Trump ed il Fascismo, USA Style

CHARLOTTESVILLE, USA - AUGUST 11: Neo Nazis, Alt-Right, and White Supremacists encircle and chant at counter protestors at the base of a statue of Thomas Jefferson after marching through the University of Virginia campus with torches in Charlottesville, Va., USA on August 11, 2017. (Photo by Samuel Corum/Anadolu Agency/Getty Images)
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I fatti di Charlottesville in Virginia, laddove i vari suprematisti bianchi e gruppuscoli neo-nazisti hanno esibito l’aspetto più becero della cultura americana, causando, tra l’altro, la morte di una ragazza di 32 anni, hanno fatto salire la temperatura politica nel paese.

Al di là delle quasi comiche (sì, ridere per non piangere) e decisamente contraddittorie uscite del presidente Trump a commento dei fatti di Charlottesville, ormai le dimostrazioni e le contro-dimostrazioni di marca fascista e anti-fascista, da Boston a Austin, da Atlanta a Los Angeles, si susseguono, mentre nel profondo Sud degli States si sta diffondendo la richiesta che le statue degli eroi pro-schiavismo della Guerra Civile vengano abbattute. Intanto la satira politica rivolta a una presidenza a dir poco anomala impazza. I lettori potranno trovare un paio di divertenti campioni alla fine dell’articolo.

Altra grossa recentissima novità è l’uscita di Steve Bannon, ideologo chiave del trumpismo, dall’entourage ufficiale di Trump. Costui non è più Chief White House Strategist (Capo Strateghi della Casa Bianca), e se ne ritorna alla redazione di Breitbart News, organo dell’Alt-Right (Destra Alternativa), grazie alle pressioni degli elementi più moderati dell’inner circle trumpiano – a cominciare con il genero Jared Kushner. In ogni caso è prevedibile che l’influenza di Bannon sulla presidenza continuerà inalterata in un modo o nell’altro, e, in ogni caso, dal punto di vista mediatico costui continuerà a soffiare sul fuoco.

Sui fatti di Charlottesville e sul loro significato più profondo parla a YOUng Mark LeVine, ricercatore radical di storia alla University of Southern California, Irvine.

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L’INTERVISTA:

Qual è stata la tua prima reazione ai fatti di Charlottesville?

La mia prima reazione all’inizio della dimostrazione razzista e nazista è stata questa: speriamo che la contro-protesta sia armata.

E’ forse interessante notare che i gruppi dell’Alt-Right abbiano ottenuto un permesso ufficiale di portare avanti la loro dimostrazione…

Beh, questo è comprensibile dal punto di vista legale: dovrebbero avere il diritto costituzionale di organizzare una marcia. Dico solo che dovrebbero anche essere superati numericamente da una contro-protesta di sinistra, e armata.

Ma questo, in generale, non potrebbe portare a degli scontri veri e propri?

Quando dico che l’opposizione a questi gruppi di estrema destra dovrebbe essere armata, mi riferisco alla possibilità di difendersi, non di attaccare. D’altra parte ricordiamo che durante la lotta per i diritti civili negli anni ’60 i neri erano armati, ma, ripeto, a puro scopo protettivo.

E il ruolo della polizia?

Su questo punto vorrei far notare che si parla sempre di più di un’infiltrazione degli estremisti bianchi tra i ranghi non solo della polizia, ma anche dell’FBI. In altre parole: ci stiamo muovendo verso la creazione di uno stato de facto fascista e razzista.

Ci sono dei leader specifici dietro queste dimostrazioni, per esempio David Duke (ndr l’ex capo dell’KKK, che ora vuole candidarsi al Congresso)?

Ci sono senz’altro personaggi come Duke o Richard Spencer (ndr uno dei fondatori dell’Alt-Right), ma bisogna tenere a mente che esiste un’intera costellazione di gruppuscoli, ognuno con il suo leader, quindi non si può parlare di uno specifico, unico leader. Ciò che li accomuna, a parte l’ideologia suprematista bianca, è l’impeto alla violenza. Direi che siamo praticamente entrati in una forma, anche se blanda, di guerra civile negli USA. Non è ancora dominata del tutto dalla violenza, ma ci stiamo muovendo in quella direzione.

Si può dire che, in generale, tutti questi gruppi si sentono in qualche maniera “protetti” dall’amministrazione Trump?

Cito solo un nuovo video appena uscito in cui si vede un poliziotto picchiare brutalmente un cittadino di colore. Trovo ciò indicativo: ci troviamo di fronte a uno stato de facto razzista. In altre parole, non si può separare il razzismo dei rappresentanti dello stato dal razzismo dei suprematisti bianchi.

Ma a parte i supporter di questi estremisti, in generale, come ha reagito la cittadinanza USA – sto parlando dell’agricoltore del Kansas, piuttosto che del negoziante di Brooklin – di fronte ai fatti di Charlottesville?

Sotto la presidenza Trump il razzismo ha perso la capacità di controllare sé stesso e quindi è più facile che venga allo scoperto e credo che la gente comincia a rendersene conto. Da un certo punto di vista questo è uno sviluppo positivo.

In che senso? Come se si scoprisse un cancro e quindi si avesse magari la possibilità di sconfiggerlo?

Questa è una bella analogia: il cancro del razzismo è ormai venuto allo scoperto e da qui nasce la decisione-possibilità di combatterlo con una qualche forma di “chemioterapia politica” che permetta anche di far rinascere una società più sana.

E che dire della resistenza a questo inquietante sviluppo da parte dell’establishment politico, che sia democratico o repubblicano?

Obama ha lanciato un tweet citando Nelson Mandela: trovo questo patetico, nel senso che non ha nemmeno azzardato una dichiarazione pubblica. In generale, l’establishment democratico e quello repubblicano, con qualche rara eccezione, sembra comportarsi in maniera piuttosto passiva. E comunque ogni reazione sembra permeata da una profonda ipocrisia.

A parte le ridicole uscite sui fatti di Charlottesville, come sta andando la presidenza Trump, a cominciare dal Russiagate?

Con il Russiagate le cose stanno andando molto lentamente, il che, paradossalmente, è positivo, nel senso che più a lungo Trump rimane al potere e più s’indebolirà e con lui tutto quello che c’è dietro. Trump ci dà la possibilità di guardarci bene e scoprire cosa c’è che non va nella società americana prima che sia troppo tardi.

Si parla di una possibile candidatura di Bernie Sanders nel 2020…

Certamente Sanders sarebbe il miglior presidente possibile, ma ho dei dubbi sulla sua età… Sarebbe meglio un candidato quarantenne con le sue idee, ad essere sincero.

In uno dei tuoi scritti, ispirato un po’ dai Zapatisti (ndr i creatori di uno stato autonomo e radicale in Chapas, Messico) che ben conosci, parli della necessità, a questo punto, della creazione di “spazi sicuri” negli USA, cioè liberi dal suprematismo bianco e dal razzismo. Ma non esistono già i cosiddetti stati e città “santuario”?

Beh, queste isole anti-Trump dovrebbero rafforzarsi più che mai e offrire un’alternativa all’attuale follia dello Stato.

Link al Late Show with Stephen Colbert

Link a Saturday Night Live

Attilio De Alberi

Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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