Al posto del 21enne di Vasto poteva esserci chiunque di noi

Per leggere questo articolo ti servono .. 5 min.
Social Score

L’aspetto forse più agghiacciante e ripugnante della triste vicenda che ha coinvolto il comune di Vasto, con il 21enne Italo D’Elisa ucciso a colpi di pistola dal 36ienne vedovo Fabio Di Lello, è che al posto del giovane ucciso poteva esserci chi vi sta scrivendo. Poteva esserci vostro figlio. Potevate esserci voi indignati da tastiera, lobotomizzati dall’emotività isterica che vi fa regredire ad uno stato primordiale, primitivo e spaventoso, dove l’umanità si perde per far spazio ai più bassi istinti animalesco/forcaioli (qui alcuni esempi). 

Al momento dell’incidente che ha portato via la povera 34enne Roberta Smargiassi, infatti, il giovane D’Elisa non era ubriaco né sotto l’effetto di droga e non superava i 50km/h. Il suo unico, grave errore è stato quello di passare con il rosso, travolgendo così lo scooter della ragazza ed uccidendola sul colpo. Dopo lo choc, sebbene ferito, il ragazzo non è fuggito ed anzi ha chiamato il 118, attendendo l’arrivo dei soccorsi e di fatto costituendosi. Nulla di “eroico”, chiariamoci, ma abbastanza per farsi un’idea della personalità del ragazzo. 

Il dramma è accaduto a luglio, appena 7 mesi fa ed in tanti (troppi) hanno da subito parlato (a caso) di “giustizia troppo lenta”, quando i fatti e non le sensazioni dicono l’esatto contrario, ovvero che in questo caso tutto il processo d’indagine ed accertamento è proceduto spedito e senza intoppi, a ritmi record.  

CHIUNQUE DI NOI POTEVA TROVARSI AL POSTO DEL GIOVANE ITALO

Ma perché, evitando di giudicare il disperato Di Lello ed il suo folle gesto, ci tengo a ribadire che al posto di Italo poteva esserci chiunque di noi? Lui è passato con il rosso, ma quante volte voi indignati cronici, con il cervello incancrenito ed imbarbarito dalla frustrazione e dalla regressione perpetua, avete abbassato lo sguardo per controllare il cellulare? Non dato la precedenza ad un pedone, attraverso con il rosso appena scattato, non dato la precedenza ad una rotonda (dalle mie parti è la regola, praticamente). Quante volte siete stati semplicemente distratti quanto fortunati? Quante volte, al posto dell’auto che avete tamponato senza conseguenze, poteva esserci una persona mandata in coma, sulla seria a rotelle o appunto uccisa? Magari siete usciti da un parcheggio senza prestare attenzione e, per puro caso, non vi si è schiantato sulla fiancata uno scooter con a bordo un diciottenne, morto sul colpo? Oppure avete letto un messaggio su WhatsApp mentre eravate in autostrada, ma per fortuna avete evitato di tamponare a 130Km/h l’utilitaria davanti a voi e così via all’infinito. 

Sul serio la vostra ottusità è così radicata da non farvi concepire l’idea che, purtroppo, uccidere qualcuno in auto è un attimo e, in centinaia di ore di guida l’anno, una tragedia simile può capitare praticamente a chiunque? E che per questo tipo di accadimenti esistono già leggi, procedimenti e pene che non prevedono il linciaggio pubblico?

Preciso per gli analfabeti funzionali: non sto dicendo le infrazioni al codice della strada siano giustificabili. Non lo sono, per niente. Sto solo dicendo che sono un fenomeno incredibilmente diffuso sul quale dovremmo riflettere tutti, guardandoci allo specchio.

UNA SOLA DOMANDA DA FARSI, PRIMA DI ESIGERE IL SANGUE

A questo punto dovete farvi una sola domanda: lo stesso integralismo ottuso con il quale giudicate il prossimo e lo volete morto per un reato che non prevede la sedia elettrica, lo riservereste a voi stessi o ai vostri cari? Se quel 21nne fosse stato vostro figlio, avreste applaudito per il suo omicidio a colpi di rivoltella? Magari lo avreste ammazzato voi stessi per omaggio al vedovo?

Ovvio che no, così come nei panni del povero 36ienne nessuno di noi sa come avrebbe reagito. Ma proprio per questo esiste il sistema giuridico. Proprio per questo esiste la legge e proprio per questo esistono gli imperfetti e talvolta deprimenti ed ingiusti tribunali. Perché non conta ciò che faremmo io o voi “nei panni” di qualcuno. Non importa il giudizio individuale su fatti e persone, fondato magari su propri pregiudizi e proprie sensibilità/emotività. Conta lo stato di diritto, insieme alla società civile che lo ha concepito e che grazie ad esso evita di tornare indietro di millenni.

QUANDO AVREI POTUTO INVESTIRE UN BAMBINO

Tornando al discorso del “potrebbe succedere a chiunque”, voglio condividere la mia esperienza personale in tal senso. Un paio d’anni fa, mi è capitato infatti di sfiorare il viso di un bambino con il paraurti anteriore della mia auto, perché mentre guidavo in città (andavo a 40km/h scarsi) ho sentito vibrare il telefono messo sul sedile passeggero e per due secondi mi sono distratto per capire chi mi stesse chiamando. In quei due attimi il bimbo è sfuggito dalla mano della mamma ed ha attraversato la strada, in una tipica scena da film. La coda del mio occhio, l’abs, le pasticche dei freni appena cambiate, miei riflessi e tanta fortuna hanno evitato che diventassi anche io un omicida. Avrei meritato processo e condanna, senza alcun dubbio. Avrei meritato la galera ed il rimorso, per essermi distratto e per aver spezzato una giovane vita innocente. Anche la mia, di vita, sarebbe finita e questa è solitamente la pena più grande da sopportare per chi uccide senza volerlo.

Ma in ogni caso non è prevista, nel nostro ordinamento, la pena di morte. Non è prevista per nessun reato, quindi nemmeno per l’omicidio stradale. Figuriamoci come dovremmo giudicare, quindi, da esseri pensanti, evoluti e civili, la vendetta portata avanti dopo neppure 7 mesi dall’accaduto.

“MA IL RAGAZZO NON SI ERA PENTITO”

Per l’omicidio stradale, ovviamente, non è previsto neppure il processo di piazza per direttissima in meno di 24 ore e, in merito alla presunta scarsa rapidità di inquirenti e magistratura, avremmo fatto a meno dei deliri del ben poco misericordioso ed ancor meno cristiano Monsignor Bruno Forte, Arcivescovo della diocesi di Chieti-Vasto. “Una giustizia lenta è un’ingiustizia”, ha ammonito, dopo aver chiesto “pena severa e rapida” per il 21enne ed aver condannato senza misura il gesto del vedovo disperato. Una frase ad effetto quanto pericolosa, quella di Forte, perché di sicuro si può altrettanto dire che una giustizia rapida è 9 volte su 10 anche sommaria e quindi a sua volta ingiusta.

In uno stato di diritto sano, non sbatti in galera preventiva un giovane incensurato, che non guidava drogato né ubriaco e non correva. Che non ha omesso il proprio soccorso e che ha di sicuro commesso un errore reso madornale anche dalla fatalità. Sempre in uno stato di diritto, non ha alcun senso dire “voglio vedere te al posto del vedovo”, perché io al posto del 36ienne avrei anche potuto commettere una strage, ma ciò non fa altro che rafforzare il valore di un sistema giuridico e e legale sicuramente imperfetto e spesso farraginoso, ma senza alcun dubbio migliore della (presunta) giustizia fai da te. 

Altro punto, è stato sollevato intorno al presunto mancato pentimento del ragazzo, che stando alla versione di Di Lello, avrebbe mostrato strafottenza perché, come riferisce il suo avvocato, quando il 21nne era sulla sua moto e vedeva di Lello, chinava il capo ed accelerava.

Da questa ricostruzione, fornita tra l’altro da una persona palesemente devastata e resa per nulla lucida da un dolor immenso, il “popolo” ha condannato il giovane prima di ogni processo e tribunale: ha ucciso una ragazza, ha distrutto una coppia felice, non si è pentito e doveva quindi morire.

Il mio pensiero sui giustizieri da tastiera, da salotto e da bar, è che a queste persone non è mai importato nulla della povera Roberta e di suo marito Fabio. Non c’è umanità né empatia, né reale capacità di immedesimazione in questi individui, ma solo una radicata ed incurabile frustrazione che ricerca disperatamente capri espiatori verso i quali riversarsi con violenza.

L’indignazione popolare è talvolta la forma più feroce ed al contempo deprimente di involuzione antropologica. Ci svuota di ogni nostra contraddizione complessa ed affascinante e mostra solo l’ipocrisia gretta e la meschinità vigliacca di chi non ha abbastanza cuore per ascoltare anche la propria testa.

Un pensiero ed una preghiera alle tre vittime di questa storia, è l’unico pensiero finale che mi sento di condividere.

Germano Milite

Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital managment per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".

Ti è piaciuto questo articolo di Germano Milite ?

Devi essere loggato per inviare messaggi

omicidio Vasto Giustizia Magistratura
  • Giorgio Jack Ruzzi

    sono perfettamente d’accordo sulla sua analisi,faccio l’autista,da 38 anni e di cose ne ho viste e fatte e la distrazione è sempre pronta,d’accordo sul discorso della giustizia fai da te,nn è possibile,nn è giusto che ci si arroghi il diritto di chiudere la vita di altri,di essere giudici di fatti così pesanti e tremendi,il ragazzo in questione pur sbagliando penso che già una dura condanna la stesse già scontando,sapere, x una tua distrazione,di avere distrutto una vita,sia della povera signora che quella di tutti i suoi familiari e amici,nn credo,al meno che sia stato una bestia,che in cuor suo nn fosse dispiaciuto,poi sarebbe arrivata la giustizia,ora che c’è l’omicidio stradale avrebbe pagato penalmente il suo comportamento invece ora sono morti in due e un terzo ha rovinato la sua vita e nn per il fatto che dovrà rispondere alla legge ma x il fatto che dovrà rispondere alla sua coscienza,io nn mi riterrei soddisfatto di aver fatto un gesto del genere,occhio x occhio nn porterà mai da nessuna parte.

  • http://www.young.it Germano Milite

    Come ha detto qualcuno, “con l’occhio per occhio il mondo diventa cieco”. Non a caso, chi esprime certi giudizi deliranti su azioni tanto disperate quanto folli ed inutili, dimostra enorme cecità.

    Poi magari il condannato non è neppure pentito. Questo lo può sapere solo lui, nel profondo della sua coscienza. Ma il pentimento non è un elemento fondamentale in questi casi e di sicuro non può giustificare una vendetta o la giustizia fai da te.

  • young

    Sull’approssimazione di molta stampa condivido: persino sull’età delle vittime ci sono voci contrastanti. Detto ciò, qui nessuno “santifica” il 21enne. Semplicemente non lo si demonizza e non lo si ritiene meritevole di morte per ciò che ha fatto, sia perché non lo prevede la legge, sia perché non lo prevede il buon senso. E lei poi parla come se il ragazzo fosse stato assolto in formula piena o non stesse andando in contro ad un processo e ad una pena certa. Citare a caso la lentezza della nostra giustizia è la prima cosa ingiusta che possiamo fare in casi come questo. GM

  • Mariarita Sarnataro

    Condivido ogni singola virgola. Al di là del tragico episodio, mi sento di doverti fare i miei complimenti.

YOUng - Slow Journalism è una testata giornalistica di proprietà di young S.R.L.

Registrazione Trib. di Nocera Inferiore (SA) n° 4 del 23/10/2014

P.IVA: 05093030657

Privacy Policy

Contatti

VIA GIOVANNI PAOLO II n. 100, Fisciano (SA)

Email: info@young.it

Seguici su Facebook

Newsletter

Newsletter

Senza un tuo piccolo contributo, YOUng cesserà le pubblicazioni. Bastano 2 euro DONAIl nostro sistema innovativo ti restituisce la cifra versata. Scopri Come
X
Senza un tuo piccolo contributo, YOUng cesserà le pubblicazioni. Bastano 2 euro

DONA

Il nostro sistema innovativo ti restituisce la cifra versata.

Scopri Come
X
Non hai abbastanza crediti?

Ricarica

O scopri come ottenerne con la Gamification

×