Cosa c’è realmente dietro la patinata Retorica Trumpiana

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Almeno una cosa bisogna concederla a Trump: nel suo discorso di pochi giorni fa davanti al Congresso USA The Donald ha fatto il “bravo”.

Non si è lasciato andare a spettacolari iperbole da showman, si è astenuto dai suoi soliti attacchi viscerali ai media, ma ha invece presentato un’immagine di leader presidenziale serio, pacato, caritatevole e dedicato a recuperare quell’unità nazionale che ha con così gran successo boicottato fin dall’insediamento alla Casa Bianca. E infatti, secondo un sondaggio, il suo discorso è piaciuto al 70% degli americani (sebbene è importante notare che questo sondaggio era più “tarato” verso i Repubblicani).

Lasciando (per il momento) da parte tutti i guai che sta procurando alla sua amministrazione il Russiagate, che vede implicati ogni giorno nuovi membri del suo entourage (dopo il Segretario alla Giustizia Jeff Sessions, si sono aggiunti alla lista il genero Kushner e il figlio Donald Junior), concentriamoci proprio sul suo “aulico” discorso che promette un’America Great Again ma che in realtà contiene, al di là della retorica ben studiata, una serie di contraddizioni, omissioni, e di pure e semplici fandonie. La lista è lunga e quindi concentriamoci su quelle più ovvie.

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La prima contraddizione salta subito all’occhio a inizio discorso: mentre da buonista super partes ricorda al pubblico che si è appena concluso il Black History Month, nello stesso giorno il suo Segretario alla Giustizia Sessions dichiara che verranno limitati i controlli dei continui abusi da parte delle forze dell’ordine nei confronti delle persone di colore. Un chiaro attacco al movimento Black Lives Matter che da un bel po’ sta lottando proprio perché la discriminazione razziale non faccia regolarmente più vittime tra gli afroamericani.

E comunque l’intero discorso è stato punteggiato da richiami al Law & Order, allo scopo di rendere gli USA di nuovo più sicuri, ma il più delle volte Trump sembra trovare un capro espiatorio solo tra gli immigrati illegali, mentre le statistiche mostrano che il tasso di criminalità è ultimamente sceso, e nel frattempo la violenza è ultimamente causata più da estremisti di destra. I sempre più frequenti attacchi anti-semitici a sinagoghe valgano come esempio.

Se da un lato l’attacco di Trump alla delocalizzazione ha strappato perfino un applauso da parte di Bernie Sanders, The Donald ha cercato di prendere il merito per i rinnovati investimenti domestici da parte dell’industria automobilistica, “dimenticando” che essa si era già mossa in questa direzione prima che lui arrivasse al potere.

Trump ha ottenuto applausi scroscianti quando ha invitato il Congresso a disfarsi dell’Obamacare per sostituirlo con un nuovo sistema più “equo”. Mentre i Repubblicani nel Congresso non sono ancora stati in grado di mettere insieme un nuovo disegno di legge, sappiamo che le proposte trumpiste lascerebbero milioni di americani senza copertura sanitaria e rinforzerebbero lo strapotere del Big Pharma.

Cercando di giustificare l’ampiamente osteggiata costruzione del Dakota Oil Pipe, Trump ha dichiarato che questa creerebbe decine di migliaia di posti di lavoro, mentre in realtà ne creerebbe solo 15.600 e temporanei. Quelli permanenti a Keystone sarebbero solo 35. Una delle promesse classiche di Trump è stata quella di “bonificare la palude di Washington” delle collusioni tra politica e finanza. Nel discorso il neo-presidente è tornato su questo, mentre sappiamo che nella sua lista di ministri si trovano miliardari, rappresentanti di Goldman Sachs e l’ex-CEO di Exxon come Segretario di Stato.

Ha avuto il coraggio di parlare di “acqua e aria pulite” sotto la sua amministrazione, dopo aver già deciso di tagliare brutalmente i fondi all’EPA (l’ente per la protezione dell’ambiente).

Promettendo una riduzione del peso fiscale per le grandi corporation, Trump ha dichiarato, come giustificazione che sono le più pesantemente tassate nel mondo. Si è “dimenticato” di far notare che 1 su 5 di queste corporation, in realtà, non pagano un centesimo.

Si è lamentato della crescita del debito pubblico (in realtà diminuito di tre quarti sotto Obama), ma al tempo stesso ha deciso un’aumento record delle spese militari, che oltre a tradursi in tagli per le spese domestiche e sociali, creeranno seri problemi proprio al debito pubblico, oltre a, potenzialmente, minacciare la pace mondiale. Proprio quella pace che ha predicato a fine discorso.

E a proposito di pace, il momento più “ridicolo” è stato quando è partita una standing ovation per la vedova di Ryan Owens, il SEAL ucciso in Yemen nella prima impresa militare del neo-presidente. Un disastro totale che oltre alla suddetta perdita ha causato morti tra i civili. Una missione mal congegnata ed inutile, anche se The Donald dice che grazie a essa si sono ottenuti importanti segreti militari.

L’imperatore continua a girare nudo.

Nota: per chi volesse approfondire ecco un link a una lista sistematica delle fandonie trumpiane.

Attilio De Alberi

Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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