 40 avrei lottato strenuamente per estendere il diritto di voto alle donne, poi per il divorzio, l’aborto, l’uguale possibilità di accesso all’istruzione ed al mondo del lavoro. Oggi lotto affinché una donna possa viaggiare sola in treno senza essere importunata, affinché possa fare figli senza sentirsi ricattata (ed anche senza abusare della maternità, fingendo gravidanze a rischio per stare più tempo possibile a casa con uno stipendio) e che venga valutata per la sua testa prima che per il suo corpo.

Insomma: ho sempre parteggiato per le “categorie deboli”, di qualsiasi tipo, genere, etnia e religione. Nella società post-capitalista nella quale viviamo, però, avendo visto liquefarsi un numero crescente di punti fermi valoriali e legati alle tradizioni, l’unica forma di reale e violenta discriminazione che è tornata a crescere non è legata a genere, preferenza sessuale, etnia e religione ma ad un unico elemento: il denaro. Panchine anti-clochard, propositi di cannoneggiare i barconi carichi di clandestini, insofferenza crescente nei confronti di chi chiede l’elemosina ecc. Il problema di cruciale importanza, oggi, riguarda la disparità economica crescente e l’isolamento altrettanto crescente di quelli che sono i “nuovi poveri”.

CIO’ CHE ABBATTE OGNI DISCRIMINAZIONE, OGGI PIU’ CHE MAI

Del resto rifletteteci un attimo: cosa rende ugualmente accettati in società un nero, un asiatico, una donna, un giovane, un meridionale, un islamico ed un omosessuale? Cosa fa scavalcare senza troppi problemi qualsiasi barriera pregiudiziale ad una persona? Sono certo che la risposta vi arriverà semplice: la quantità di denaro che possiede e di potere che gestisce. C’è una riflessione molto famosa, a tal proposito, che può estendersi ad ognuna delle categorie deboli: “Un omosessuale con i soldi è gay, uno senza soldi è solo un frocio”. Vale un po’ per chiunque, oramai. Mentre un tempo esistevano barriere razziste fortissime anche nei paesi cosiddetti “avanzati” e, ad esempio, c’erano treni ed autobus riservati alle persone di colore e le donne professioniste e single erano viste come poco di buono, oggi più che mai l’unica differenza discriminatoria rimane collegata al reddito delle persone.

Ovviamente, chi controlla questa fortissima forma di potere sulle masse, è molto interessato a scatenare guerre di religione, di genere, di sesso. Gay vs etero (e “famiglie tradizionali”), autoctoni contro stranieri e poi l’immancabile evergreen “femmine contro maschi”. Una tecnica di distrazione e dispersione vecchia quanto l’umanità che ancora nel 2016 si dimostra incredibilmente efficace. Eppure è così lampante che, l’unica vera discriminante, è sempre più rappresentata dal vostro conto corrente e dalla vostra provenienza familiare, soprattutto in paesi come l’Italia. Ci regalano diritti civili resi impotenti dall’erosione di quelli sociali, sempre più aggrediti. In altri termini: a cosa serve avere il diritto di sposarsi ed adottare figli da omosessuale, se poi rischi sempre più di ritrovarti senza un minimo di stabilità economica? E’ come togliere la sedia a rotelle ad un atleta paraplegico e dirgli: “Ti diamo l’opportunità di tagliare il traguardo. Magari lo farai strisciando, ma potrai farlo”.

UN ESEMPIO: LAURA BOLRDINI

Ma tornando al mondo femminile ed alle discriminazioni di genere presunte e reali, prendiamo in esempio Laura Boldrini, che ciancia giornalmente sui temi forti del femminismo frignante vecchia maniera, senza  aver mai patito nessuna delle discriminazioni inaccettabili che denuncia giornalmente. Rampolla di famiglia potente e benestante, studi nelle migliori scuole ed università, esperienze estere ovattate e protette, porte facilmente aperte ovunque e poi il ruolo ricoperto in Parlamento con dubbi onori ed atteggiamenti che definire criticabili è un eufemismo. Cosa ha fatto e cosa fa Boldrini, giornalmente, per dare esempio virtuoso ed aiutare le donne nate meno fortunate di lei? E perché dovrebbe occuparsi solo delle signore meno fortunate e non anche degli uomini, che pure pagano il suo lauto stipendio?

Ci azzuffiamo dunque su “emergenze” passate che ora riguardano semmai i paesi del terzo mondo e ci illudiamo così che il problema sia sul serio l’essere nati uomini o donne. Per carità: sacche penose di maschilismo e sessismo sussistono ancora, soprattutto in certe zone del paese e tra le passate generazioni. Le ho vissute personalmente sulla mia pelle e voglio raccontarvi a tal proposito un episodio: dirigevo un piccolo gruppo di professionisti, tra i quali c’era una collega molto in gamba e carina, da me promossa personalmente alla dirigenza. Commentini, allusioni, battute; insinuazioni. Insomma: non potevo stimarla più di tutti gli altri e “sponsorizzarla” solo perché era brava e dedita al lavoro. No: essendo noi due giovani etero di aspetto gradevole, dovevamo per forza spalleggiarci perché andavamo a letto insieme.

Badate, però: simili atteggiamenti non hanno ferito solo lei, ma anche me in quanto uomo. Del resto, appunto: sono un maschio e quindi di conseguenza connesso esclusivamente con il mio apparato riproduttivo. Come vedete, il sessismo può colpire e danneggiare chiunque. Tuttavia, a voler essere onesto, direi che commenti ed allusioni siano decisamente tollerabili e non rappresentare traumi insuperabili per chi è temprato al mondo del lavoro e vuole fare carriera. Per tutti gli altri, c’è sempre il mondo delle favole.

LA DOPPIA MORALE ED IL BUONISMO VERSO LE DONNE

Il punto, però, è che esiste oramai da tempo una doppia morale molto forte che in molti casi discrimina l’uomo in maniera plateale ed odiosa. La sottolinea nella sua solita maniera arguta il grande comico americano Bill Maher, in questo breve video che vi consiglio di vedere. In sintesi Maher sottolinea alcuni aspetti che fanno molto riflettere e che si sintetizzano così: se un uomo viene deriso, umiliato, mortificato e  sotterrato sotto tonnellate di pregiudizi negativi in quanto appartenente al genere maschile, va bene e ci si ride sopra. Guardate le sit-com Americane: gli uomini sono quasi sempre pigri, rozzi, egoisti, pasticcioni, goffi e si ritrovano ad avere a fianco una donna bella, brillante, paziente. Insomma: li guardate e vi chiedete: ”Ma come ha fatto una così a prendersi un tipo del genere?”. Lo stereotipo del “maschio medio”, con tutti i suoi aspetti negativi annessi e connessi, è ancora fortissimo nella società occidentale. Siamo dipinti come tendenzialmente irresponsabili, incapaci di affrontare una semplice influenza, dipendenti quasi totalmente dalla propria compagna per le faccende domestiche; infedeli cronici. Se siamo troppo sensibili ci dicono che siamo “gay” o “deboli”. Se non abbiamo abbastanza denaro per offrire un passaggio o una cena al primo appuntamento, siamo dei falliti (una donna di sicuro non ha lo stesso problema, inutile negarlo). Maher ad un certo punto sottolinea il buonismo femminilizzato che impera negli Usa e, in generale, nei paesi occidentali: ”Se in un talk show una donna dice che le femmine sono più intelligenti dei maschi tutti applaudono. Un uomo dice che i maschi sono più intelligenti delle femmine e viene cacciato fuori dallo studio, coperto di fischi”. In realtà sono due idiozie, ma la prima è tollerata e ritenuta addirittura veritiera. Mal che vada, è divertente. La seconda è intollerabile e becera, offende sempre e comunque e a stento può essere detta in maniera satirica.

Altra favoletta raccontata da certo femminismo ottuso è quella che vedrebbe un mondo migliore se a governare ci fossero più donne. Ma siamo proprio sicuri? Beh a guardare quello che hanno combinato (e combinano) potenti come Chrstine Lagarde, presidente FMI ed Angela Merkel, premier tedesco, questa fantasiosa teoria sembra essere clamorosamente smentita: le guerre continuano, la fame e la disparità nel mondo aumentano. E non abbiamo citato le oramai innumerevoli donne arrivate al potere nella sola Italia da circa 30 anni a questa parte. La lista è sul serio lunga, soprattutto se consideriamo amanti, mogli, ex moglie, fidanzate, sorelle, cognate, igieniste dentali, soubrette, segretarie ecc infilate nel calderone amministrativo con le “quote rosa”. Non mi pare di aver visto fare sfraceli alle signore, rispetto ai loro colleghi maschi e non mi pare aver visto queste ardite rappresentanti del potere femmineo preoccuparsi tanto delle loro “colleghe di genere” che vivono in condizioni pietose.

LA DONNE VISTE COME SORELLE MINORI, SCEME

Sono del resto convinto di una grandissima banalità, che però proprio vogliono negarci: le donne non sono assolutamente ed automaticamente migliori degli uomini e viceversa. Voi direte: “Ma va?”. Eppure, vi assicuro, c’è ancora chi s’illude che ci sia un genere superiore all’altro e non semplicemente diverso per connotazioni genetiche e biologiche, oltre che per convenzioni sociali ancora in voga. Ci sono “femministe” che pretendono che la donna sia vista e considerata come una sorta di sorella minore scema e fisicamente disabile, priva della minima responsabilità oggettiva per i propri fallimenti ma meritevole al 100% per i propri successi.

La donna, nella mente di queste persone, è esattamente come un povero ragazzino affetto da un ritardo mentale medio-grave: se riesce a concludere qualcosa che per gli altri è facile, tutti si complimentano e gli fanno le feste. Così, se una donna si comporta da stronza con un’altra donna soffre di “maschilismo interiorizzato”, se una donna è violenta e volgare, è stata “educata male” dal “pessimo esempio della società maschilista”. In altri termini, tutte le caratteristiche comportamentali e culturali negative sono esclusivamente “maschie”, tutte quelle positive sono squisitamente femmine. Wow: è il mondo visto da un pupetto, questo. Ma a tante pseudo-femministe e a tanti maschi pentiti che sperano di recuperare un po’ di pelo fingendo di credere a certe idiozie a quanto pare conviene…e molto.

LA PROVOCAZIONE: RECUPERIAMO CASALINGHE ED INTRODUCIAMO I “CASALINGHI”

Nel mondo reale, però, mi piacerebbe chiedere a queste signore se starebbero mai con un ottimo “casalingo”, ovvero bravo cuoco, padre amorevole, capace nei lavori domestici e nel bricolage ma senza reddito, senza auto, senza quindi la minima indipendenza economica su cui fare affidamento. Chiederei loro se uscirebbero mai con un uomo che non può passarle a prendere ed offrire loro una cena neppure la prima sera, consapevoli che, in caso di divorzio, dovrebbero poi cedergli (anche giustamente) alimenti, casa e quasi certamente anche la prole, come accade da sempre a ruoli invertiti. Voi mi direte: ”Eh ma oggi è diverso e bisogna lavorare entrambi”. Eh, furbette che non siete altro. Di sicuro in parte è così, ma è altrettanto vero che una donna può scegliere di non lavorare se ha un marito in grado di provvedere al sostentamento della famiglia e nessuno la emarginerà o giudicherà male per questo, anzi. Ma ad un uomo questa scelta non è concessa, mai. Non può esistere un marito senza lavoro, senza capacità economica minima per la propria famiglia. E’ culturalmente e socialmente inaccettabile, soprattutto in certi paesi che non sono Norvegia e Scandinavia. A tal proposito noto un’altra tendenza preoccupante: l’accettazione pedissequa dell’obbligo oramai imprescindibile di un lavoro full time necessario per entrambi i genitori, con conseguente scelta di non generare figli o di lasciarli a nonni e baby sitter per la maggior parte del tempo.

In questo ci siamo involuti, con l’illusione di essere invece andati avanti. Ma non è così: una società dove, sia uomini che donne, devono lavorare di più per guadagnare di meno, non è certo sinonimo di progresso ma al contrario di pericoloso ed avvilente regresso. L’obiettivo dovrebbe essere invece quello di estendere anche agli uomini la possibilità di ottenere almeno un equo congedo parentale e di lasciar libere le coppie con figli di scegliere e di alternarsi. Lavorare per vivere e non vivere per lavorare, insomma, come pure un tempo ci era concesso. E invece, al momento, ci troviamo ad aver perso l’imperfetta ma solida stabilità familiare di cui hanno goduto i nostri padri ed i nostri nonni, aggiungendo in più anche il guadagno di un mondo del lavoro dove per flessibilità si intende prima di tutto precarietà e compensi minimi stagnanti. Le due cose sono come intuibile intimamente interconnesse ed il problema non risiede nelle classifiche (ideologiche e fuorvianti) sulla presunta differenza di reddito tra uomini e donne, ma nel fatto che è il salario generale ad essere stato abbattuto, per chiunque.

 

L’UNICA BATTAGLIA DA COMBATTERE

Concludendo, dunque, è innegabile che uomo abbia perso molti dei vantaggi di genere che aveva nella società patriarcale, senza compensare in alcun modo questa perdita con nuovi diritti acquisiti. Ed io che sono un fan del vero libero mercato, dove tutti si giocano la propria opportunità, non posso che felicitarmene. Al contempo, però, torno al discorso iniziale e dico che nel 2016 i soggetti deboli non hanno che un’unica caratteristica: un reddito insufficiente per una vita dignitosa Non c’è discriminazione che non si possa superare con i giusti introiti e questa è la vera, grande battaglia ancora non vinta sulla quale dovremmo concentrare i nostri sforzi, uniti.

Il dibattito “donne svantaggiate”, oggi ed in paesi come il nostro, mi pare sicuramente ancora importante ma non così urgente e drammatico come chi vive di questa retorica per ragioni economiche o per concedere alibi ai propri fallimenti vorrebbe farci credere. E’ un retaggio passato che per fortuna si estinguerà molto presto. Ciò che invece non sembra voler cedere il passo è la disparità economica, che al contrario cresce di anno in anno e non fa differenze, colpendo sempre più persone ed interessando sempre più famiglie. Il tutto per una precisa volontà economica e politica, prima ancora che per una fantomatica “crisi” infinita.

Capire questo, significa iniziare a potersi proporre compatti per la rivendicazione non di sciocchezze come la femminilizzazione dei nomi (con gli inascoltabili “avvocata”, “sindaca” ecc) o l’aggiornamento ossessivo delle morti per “femminicidio” (per fortuna in costante diminuzione), ma per un mondo a misura di persone, senza differenze di genere e senza una supremazia che soverchia quella precedente.

 


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Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital managment per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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