Nell’ora violetta di Sergio del Molino, una lezione sul dolore e sull’amore – di Isabella Borghese

Lo scrittore Sergio del Molino autore de "Nell'ora violetta"
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Nell’ora violetta. Un libro, un sentimento.

“Figlio, dove hai male, che posso fare per te? Nel tuo lettino respiri e sudi con gli occhi aperti, guardando qualcosa che non c’è, concentrato nel tuo dolore”. Pablo, il figlio di Sergio del Molino aveva la leucemia e il padre, “Non mi sono sentito mai così solo e non avevo mai avuto tanta paura in vita mia”, ha scritto, raccontando ai lettori e alle lettrici le conseguenze di questa malattia nella sua vita, come in quella di Cris, sua moglie; e lo ha fatto pure narrando un’agonia lunga quasi due anni, terminata con la morte di Pablo – non certo del dolore, in chi ancora vive, è la fine. Del Molino sa narrare anche questa continuità del dolore, questo sentimento che lo lega al figlio nel tempo, anche quello successivo al suo decesso.

Nell'ora violetta Sergio Del Molino Traduttore: Maria Nicola Editore: Sellerio Editore Palermo
Nell’ora violetta
Sergio Del Molino
Traduttore: Maria Nicola
Editore: Sellerio Editore Palermo

Una lettura toccante, dunque, diventa subito Nell’ora violetta di Sergio del Molino, tradotto da Maria Nicola per Sellerio e pubblicato in Italia nel mese di marzo 2017; una lettura non meno coinvolgente. Nessuno lascerebbe indifferente.

Nelle pagine, nel racconto della malattia di Pablo, difatti, diventa un sentimento comune soffrire con Sergio e Cris; come comune è il sentire l’amore di questi genitori per il loro Pablo. Se in effetti ci sia più sofferenza, o più amore, non è chiaro. Entrambi dominano il libro.

Ma è inevitabile, quasi da subito, domandarsi come si fa a sopravvivere alla morte di un figlio di poco più di un anno (che è anche la morte di un figlio-bambino). E’ un fatto talmente raro e così impensabile che neanche esiste un nome per definire i genitori che restano senza figli. Non si è pensato di coniare un nome per identificarli. Una sola parola non esiste.

E’ facile anche domandarsi, durante questa sopravvivenza, che inizia a manifestarsi durante il patimento del corso della malattia di Pablo, come sia possibile assegnare alla quotidianità uno spazio umano di vita, che a piccole dosi, nei momenti possibili, permette di parlare di felicità.

Di qualcosa di simile a essa. Del Molino lo sa e lo narra. Come nel giorno del primo compleanno di Pablo, quando la malattia già si era manifestata e allora diventa delicato e commovente il racconto che Del Molino fa di quei momenti; è una parentesi di gioia, un’intermittenza – Il grado massimo del benessere, li ha definiti Mario Benedetti, questi attimi – e l’autore ne coglie (tra i vari) uno, è “Pablo, sul suo seggiolone, al centro del mondo. (..) Niente punture, niente flebo, niente pigiami dell’ospedale. Qualcosa di molto simile alla felicità”.

Qualcosa di molto simile a essa Del Molino ha così saputo riconoscere, sentire e raccontare. Una “quasi felicità”, quella poi narrata, che in questo libro non si può mai scindere dal dolore; perché esso è lì, durevole, persistente. Turba quando scopriamo la malattia di Pablo, quando leggiamo dei ricoveri subiti, delle visite improvvise e impreviste e delle corse in ospedale.

Ma Nell’ora violetta commuove anche e commuove non poco per quanto amore Del Molino sa mettere nelle pagine e nelle relazioni di Pablo con i medici, o meglio nel modo in cui veniva seguito, curato e amato da tutte, da tutti.

A fine lettura si scopre che il titolo del romanzo arriva da T. S. Eliot; nella Terra desolata è “il fremito prima della fuga”, l’ora in cui si abbandonano le convenzioni e si indossano “le maschere” che si preferiscono per presentarsi al mondo”. Esiste, ci racconta Del molino, dunque, solo come momento di passaggio. Un momento che lui non si era ancora impegnato a cercare. Per lui quello della scrittura di questo libro era il tempo in cui  Io sono il mio dolore e il mio dolore sei tu, ha scritto del Molino riferendosi a Pablo.

Sono trascorsi, oggi, diversi anni dal decesso del figlio. Curiosamente, a fine lettura, ho cercato Del Molino. Quale sia oggi il suo rapporto con il dolore, poterlo scoprire, mi è parsa quasi più una premura che una curiosità.

“La mia relazione con il dolore è la stessa. Il dolore mi tiene attaccato a mio figlio, è il ricordo di lui. Non è cambiato quasi nulla, solo l’intensità – mi ha spiegato -. Logicamente con il dolore ci vivo, nel tempo riesco a controllarlo. In un certo senso per me è come una invalidità, come se mi mancasse un braccio o mi mancassero le gambe, o un sentimento. Posso continuare a vivere, sì, certo – ha ammesso – ma con questa restrizione. E posso anche essere felice”. Sei felice? Gli avrei domandato a questo punto, ma del Molino mi ha anticipata. “Di fatto – è questo il suo racconto sulla vita di oggi –  sono felice, però ho una coscienza del dolore che la maggior parte delle persone con cui mi relaziono non ha e questo mi allontana da loro. Mi rende peggiore. Meno empatico. Un amico peggiore. Il dolore mi rende egoista – spiega di sé – e non mi fa capire i dolori piccoli e quotidiani delle persone. E’ difficile relazionarsi con me; è difficile, per me, avere quell’intimità che richiede la comprensione”.

Nell’ora violetta, una lezione sul dolore e sull’amore; il racconto dell’inconsapevolezza di Pablo di quanto stava accadendo e il racconto della consapevolezza di Sergio e Cris. Due racconti differenti nella stessa storia d’amore e di dolore.

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Isabella Borghese è nata a Roma dove lavora come giornalista e ufficio stampa. Dirige dal 2015 l’agenzia di comunicazione Book Media Events. Ha scritto il reportage “Da ex fabbrica occupata a «città» multietnica” per la rivista Reportage. Dalla sua parte (2013, Edizioni Ensemble) è il suo esordio. Curatrice delle antologie: Sto qui perché una casa non ce l’ho (2013 Edizioni Ensemble, con Ascanio Celestini, Paolo Berdini e Walter De Cesaris) e Una bella bici che va (Giulio Perrone editore, con Stefano Benni, Fulvio Ervas, Andrea Satta); è inoltre ideatrice del progetto stylish editoriale Livres & Bijoux (2009) e della giornata nazionale Gruppo di Lettura Day

Redazione Cultura

la Cultura di Young, diretta da David Colantoni.

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Isabella Borghese Sergio del Molino nell'ora violetta letteratura spagnola critica letteraria

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