Esiste la possibilità di un conflitto nucleare?

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Il 26 gennaio scorso il Doomsday Clock, l’orologio creato nel 1947 a Chicago da un gruppo di scienziati nucleari che avevano partecipato al Manhattan Project (nda dal quale nacque la bomba atomica), si è avvicinato di 30 secondi alla mezzanotte, a segnalare una situazione più vicina che mai alla catastrofe planetaria.

Mai le lancette di questo orologio si erano avvicinate così tanto alla fatidica ora, a eccezione del 1953, quando mancavano solo 2 minuti alla mezzanotte. Questo in concomitanza con la prima esplosione termonucleare, durante la tesissima prima fase della Guerra Fredda. Le lancette si sono spostate avanti e indietro nel corso degli anni. Il momento più rilassato si registrò nel 1991, alla fine della Guerra Fredda, quando l’orologio segnava ben 17 minuti dalla mezzanotte, e il mondo sembrava poter tirare un sospiro di sollievo. Da allora c’è stato un graduale avvicinamento fino a segnare 3 minuti nel 2015 e 2016.

Ultimamente il Doomsday Clock segnala non solo il pericolo di conflagrazione nucleare, ma anche la potenziale di disastro ecologico. E infatti il Science and Security Board dell’Bulletin of Atomic Scientists ha spiegato l’inquietante spostamento di 30 secondi non solo con la crescita dei nazionalismi e con i commenti di Trump sulle armi nucleari, ma anche con lo scetticismo di quest’ultimo verso il consenso scientifico sui cambiamenti climatici. Nella relazione uscita in concomitanza con lo spostamento delle lancette si menziona anche il potenziale pericolo di escalation nucleare da parte della Corea del Nord e il critico rapporto tra India e Pakistan, entrambi potenze atomiche. Al tempo stesso stesso si segnalano i pericoli per la democrazia insiti nella guerra cibernetica.

Parla di questo a YOUng Aderito Vicente, ricercatore in relazioni internazionali presso l’EUI di Firenze con una specializzazione sulle politiche di disarmo in Europa, dopo aver lavorato con la NATO nel campo della difesa missilistica e con l’European External Action Service presso il Parlamento europeo.

Il Bulletin of Atomic Scientists, spiega l’avvicinarsi alla mezzanotte con le dichiarazioni di Trump sulle armi nucleari. C’è un reale pericolo?

Trump, come prima di lui Reagan, parla di un aumento delle armi nucleari e questo potrebbe scatenare una nuova corsa agli armamenti.

Sotto Reagan però si giunse a un accordo con Gorbacev e con questo a un nuovo livello di distensione.

Sì, però prima di arrivare alla distensione ci fu un’escalation. Trump potrebbe capovolgere il trend verso la distensione, che comunque è già minacciata di per sé dalla Nuova Guerra Fredda. Per ora sono solo parole. Bisogna vedere esattamente se si tradurranno in fatti.

Però già sotto l’amministrazione Obama non c’era già stato un aumento degli investimenti nelle armi nucleari?

Sì, ma gli investimenti erano indirizzati alla modernizzazione, cioè allo sviluppo di nuove armi più che al loro aumento, anche perché l’arsenale atomico USA sta diventando tecnologicamente obsoleto.

C’è una spinta in questa direzione anche da parte della lobby dell’industria bellica?

Ovviamente sì: nulla di nuovo sotto il sole.

E la Russia si sta muovendo nella stessa direzione?

Sì, la Russia si sta più che altro concentrando sull’aumento della velocità dei propri missili.

Questo rappresenterebbe un vantaggio per la Russia?

Fino a un certo punto, perché la NATO, sotto la guida egemonica USA, ha preso le sue precauzioni. Precauzioni un tempo rivolte nell’eventualità di un attacco iraniano all’Europa, ma che ora, dopo l’accordo con Teheran non hanno più senso.

Trump parla di una riduzione del contributo USA alle spese della NATO. Questo potrebbe portare alla creazione di un sistema difensivo europeo indipendente?

Sarebbe bello se ciò potesse avvenire, ma non credo che accadrà, anche perché l’Europa, soprattutto con la Brexit è meno unita che mai.

Non esiste quindi una politica indipendente europea in campo nucleare?

No, esiste solo un’intenzione a muoversi verso il disarmo. Teoricamente si basa tuttora sul NPT (Non Proliferation Treaty) ratificato da più di 190 nazioni nel 1968 e volto a prevenire la diffusioni di armi nucleari, ma anche ad attuare la loro riduzione, e idealmente la loro abolizione, aggiungendo un incentivo all’uso pacifico dell’energia atomica.

Ma è una politica minimamente attiva?

In realtà gli stati membri sono solo d’accordo in principio sulla tesi molto generale per cui il disarmo nucleare debba essere perseguito: l’UE è un supporter passivo del regime NPT e i singoli stati rimangono comunque divisi sui tempi e sulla natura dei passi da prendere verso la totale eliminazione delle armi nucleari.

Al tempo stesso, nonostante il clima di Nuova Guerra Fredda instauratosi sotto Obama, con l’avvento di Trump sembra esserci un avvicinamento tra USA e Russia?

Il fondamento di questo apparente miglioramento nei rapporti USA-Russia è la comune lotta contro l’ISIS. Risolto il problema ISIS sarà da vedere cosa succede poi.

Si parla della possibilità che un piccolo evento, una specie di nuova Sarajevo, possa innescare un nuovo conflitto inevitabilmente atomico…

In Europa un’area potenzialmente molto sensibile è la Lituania.

Perché?

L’intera area baltica è in uno stato di tensione. Specificatamente, la Lituania, che, insieme alla Polonia, confina con l’enclave russo di Kaliningrad. Dopo la crisi in Ucraina e in Crimea, la Russia potrebbe testare il livello di deterrenza nucleare proprio in quest’area, facilitando l’avvento di un governo pro-russo proprio in Lituania.

Rimane comunque una specie di clima di distensione tra Trump e Putin?

Sì, ma a parte una forte tendenza anti-russa tra le fila dei repubblicani in USA, rimane l’articolo 5 della NATO, che richiede l’intervento dell’alleanza qualora un suo membro venga attaccato o minacciato.

Come vede la recentissima crisi nella penisola coreana, laddove la Cina cerca di entrare come mediatore tra nord e sud?

La Cina può esercitare grande pressione sulla Corea del Nord vista la dipendenza economica di quest’ultima. Le sanzioni che hanno funzionato con l’Iran potrebbero funzionare anche in questo teatro. Al tempo stesso la Corea del Nord, prima di rinunciare al suo arsenale atomico, potrebbe esigere delle garanzie dalle grandi potenze circa la sua integrità territoriale. La crisi in Ucraina e Crimea rappresentano per questo paese un inquietante precedente.

In che senso?

L’Ucraina era stata de-nuclearizzata in base a un accordo del 1994 grazie al quale le si prometteva una garanzia della sua integrità territoriale. La crisi ucraina legata alla Crimea, ma anche al conflitto nel Donbass ha chiaramente aperto un nuovo capitolo.

Quale potrebbe essere la soluzione per la Corea del Nord?

Cercare di farla uscire dall’isolamento, per cui non solo la Cina, ma l’intera comunità internazionale possa dare delle garanzie precise al paese.

La Cina, a parte l’atteggiarsi quasi come tutore della world governance, non sembra interessata ad un’escalation nucleare, concentrandosi più sulle armi convenzionali.

La Cina ha, ufficialmente, molte meno testate nucleari, solo 260, rispetto a USA (6800) e Russia (7000), ma al tempo stesso, secondo un rapporto stilato dalla FAS (Federation of American Scientists) avrebbe centinaia di testate in riserva, ma pronte all’uso. Come sempre, questo paese pensa al lungo termine.

C’è anche una nuova tensione tra India e Pakistan…

Si sta sviluppando una nuova escalation nucleare tra i due paesi che stanno aumentando il loro arsenale. In particolare il Pakistan sta creando tensione avendo organizzato un sistema di deterrenza nucleare tattica al confine con il Kashmir.

Rimane comunque il pericolo di un attacco nucleare per mano di terroristi…

In questo periodo storico il terrorismo nucleare, insieme alla possibilità di uno scontro nucleare nel sub-continente asiatico o in Corea rimane un pericolo maggiore rispetto a quello di uno scontro USA-Russia.

Anche perché non esiste sempre un livello sufficiente di salvaguardia del materiale nucleare.

Esatto, e questo vale soprattutto per un paese come il Pakistan. Sappiamo già, per esempio, che c’era una connivenza tra Osama Bin Laden e certi settori dell’esercito pachistano. Questo potrebbe risultare nel trafugamento di materiale sensibile a scopo terroristico.

Al tempo stesso i terroristi non avrebbero in dotazione il tipo di missili che ha una grande potenza.

Sì, ma una cosiddetta dirty bomb (nda una bomba sporca) creata “artigianalmente” potrebbe avere effetti letali a livello di radiazioni.

Un totale disarmo nucleare sarebbe un’impensabile utopia?

Non necessariamente. Molto è basato sull’importanza che diamo alle armi nucleari. Una volta si dava grande importanza alle armi chimiche che sono poi state gradualmente abolite. Magari ne esistono ancora, segretamente, ma c’è un consenso generale contro di esse. Si potrebbe arrivare alla stessa attitudine verso le armi nucleari.

Attilio De Alberi

Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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