Una serie di sfortunati (e deludenti) eventi

Manuela Stacca

Classe 1991. Laureata in Scienze delle Lettere e della Comunicazione, lavora come freelance per diverse testate giornalistiche. Appassionata di cinema, serie tv e moda.

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Prima o poi doveva succedere. Doveva succedere che Netflix, la tv in streaming che fin’ora ha sfornato serie di qualità e successo una dopo l’altra, inciampasse in uno show poco riuscito e deludente. Una serie di sfortunati eventi, tratta dalla serie di romanzi omonimi di Lemony Snicket (pseudonimo di Daniel Handler), sfortunatamente non riesce nel suo intento, ovvero impedire che il lettore “guardi altrove”.

Nel 2004 era uscito nelle sale la prima trasposizione dei romanzi, con un Jim Carrey in gran forma a dare il volto al cattivo e diabolico Conte Olaf, causa scatenante di una serie di sfortunati eventi che si susseguono ai danni dei piccoli intelligenti Baudelaire, diventati orfani dopo un misterioso incendio. Il film non è certo un capolavoro, ma riusciva con un ritmo serrato e un susseguirsi di gag efficaci a raccontare con ironia le vicende di Violet, Klaus e Sunny Baudelaire. Ed è proprio ciò che invece viene a mancare nella nuova trasposizione di Netflix: gli otto episodi sembrano davvero essere troppi per raccontare la storia, continuamente interrotta dal narratore Snicket (impersonato da un distinto Patrick Warburton), che procede con un ritmo fin troppo lento. Tra uno sbadiglio e l’altro, assistiamo a situazioni buffe che non sempre riescono a strappare una risata, nonostante il taglio volutamente comico a cui lo show tende.

Certo, non possiamo negare la meravigliosa opening, capace sin da subito di entrarti in testa, così come non si può non apprezzare la fotografia plumbea debitrice di Tim Burton o le scenografie favolistiche alla Wes Anderson, insieme ad alcune battute e trovate davvero geniali. La serie è un perfetto esempio di metatelevisione che gioca, stuzzica e prende in giro lo spettatore, in maniera intelligente e autoreferenziale, rompe la quarta parete senza troppe cerimonie e si rivolge direttamente al pubblico, sottolineando continuamente la finzionalità del mezzo e l’artificiosità di un racconto popolato da adulti imbecilli e arrivisti, in cui i bambini non vengono mai ascoltati. Eppure, a conti fatti, Una serie di sfortunati eventi delude su troppo fronti le alte aspettative. E una delle più grandi note dolenti, risiede proprio nel bizzarro personaggio del Conte Olaf e nel suo interprete: Neil Patrick Harris (il famoso Barney di How I Met Your Mother) cerca in tutti i modi di essere convincente, divertente ed esilarante – con tanto di faccette e smorfie di ogni genere -, ma finisce solo per essere assurdamente sopra le righe e teatrale, tratteggiando un personaggio macchiettistico che sembra solo una copia mal riuscita di quello portato al cinema dall’inarrivabile Jim Carrey.

Anche il resto del cast, pieno zeppo di guest star che il pubblico non farà fatica a riconoscere, non brilla particolarmente ma soccombe ancora una volta se messo a confronto con le rispettive versioni cinematografiche. Del nuovo show originale targato Netflix rimane dunque un prodotto dai buoni intenti e dallo stile originale, che sfida se stesso e lo spettatore provando a fare un altro salto di qualità, senza però riuscirci.

Una serie di sfortunati eventi avrà dissuaso il pubblico dal proseguire la visione? Sfortunatamente, forse sì.

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Manuela Stacca

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netflix una serie di sfortunati eventi Jim Carrey

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