Le bufale su Ermes Mattielli e la giusta sentenza del giudice

Pubblicato il 9 November 2015 da Germano Milite | Per leggere questo articolo ti servono: 7 minuti | 74540
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Dopo la sentenza dello scorso mese di ottobre, che condannava l’artigiano veneto Ermes Mattielli per duplice tentato omicidio, l’uomo, stroncato poi da un infarto, è diventato il simbolo del nuovo far west legaiolo e fasciosfigato.

Il processo Mattielli è stato lungo e tortuoso, ma le dinamiche dei fatti restano decisamente chiare, anche grazie agli esami balistici accurati ed alle dichiarazioni dello stesso imputato, vittima sicuramente di uno Stato e di forze di polizia troppo spesso assenti e/o impotenti quando si tratta di punire piccoli crimini (ma il denaro trafugato dai grandi evasori e truffatori e poi “scontato” ci fa dire che rubare grandi somme garantisce ancor più impunità). L’artigiano veneto, subito dopo aver scaricato ben 14 colpi di pistola sui due nomadi che avevano cercato di trafugare alcuni cavi di rame ed aver reso invalido perenne uno dei due (all’epoca poco più che ventenne), aveva dichiarato: “Ero esasperato, oggi non lo rifarei più”, dimostrando molta più lucidità ed umanità dei consueti personaggiucoli che oggi, per mera convenienza elettorale, lo ergono a giustiziere meritevole di medaglie al valore e, cosa ben più grave, di emulazione.

I FATTI

Mattielli era infatti un umile rigattiere, vessato a quanto pare da diversi piccoli ma odiosi furtarelli (in tutto quattro). Un giorno, avendo colto in flagranza di reato due giovani ladri, ha impugnato la pistola e fatto fuoco. I due, che avendolo visto avevo preso la fuga e mollato la refurtiva, furono crivellati da 14 colpi. Uno di loro ricevette anche un colpo di pistola direttamente in faccia: mandibola rotta insieme ad otto denti, lingua perforata e segni permanenti. L’altro se la cavò con meno, ma anche lui porta ancora i segni di quella sparatoria. Voi direte, in preda al consueto spirito forcaiolo che necessita di pancia in attività e cervello inchiodato:”ben gli sta”. Io vi dirò che, emotivamente, condivido, che provo non poca antipatia nei confronti di chi ruba e che, umanamente, solidarizzare con il povero anziano – pure disabile – mi viene naturale.

Tuttavia, sia le testimonianze di Mattielli che gli esami balistici, rivelarono in maniera eclatante l’eccesso di legittima difesa, reato che viene contemplato persino in quella patria del Far West che sono gli USA. Agghiacciante, tra l’altro, la freddezza con la quale il condannato ferì i due nomadi e si accanì su di loro mentre erano agonizzanti ed immobilizzati. I giudici hanno considerato tutte le attenuanti e le aggravanti del caso ed emesso una sentenza pienamente in linea con quanto previsto dal nostro codice penale (e da quello di ogni Stato civile). 

IL TENTATO OMICIDIO NON E’ COME IL TENTATO FURTO

Lo stesso ex rigattiere, come detto, non nascose la propria esasperazione e si disse pentito del gesto, salvo poi tornare su suoi passi una volta divenuto simbolo eroico della Lega Nord, dichiarando: “Lo rifarei, ma non volevo uccidere”. Insomma: un uomo semplice e facilmente manipolabile; un “onesto lavoratore”, come piace dire, in preda alla rabbia cieca decise che il furto di qualche cavo di rame valeva la fucilazione sul posto e, per questo reato, subì un processo e venne condannato ad un risarcimento di 135.000 euro, tra l’altro fino ad oggi mai pagato. I due ladri, invece, vennero condannati a 4 mesi di reclusione (del resto avevano rubato ferraglia, non tentato di uccidere qualcuno). Non serve dunque un grande giurista per comprendere la macroscopica quanto sacrosanta differenza tra un tentato (piccolo) furto ed un tentato omicidio, che ha causato segni permanenti. Se la mia domestica prova a rubarmi un computer ed io la mando su una sedia a rotelle, giustamente, devo scontare una pena e risarcirla, perché il danno fisico e psicologico che io causo a lei è infinitamente maggiore di quello materiale che lei causa a me. Ripeto: non serve Perry Mason per comprendere il senso di questo principio base del diritto penale.

L’UNICA DOMANDA DA FARE A SALVINI

Se certamente risulta difficile non considerare lo stress psicologico e l’esasperazione di cui era preda Mattielli, viene però da chiedere ai vari Salvini ed affini, senza voler parlare d’aria fritta e senza voler fare facile propaganda sulla facile indignazione del basso volgo, se per questi signori la violazione di proprietà privata debba essere punita con pena di morte tramite fucilazione sul posto e senza processo. Fucilazione che può avvenire anche quando i ladri sono disarmati, chiaramente non minacciosi ed addirittura in fuga. Perché, signori, è solo di questo che stiamo parlando, ovvero della possibilità di permettere il “fuoco libero” contro chiunque entri in una nostra proprietà. “Ti vedo in casa mia e/o nel mio magazzino/giardino e prima sparo, poi penso”. Un approccio delirante e da minus habens che ci riporta indietro di millenni e che supera addirittura la legge del taglione, che comunque prevedeva mani mozzate ai piccoli ladri e non pena di morte. Chi quindi erge Mattielli a simbolo eroico, non ha scampo e deve anche ammettere che è favorevole ad introdurre la pena di morte per i ladri colti in flagranza di reato. A questo punto immaginiamo quali pene ci vorrebbero per chi, da milionario, evade milioni di euro o truffa il prossimo trafugando ben più di qualche cavo di rame.

LA PARTE (FORSE) “INGIUSTA”: IL RISARCIMENTO DEL LADRO

Mattielli era ed è dunque una vittima che ha però deciso di essere contestualmente carnefice. Non va demonizzato, né mitizzato, visto che non è certo con la consueta guerra tra poveri e la contestuale proposta di qualche demente legge sulla “legittima difesa” che si evitano i piccoli furti e si combatte la cosiddetta “microcriminalità”, assicurando maggiore “sicurezza”. Non c’è modo migliore per aumentare la sicurezza che combattere la povertà e l’emarginazione, punendo in maniera proporzionata chi commette crimini piccoli e grandi. Non è dando pistole e fuoco libero ai sempliciotti che si crea una società più giusta ma, Salvini e company, questo non hanno il coraggio di dirlo, prima che la capacità di capirlo.

Certo, risarcire il ladro che ha tentato di derubarci, può lasciare sgomento nell’opinione pubblica. Uno sgomento che non mi sento di biasimare in toto, anzi: se invadi la mia proprietà e tenti di privarmi dei miei beni, il tuo “infortunio” sul lavoro non devo pagartelo io e se finisci ferito anche gravemente a causa di una mia azione, il problema è tuo. Peccato che questa eventualità non sia prevista dal nostro (e non solo dal nostro) codice penale e che, in ogni caso, eventuali modifiche non dovrebbero riguardare la libertà di sparare a chiunque, ma semmai l’impossibilità per i ladri feriti di richiedere risarcimenti. Ma è cosa ben diversa dalla pretesa di giustizia fai da te avanzata negli ultimi tempi. Del resto, se tutti potessimo armarci e sparare con facilità a chiunque violi la nostra proprietà privata, anche i ladri troverebbero il modo di procurarsi una pistola e le sparatorie (insieme a morti e feriti), sarebbero molto più frequenti. 

BUFALA: LO STATO NON DOVRA’ RISARCIRE I LADRI

E, per concludere, sfatiamo anche il consueto e patetico codazzo di disinformazione razzistoide e cialtrona che si palesa quasi sempre insieme ad accadimenti come quello appena descritto. A differenza di ciò che riportano certi siti di (dis)informazione, infatti, sempre secondo la legge, lo Stato non ha alcun obbligo di risarcimento nei confronti dei ladri. Nella fattispecie, il patrimonio residuo di Mattielli, neppure raggiunge i 135.000 euro che il giudice ha (giustamente) stabilito come risarcimento. Tuttavia, semplicemente, i due ladri rimarranno con ciò che potranno recuperare dall’eredità dell’artigiano, che non aveva figli o parenti stretti. Come detto, il fatto che a fronte del tentato furto di cavi di rame io subisca un danno fisico e psicologico permanente, prevede in maniera sacrosanta un risarcimento. Questo non per “premio” alla mia azione di ladrocinio, ma per il principio secondo il quale si calcola un “saldo” tra danno arrecato (zero euro) con il tentato furto e quello arrecato con i danni fisici permanenti ricevuti. Se non si è in accordo con questo principio, allora si torna alla domanda precedente: vogliamo la legge del taglione ed il regolamento di conti di stampo medievale per i piccoli furti? Tra l’altro in questo caso neppure avvenuti in casa ma in un magazzino? Se la risposta è sì, dovremmo solo perdere diritto di voto e parola. Se è “no”, non c’è altro da aggiungere.


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Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital managment per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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