Perché se le banche ti truffano è (anche) un mio problema

Pubblicato il 12 December 2015 da Germano Milite | Per leggere questo articolo ti servono: 6 minuti | 2368
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A proposito delle banche che truffano, c’è una favola che in questi giorni viene citata e ripresa quasi a mo’ di meme. E’ quella di Collodi, Pinocchio. L’episodio ripreso è quello del gatto e della volpe, che suggeriscono all’ingenuo burattino di seppellire i suoi soldi (i famosi “zecchini d’oro”) in una sorta di terreno magico, che li avrebbe moltiplicati dalla sera alla mattina, rendendolo ricco. Il giovane Pinocchio abbocca, seppellisce i suoi soldi nel punto indicato e…naturalmente viene derubato.

Qualcuno dalle mie parti direbbe: “E’ stato un fesso, peggio per lui che ci ha creduto”. Ed io sarei anche concorde, in una prima e superficiale analisi, molto emotiva. Tuttavia, come anche un minus habens dovrebbe sapere e contemplare, è la legge dello Stato a non ammettere ignoranza, non le truffe. Ovvero: se qualcuno mi vende un’auto che vale 5000 euro a 10.000, io posso rivalermi su di lui perché sono appunto stato raggirato. Parimenti, se un promoter finanziario approfitta della mia ignoranza ed in malafede mi vende titoli obbligazionari a rischio medio-alto come titoli a rischio praticamente inesistente, ho subito un truffa e devo/posso rivalermi. 

E pare che sia proprio ciò che è accaduto in Italia, almeno a sentire le dichiarazioni  del commissario ai servizi finanziari Jonathan Hill: “Le banche italiane vendevano alla gente prodotti inadatti ai clienti che probabilmente non sapevano cosa stessero comprando

In questo caso deve risarcirmi lo Stato? Sia mai ma…lo Stato fino ad oggi ha salvato le banche, con cospicue iniezioni di denaro pubblico. Ora perché, d’un tratto, è inconcepibile l’idea che ci sia ad esempio un fondo speciale per le vittime di truffa finanziaria? Leggete bene: conclamata truffa finanziaria, non investimento andato male. Perché non è di grandi speculatori internazionali che parliamo, non è delle banche stesse che ci stiamo preoccupando ma dei cosiddetti “piccoli risparmiatori”. Lo Stato poi però dovrebbe poi rivalersi su chi ha messo a segno la fregatura ed è tutto lì, l’inghippo. L’ennesima, penosa e patetica guerra tra nullatenenti che godono delle sventure dei poco-tenenti, a me pare come sempre fuori luogo. Certo: chi ha acquistato obbligazioni derivate poteva informarsi meglio, essere più attento e scrupoloso, ma il diritto prevede risarcimenti ai truffati ed un preciso codice a tutela del consumatore proprio per evitare un regime da giungla, nel quale ogni truffatore ti frega e resta impunito perché “fesso tu che ci sei cascato”.

LA TESTIMONIANZA DELL’EX MANAGER BANCARIO

A conferma di queste dinamiche odiose che non si possono sbolognare con un ottuso ed egoistico: “Eh, se ci cadi peggio per te”, c’è la testimonianza di Vincenzo Imperatore, ex manager bancario, che ha scritto già due libri sul tema ed ha spiegato anche su La 7 come e perché, di fatto, molte banche si organizzino in maniera efficiente ed efficace per frodare i risparmiatori, tramutandoli loro malgrado in investitori nel casinò della finanza speculativa.

In altri termini, giocando sull’ignoranza del correntista medio e sul suo piccolo patrimonio disponibile, gli vendono qualcosa per ciò che non è. E non si tratta di “finti furbi”, come li ha definiti lo stimato collega Carlo Gubitosa nel suo ultimo pezzo (che in diverse parti condivido pure) pubblicato sul blog de L’Epresso. E’ evidente, infatti, che in questi casi non si tratta di aspiranti speculatori che sono rimasti fregati dai loro stessi ed avidi intenti, ma di piccoli risparmiatori convinti di aver trovato un modo per far fruttare un minimo il proprio gruzzoletto, traviati da vere e proprie trastole.

COME LE MAGNAGNE DEI VENDITORI DI CONTRATTI GAS E LUCE

Rendiamoci conto che qui siamo a livello dei pensionati fregati dai vari venditori porta a porta che estorcono nuovi contratti per gas e luce con mezzucci, appunto, da gatto e la volpe. E non capiamo perché gli ingenui e i poco informati debbano essere lasciati in balia totale dei furbastri e di chi vive di trastole.

Se facciamo pagare tutto a chi è stato truffato, creiamo un pericoloso precedente con il quale diciamo ai truffatori: “Fate come vi pare, se ci riuscite, buon per voi”. Ripeto: non stiamo parlando di ricchi investitori gonzi truffati dal Forex, convinti di fare milioni investendo due lire e rimasti gabbati dalla loro stessa avidità e stupidità. Parliamo di piccoli e medi risparmiatori che, trovandosi una disponibilità patrimoniale, hanno deciso di investirla su titoli obbligazionari presentati come ultrasicuri.

L’ARTICOLO 47 DELLA COSTITUZIONE VIOLATO E LA RESA DELLO STATO

Tra l’altro, come ha denunciato la stessa direttrice di Banca Etruria alle telecamere della trasmissione “Piazza Pulita”, la cosiddetta “legge salvabanche” è in realtà anche incostituzionale, perché non rispetta il principio sancito nell’articolo 47 della nostra Carta, dove si prescrive che tra i vari compiti dello Stato c’è anche quello della tutela al risparmiatore. In questo caso, poi, come abbiamo detto, sussistono proprio tutti gli elementi della truffa operata in mala fede, con “Gli Aretini che continuavano a dire che la banca non aveva problemi, che non c’erano assolutamente” mente “invece ce li aveva e lo hanno omesso”. Insomma: le banche coinvolte nelle procedure di fallimento sapevano di trovarsi in gravi difficoltà e di rischiare grosso, ma dicevano l’esatto contrario a correntisti ed obbligazionisti (ergo ai piccoli risparmiatori), in barba ad ogni principio di etica e trasparenza. Sostenere che il danno arrecato ai risparmiatori sia solo un problema dei risparmiatori, significa dunque andare prima di tutto contro la Costituzione italiana, in secondo luogo contro svariati principi di giustizia e buon senso, favorendo un nuovo far west dove la fiducia negli istituti di credito deve essere ridotta a zero poiché nessuno può risarcire i truffati. 

Come ha spiegato e ribadito Imperatore, sono infatti questi stessi istituti che fanno fortissime pressioni ai loro dipendenti, minacciandoli di licenziamento se non vendono tot polizze a chiunque abbia la giusta disponibilità sul conto. E’ un gioco perverso che concordo non debba essere a solo carico dallo Stato, ma che di sicuro non può neppure essere lasciato impunito e pagato esclusivamente dal gabbato.

Lo Stato ha il compito di individuare e perseguire i colpevoli, assicurando alle vittime il giusto risarcimento, non certo quello di fare leggi e leggine da Ponzio Pilato o, ancor peggio, a tutela degli speculatori veri che possono sempre e comunque puntare soldi non propri e vincere anche se perdono. E voi che, come me, non avete mai investito un centesimo in obbligazioni né tanto meno nella finanza speculativa, piantatela di abbaiare contro chi ha avuto invece la prima opportunità ed ha deciso di operare una scelta diversa dalla nostra. Io ho rifiutato di farlo, perché i miei risparmi ho preferito investirli in un’azienda, ma non biasimo chi decide di puntare su titoli a basso rendimento e basso rischio. Non prendiamocela con chi ha deciso di comprare 100.000 euro di obbligazioni ed ha perso tutto, ma con chi ha bruciato miliardi e continua a farla franca. Altrimenti continueremo ad essere, al solito, i migliori alleati dei nostri stessi becchini. 

 


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Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital managment per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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