L’Europa si sta ‘Trumpizzando’? – Intervista a Don Luca Favarin

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Comprensibilmente, Don Luca Favarin, il Don Gallo veneto che da molti anni si occupa d’immigrazione e la cui Onlus Percorso Vita gestisce ben 12 centri di accoglienza per rifugiati a Padova e dintorni, non vede di buon occhio sia i recenti accordi tra Gentiloni e al-Serraj – a cui si aggiunge l’accordo europeo sul migration compact di La Valletta per il blocco del flusso migratorio – che il decreto Minniti. 

Oltre a gestire questi centri, Don Luca lavora per il recupero delle schiave del sesso provenienti dall’Africa, combatte attivamente il caporalato ed è infatti riuscito a far assumere regolarmente un certo numero di migranti nelle campagne venete, e, last but not least, sta mandando avanti una proposta operativa al Ministero degli Interni, in modo che i rifugiati minimamente integrati in Veneto possano bypassare la commissione (che in Veneto registra il più alto tasso di rifiuto). Tra le sue iniziative pratiche bisogna ricordare l’apertura di un cafè e di un ristorante dove i migranti possono lavorare. L’ultima iniziativa: la creazione di un frutteto dove i suoi ragazzi possono guadagnarsi dignitosamente da vivere.

L’Europa, Italia inclusa, si sta forse “trumpizzando”?

Sì, c’è bisogno di sicurezza e l’ascesa di Trump potrebbe diventare un volano che influenza un certo populismo in Europa. Questo può e potrà diventare un lasciapassare morale per portare avanti politiche più stringenti nel campo dell’immigrazione.

Potrebbe esserci una forma di cinismo dietro questa riduzione della “generosità” anche da parte di forze tradizionalmente più aperte agli immigrati, allo scopo di togliere voti ai populisti xenofobi?

Senz’altro la paura di perdere voti e la voglia di prendere voti porta queste forze verso queste politiche.

Dietro l’accordo Gentiloni-al Serraj e dietro quello di La Valletta la parola d’ordine sembra essere “respingimento”.

L’accordo con la Libia è semplicemente immorale perché non solo condanniamo un certo numero di persone a morte, ma anche perché non risolviamo assolutamente il problema. A parte il fatto che i centri di detenzione libici sono delle prigioni criminali, i barconi potrebbero partire da altre zone costiere non controllate da al-Serraj. Rimandare persone in un contesto dove vengono violati i diritti umani, dove violenza e coercizione sono il pane quotidiano è semplicemente inumano.

E il decreto Minniti?

E’ esattamente il contrario di quello che si dovrebbe fare: andrà a creare ancora più clandestini perché molta gente scapperà e si nasconderà e quindi sarà ancora più difficile gestire gli immigrati irregolari. E’ fondamentalmente una politica da accalappiacani: invece di diventare uno stato che aiuta questo diventerà uno stato di polizia, che fa paura e da cui scappare. Non è con soluzioni sbrigative che si risolvono problemi complessi.

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Voi di Percorso Vita cosa proponete?

Una regolarizzazione per quegli immigrati che hanno imparato la lingua italiana e che svolgono una qualche attività lavorativa, bypassando le commissioni. Questo riconosce ai migranti il valore di integrarsi, per cui diventa educativo e snellisce la burocrazia.

E poi c’è il vostro appoggio all’accoglienza diffusa soprattutto nelle migliaia di comuni che tuttora non ospitano gli immigrati.

Certo: questa politica dell’accoglienza diffusa dev’essere incentivata, mentre voler mettere i migranti in gabbia nei CIE ora ribattezzati CPR (Centri Permanenti per i Rimpatri)va proprio in direzione opposta. Dobbiamo far emergere dalla clandestinità, non buttare dentro le persone in recinti come animali.

E questa nuova proposta di impiegare i migranti in lavori sociali non pagati?

E’ una forma di schiavismo. Tu dici a queste persone: prima di valutare la tua situazione legale ti costringo in pratica a fare dei lavori forzati. Loro arrivano in Europa e chiedono asilo. L’Europa deve dare una risposta. Positiva o negativa. Se ci vogliono due anni per avere una risposta mica è colpa del migrante.

D’altra parte ingaggiarli in una qualche attività, anche se non pagata, potrebbe essere positiva dal punto di vista psicologico.

E’ vero che l’inattività non fa bene allo spirito, ma è ingiusto non pagare la gente. Seguendo questo ragionamento allora, per esempio, dovremmo far lavorare gratis l’esercito di giovani disoccupati.

Quindi qual è la vostra proposta per tenerli occupati?

Farli lavorare, renderli utili alla società, ma con uno stipendio, anche se minimo. Qui a Padova, per esempio, potrebbero essere utilizzati per la sicurezza nelle strade e in tanti altri settori. Questo diventerebbe un vero stimolo alla legalità. In poche parole: no all’assistenzialismo, ma anche no al giustizialismo repressivo.

Per tornare al nuovo vento che tira in Europa, cosa si può fare?

Ci vuole un cambio di mentalità. Cos’è che ora che ti arriva un Trump oltreoceano dobbiamo avere anni e anni di populismo xenofobo? Tristemente ci si sta avviando verso un modo di pensare per cui non ci si chiede più come possiamo aiutare queste persone che scappano dalla guerra e dalla fame, ma li prendiamo solo se ci servono. E’ una politica ipocrita e tendenzialmente schiavista.

Attilio De Alberi

Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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