Corbyn, il “vecchio vino rosso” che piace ai giovani

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Con il suo programma, che certi magari giudicheranno “vetero”, Corbyn non si è aggiudicato la residenza a Downing Street, alla quale la sua rivale Theresa May, il Primo Ministro Tory si è caparbiamente aggrappata alleandosi con gli unionisti di destra nord-irlandesi. Dopo aver miseramente perso la sua scommessa iniziale delle elezioni anticipate, ha recuperato, e di molto, il disavanzo elettorale Labour smentendo tutti i pronostici.

Ma al di là dei calcoli politici o strettamente partitici, il punto chiave è che Corbyn ha trionfato nel suo intento attenendosi a un programma che favoriva gli ultimi e tra di questi i giovani. Nel Regno Unito i giovani, come nel Bel Paese, sono bistrattati da un’economia in crisi: il tasso di disoccupazione tra le nuove generazioni è al di sopra di quello medio. Si parla del 15%, ma, secondo certi osservatori, ci si trova di fronte a un tasso molto più alto grazie a un sistema statistico furbetto che non considera disoccupati coloro che, licenziati, cercano un nuovo lavoro (in Germania si fa lo stesso).

Il programma di rinascita economico di Corbyn è agli antipodi di quello propugnato dai conservatori, appassionati di tagli – tra i tanti quelli alle forze di polizia, con gli effetti che abbiamo visto nel settore della lotta al terrorismo. Qui si parla di pesanti interventi statali di stampo keynesiano, soprattutto nel campo del welfare, della sanità e dell’educazione (last but not least, la proposta di non far pagare agli studenti le tasse universitarie) di aumento dei salari, di tassazione progressiva.

No, qui non si parla di eliminazione del capitalismo o di assalto a Buckingham Palace – che sarebbe l’equivalente inglese del mitico Palazzo d’Inverno. Ci hanno provato, soprattutto i media britannici monopolizzati dalla destra a rappresentare Corbyn come un pericoloso trotskista, accusandolo poi di amicizie pericolose con l’IRA e Hamas  – mentre in realtà i suoi rapporti con queste due forze si limitano ad affermare che bisogna coinvolgerle in trattative volte ad ottenere pace – ma hanno pateticamente fallito nel loro insidioso tentativo.

In realtà Corbyn ha cercato, e continua a cercare, di capovolgere il trend di molte forze di cosiddetta sinistra che le vede, chi più chi meno, succubi della logica neoliberalista iniziata proprio in UK dalla Thatcher (di cui la May è una povera copia, essendo più una Lady di Stagnola che di Ferro) e portata avanti da Tony Blair, il primo traditore della tradizione laburista progressista.

E il blairismo si è poi diffuso come una malattia nell’Europa continentale offrendoci personaggi come Renzi e Hollande, per non parlare dei socialdemocratici tedeschi collusi nell’austerity della Merkel e di Schauble, o dei socialisti spagnoli che hanno recentemente rifiutato un’alleanza con Podemos & Co. La Grecia di Tsipras ne sa qualcosa.

Ma il blairismo è anche approdato oltre Atlantico e ha infettato il Partito Democratico di Bill Clinton. Lo stesso Partito Democratico che ti ha poi recentemente boicottato il “pericoloso socialista” chiamato Bernie Sanders, ottenendo come risultato l’arrivo di psycho Trump. Complimenti e auguri!

Dietro alle proposte di Corbyn c’è una purezza e una sincerità che non è solo puramente ideologica, ma anche eminentemente pratica. Diciamocela tutta: il sistema capitalista incapace di riformarsi continua a barcollare e le forze di sinistra tradizionale invece d’intervenire coi cojones per cambiarlo radicalmente secondo criteri di semplice solidarietà, di giustizia sociale e di sana distribuzione della ricchezza, continuano ostinati nel cercare d’ingraziarsi proprio quelle forze che minano la crescita economica e la pace sociale. Ultimo esempio le gesta di Renzi e Hollande con i loro rispettivi Jobs Act e Loi du Travail, patetici copia & incolla di proposte confindustriali.

E non è un caso che la sincerità e l’umanità di Corbyn, un po’ il Bernie Sanders made in UK (che però ha sconfitto il tentativo dei blairiani nel Labour e nella House of Commons di farlo fuori), abbia avuto successo non solo con la gente comune (classe media e classe operaia), ma soprattutto con i giovani, nonostante i suoi 68 anni suonati. I giovani hanno bisogno di credere in leader sinceri e coerenti con le loro idee.

Esiste la possibilità che si rivada alle urne tra non molto nel Regno Unito e questa volta Corbyn potrebbe farcela ad arrivare a Downing Street. Ma nel frattempo ha mostrato la strada maestra a quelli che veramente vogliono cambiare la società in meglio e che sono ormai stanchi e annoiati di formule ormai obsolete e fallimentari. Il “vetero” di Corbyn è in realtà il nuovo in arrivo.

 

 

Attilio De Alberi

Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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