2017 – L’anno dei robot

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Si dice che il 2017 sia l’anno dei robot o, come certi lo chiamano, del cosiddetto RoboSapiens. In altre parole i robot stanno diventando sempre più sofisticati nella logica e nei comportamenti: insomma la famosa A.I. (Artificial Intelligence) sta diventando sempre più “intelligente” – a netto, ovviamente, di quella ormai nota come “intelligenza emotiva”.

 

Mentre sia Google che Uber stanno facendo grossi progressi nel campo delle auto senza guidatore e in California aprono supermarket e ristoranti senza personale, l’AD di Microsoft, Satya Nadella, conferma che il 2017 rappresenta un anno-chiave per la robotica. «Vogliamo portare l’intelligenza in ogni cosa, dappertutto, e per chiunque», e annuncia una quantità di nuovi sistemi: l’aggiornamento del Translator la piattaforma capace di tradurre in simultanea tra gruppi di persone che parlano lingue diverse, e la chatbox “Zo”, che costruisce sofisticati colloqui uomo-macchina.

Naturalmente questo salto in avanti ci porta più che mai a chiederci quale tipo di società sarà quella dove i robot sostituiranno sempre di più l’uomo. Già ora, per fare un esempio, potremmo dubitare sull’opportunità di andare in un ristorante con camerieri-robot efficientissimi, ma privi di quel “calore umano” che magari cerchiamo quando decidiamo di andare a mangiar fuori.

E su questo punto filosofi e scienziati si dividono tra pessimisti, come Stephen Hawkings, che vede scenari inquietanti Terminator style, e ottimisti che intravedono al contrario grandi possibilità nella complementarietà tra l’Homo Sapiens e il RoboSapiens.

Parliamo di tutto questo con Maurizio Fermeglia, Rettore dell’Università di Trieste, ed esperto in robotica. Specificatamente, Fermeglia si occupa da anni di modellistica molecolare multiscala, sia nell’ambito della scienza dei materiali che della scienza della vita.

L’INTERVISTA:

Qual è la sua più recente esperienza operativa con la robotica?

Stiamo lavorando con le Assicurazioni Generali che hanno appunto la sede principale qui a Trieste.

Mi sta dicendo che un giorno il lavoro di agente di assicurazioni potrà essere svolto da dei robot?

Credo proprio che ci si stia muovendo in questa direzione. Basta già vedere l’impatto che ha avuto internet sulle assicurazioni delle auto, non su quelle per la vita, nei grossi gruppi. Qui il numero di lavoratori operativi è già decresciuto notevolmente.

In che senso il 2017 è l’anno dei robot?

Il 2017 non è solo l’anno dei robot, ma, in generale, un anno di grande espansione della digitalizzazione e di intelligenza artificiale. Tutto questo sta avendo un grande sviluppo nel corso del 2017, ma stiamo comunque parlando di un’ondata che certamente non si potrà fermare e continuerà per molti anni.

In cosa consiste il salto?

Possiamo dire che c’è maggiore consapevolezza oggi rispetto a poco tempo fa di ciò che i robot potrebbero e potranno fare per gli umani. In realtà, negli ambienti prettamente tecnico-scientifici si parla da anni delle varie possibilità. Oggi si esamina anche l’impatto che la robotica potrà avere nella vita di ogni giorno.

Soprattutto nel campo del lavoro, immagino.

Sì, questo è un tema molto importante: capire fino a che punto l’uomo potrà essere sostituito da una macchina.

Nel campo dell’industria produttiva la robotica si è già affermata alla grande, basti pensare alle catene di montaggio, ma ora si parla di un nuovo sviluppo nel campo dei servizi. Roba da fantascienza quasi.

Beh, sarei un po’ più cauto. Non sempre quanto viene descritto dalla fantascienza si avvera, e se si avvera, magari si avvera in un arco di tempo molto più lungo di quanto uno può credere.

Quindi dove possiamo vedere già un passo in avanti?

Nei supermercati, in certi ristoranti e anche nei servizi per gli anziani. Poi c’è tutta un’area di controllo delle macchine, dove i robot possono scambiarsi dei dati senza che sia necessario un intervento umano. Ora c’è ancora una certa interazione uomo-macchina. In futuro ci sarà sempre di più un’interazione macchina-macchina.

Ma, per esempio, è concepibile l’uso dei robot nei call-center, per cui non sarà più un umano a chiamare e/o rispondere?

Certamente quella sarà la prossima industria in cui la robotica avrà un notevole impatto. Secondo certi analisti si parla di una sparizione al 99% dei call-center entro il 2030.

Lo stesso si può dire della robotica nel campo dell’assistenza agli anziani?

Sì, e qui non si parla di fantascienza. In Giappone robot che si occupano degli anziani sono già operativi. Questo nasce dal fatto che in questo paese il tasso d’invecchiamento è molto alto.

E’ forse il Giappone il paese più avanzato nel campo della robotica?

Il Giappone è senz’altro uno dei paesi più avanzati, come si può dedurre da queste applicazioni nel campo dell’assistenza agli anziani, ma non dimentichiamo che anche gli USA sono molto avanti: basti pensare ai progressi nel campo dell’intelligenza artificiale compiuti a Silicon Valley.

E l’Italia?

L’Italia fa il suo: in questo momento è al secondo posto in Europa, dopo la Germania. Ma si parla soprattutto di automazione nel campo industriale.

Ci faccia qualche esempio di innovazione in questo campo.

Possiamo parlare dello sviluppo di un nuovo materiale basandosi su nanotecnologie, sfruttando la struttura della materia, per ottenere delle proprietà fisiche ed elettriche particolari: questo può avere delle applicazioni particolari nel campo dell’industria automobilistica ed aerospaziale. Un’altra applicazione è nel campo farmaceutico, laddove certe macchine possono aiutarci ad utilizzare dei farmaci in maniera più oculata, per esempio, nella sconfitta del cancro. In pratica tutto questo può essere portato avanti risparmiando molto tempo, proprio grazie a un processo di digitalizzazione che si occupa, autonomamente, della simulazione necessaria.

Come rettore di un’università, vede la possibilità, in futuro, di sostituire i docenti con dei robot, capaci non solo di spiegare una materia, ma anche in grado di rispondere a delle domande specifiche da parte degli studenti?

Questo è concepibile in un futuro magari ancora lontano. D’altra parte io stesso, quando insegno, spesso mi servo della rete per recuperare delle informazioni che il mio cervello ha dimenticato. D’altro canto è difficile che il cervello di un robot possa diventare come un cervello umano.

In che senso?

Tanto per cominciare, oggi come oggi, i robot hanno una grande difficoltà a interpretare le cose. Quello che non riescono a gestire è ciò che ultimamente viene definito come “capitalismo intellettuale”.

Cosa s’intende per “capitalismo intellettuale”?

Questo nuovo termine ingloba cose a noi ben note: il senso comune, l’immaginazione, la creatività. Tutto questo un robot, almeno per ora, non può averlo.

E l’etica no?

Certo, anche l’etica. E potremmo aggiungere la religione. Ma tanto per fare un esempio molto semplice: non mi prefiguro un robot in grado di raccontare una barzelletta.

Anche se la sa a memoria?

Non basta sapere una barzelletta a memoria: bisogna anche saperla interpretare e adattarla magari all’audience che uno ha di fronte, capire qual è la barzelletta giusta da raccontare in un certo contesto. Lo stesso discorso vale per un docente che ha di fronte a sé un certo numero di studenti e deve guardarli negli occhi quando spiega un soggetto.

Quindi in quale tipo di lavoro il robot può tranquillamente sostituire l’umano?

Nei lavori ripetitivi, meccanici, come per esempio quelli degli operai alle catene di montaggio, ma anche degli intermediari come appunto si diceva nel settore assicurativo e dei call-center. Ma non vedrei un robot che si mette a fare il giardiniere: è un’attività troppo complessa per un robot.

Tutto ciò potrà portare a una crescente disoccupazione o non occupazione. Non è preoccupante?

Certo che c’è da preoccuparsi, ma ripeto, questa sostituzione non può avvenire da un giorno all’altro, anche perché implicherà notevoli investimenti. Quindi, idealmente, ciò dovrebbe lasciare il tempo utile ai programmatori sociali e ai politici di trovare una soluzione al problema.

D’altra parte questo tipo di robotizzazione significherà la morte del taylorismo umano e quindi, in positivo, ci sarà più spazio per lavori creativi.

Esatto, sarebbe lo sviluppo di quel capitalismo intellettuale a cui accennavo.

Ci sarà poi un grande sviluppo nelle auto-robot, come abbiamo già visto con la Google Car.

Sì, però prima di acquistare una Google Car vorrei vederla in azione per le strade del Cairo, e non solo per quelle più tranquille della California.

Per fare degli esempi cinematografici come vede, nel senso di capacità di prevedere il futuro robotico, 2001 Odissea nello spazio e Bladerunner?

Beh, possiamo dire che a una situazione come quella di2001 Odissea nello spazio ci siamo già praticamente arrivati, mentre gli androidi forniti di emozioni diBladerunner non esistono e, appunto, mi chiedo se esisteranno mai.

Attilio De Alberi

Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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