L’inquietante novità storica delle elezioni in Germania

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Dopo i risultati delle elezioni politiche in Germania, che hanno registrato grosse perdite per il CDU e l’SPD, si profila una nuova coalizione “Giamaica”, dal colore dei partiti coinvolti, la CDU, della Merkel, i liberali dell’FDP e i Verdi, visto il rifiuto di Schulz, il nuovo capo della SPD a tornare alla Grosse Koalition.

Rimane però lo straordinario e storico risultato ottenuto dal partito di estrema destra Alternative für Deutschland che con più del 13% dei voti diventerà il terzo partito nel Bundestag (ndr il parlamento tedesco). Come affermano certi commentatori, ora più che mai lo spettro del nazionalismo radicale si aggira per l’Europa.

Parla di questo fenomeno Andrea Mammone, ricercatore di Storia Europea presso la Royal Holloway della London University, attento studioso dei movimenti di estrema destra sul continente.

Secondo Mammone “Il concetto di solidarietà in Europa è stato bastonato da certe politiche ed ora ne vediamo più che mai le conseguenze. Non ci si deve sorprendere se certe parti della popolazione che è stata vittima proprio di queste politiche, e in parte anche di una sua intrinseca ignoranza, votino alla fin fine contro gli immigrati, contro i diversi. Questo si è visto soprattutto in Grecia. E’ mancata in generale, la solidarietà dall’alto e quindi finisce per mancare quella dal basso. L’esempio della Germania ne è una conferma”.

partito di estrema destra Alternative für Deutschland

L’INTERVISTA:

Cosa c’è dietro il successo dell’AFD?

Il fatto che l’estrema destra abbia avuto un simile successo proprio in Germania, fatto di per sé problematico per paese visto il suo passato storico particolare, è emblematico di una tendenza ormai chiara in Occidente: il rigetto del diverso, in un momento di crisi economica.

Più specificatamente come può descrivere questo fenomeno?

C’è uno sentimento di paura che porta a un desiderio di difendere lo stato nazione, alla voglia di chiudersi comunque in piccole comunità chiuse. E’ da vedere poi se questa paura abbia delle fondamenta reali, o sia magari un problema immaginario, almeno per ora, e anche frutto anche d’ignoranza,

Ma in realtà non si è parlato molto di immigrazione durante la campagna elettorale.

No, ma il senso di paura rimane e non mi riferisco solo a quella dell’immigrazione – per esempio con il timore che possa incidere sul welfare e la sanità pubblica, o portare a cambiamenti nella cultura europea – ma anche dell’Islam, associato da molti alla violenza dell’ISIS. Senza dimenticare che anche nel partito della Merkel certi elementi l’hanno invitata a frenare sull’accoglienza ai rifugiati.

La Merkel in effetti ha frenato recentemente, ma questo non l’ha portata a un successo strepitoso.

Questa pare la dimostrazione che anche quando dei partiti moderati sposano in qualche maniera la causa nazionalista anti-immigrazione ciò non li aiuta necessariamente a portare via dei voti all’estrema destra.

C’è anche da considerare il fatto che molti dei seguaci di AFD vengono dalla ex-Germania dell’Est.

Certo: la parte orientale della Germania è più “povera” e questo alimenta un senso di esclusione che a sua volta accresce la tendenza al rifiuto dei rifugiati.

Ma a parte il fatto che, nonostante certe statistiche comparative con il resto dell’Europa la Germania non è così “ricca” come si vuole credere, questo risultato mostra un’intrinseca debolezza della sinistra.

Sì, soprattutto della sinistra socialdemocratica (e in parte anche di quella più radicale). Schulz può anche criticare il CDU, ma non bisogna dimenticare che negli ultimi anni il suo partito è stato in alleanza di governo proprio con questo partito. E questo ha spinto molti elettori, compresi quelli che prima si astenevano, a scegliere qualcosa di “diverso”.

Adesso però Schulz sembra determinato a non ritornare a una Grosse Koalition con il CDU.

Sì, e penso che questo sia positivo. Ritornare al governo con il CDU significherebbe bruciarsi di nuovo e quindi questo rifiuto potrebbe aiutare l’SPD a rafforzarsi nel medio termine. Senza dimenticare che in Germania, almeno finora, non è esistita una vera opposizione.

Ma a proposito di “opposiziome”, questo AFD ora relativamente forte, cosa può fare?

Beh innanzitutto bisogna considerare che per la prima volta dal 1945 siede in parlamento un partito apertamente nazionalista e questo ha rotto un tabù. Senz’altro l’AFD si darà da fare per “rompere le scatole” alla coalizione di governo, ma bisogna tenere a mente che esistono delle leggi speciali nella costituzione che non permettono l’espressione pubblica di certi valori.

Quindi non potranno esagerare?

No, e cercheranno magari di darsi un abito moderato. Proprio perché se esagerano potrebbe addirittura essere costretti, legalmente, a sciogliersi come partito. Ma nonostante ciò rimane un problema.

Quale?

Che si continuerà a dare visibilità a certi temi e questo potrebbe portare la Merkel e la sua nuova coalizione a muoversi verso certe politiche anti-immigrazione. Dopo tutto l’AFD sarà ora il terzo partito in parlamento e quindi in qualche maniera diretta o indiretta avrà una sua minima influenza. Senza dimenticare che la Merkel e il suo partito, proprio per non perdere ulteriori voti, potrebbe esaudire certe richieste dell’AFD.

Intanto, in giro per l’Europa, i vari Salvini, e Le Pen stanno festeggiando.

Certo, più che comprensibile, e secondo me questa specie di fratellanza europea di partiti e movimenti di estrema destra va avanti ormai dagli anni ’20 del secolo scorso, e a mantenerla ci sono anche certi media, e in più intellettuali e studiosi sparsi per il continente.

E in Italia, specificatamente, quale potrebbe essere il riflesso di questa avanzata dell’AFD?

Beh, in Italia nessun partito si è mai dichiarato apertamente di destra estrema, anche se, al limite, Fratelli d’Italia ci si avvicina abbastanza. C’è poi il vecchio concetto berlusconiano dell’alleanza dei moderati.

Ma a proposito di Berlusconi, in un’eventuale alleanza elettorale tra Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia, costui forse dovrà fare delle minime concessioni alle istanze populiste di destra.

Sì, perché, dopo tutto, Berlusconi non ha più la stessa forza di un tempo, però, tengo a ribadire, questi elementi di destra c’erano anche prima e ciascuno con la sua influenza.

Ma anche il Movimento Cinque Stelle a volte sembra cadere su posizioni ambigue per ciò che riguarda immigrazione e la UE.

Penso che il M5S dovrà chiarire su questo le sue posizioni, per farci capire da che parte stanno in realtà.

Però sembrano almeno essersi ritirati dalla vecchia proposta di referendum sull’euro.
Sì, però rimane appunto una certa ambiguità in generale sui temi Europa e immigrazione, soprattutto visto che è una forza che vuole andare al governo. E senza dimenticare che nel movimento ci sono senz’altro molti elementi tendenzialmente nazionalisti.

Intanto, oltre oceano, The Donald nel suo discorso all’ONU ha sottolineato apertamente il concetto di “sovranismo”.

Questo conferma ciò che dicevo fin dall’inizio: ormai in tutte le società occidentali soffia questo fenomeno che porta a parlare di sovranità, di gretta difesa dello stato-nazione.

Attilio De Alberi

Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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