L’ondata della destra xenofobica in Europa: intervista ad Andrea Mammone

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Il fenomeno della destra xenofobica fa ormai parte della  nostra vita, in Europa e non solo. E per dirla in Inglese, “it’s here to stay”. No, non se ne andrà via troppo facilmente.

Continua ad abbattersi sull’Europa, e non solo, l’ondata di fenomeni ispirati al nazionalismo e alla xenofobia. Penultimo nella serie il referendum promosso dal partito di destra UDC nel Canton Ticino per una limitazione dei diritti dei lavoratori frontalieri, che ha raccolto la maggioranza dei consensi.

Poi il referendum in Ungheria per un severo controllo dell’immigrazione, voluto dal premier xenofobo Orban, non ha raggiunto il quorum, ma il fatto che ci sia stato e che abbia ottenuto il 98% di approvazioni ci lancia un segnale. Nel frattempo si sta sempre più affermando in Germania il partito di destra estrema AfD (Alternative fur Deutschland). E mentre negli USA Trump continua la sua battaglia ispirata da una simile visione del mondo, nella stessa Russia, come ha fatto notare lo scrittore americano Timothy Snyder, Vladimir Putin sta rivalutando l’ideologo Ivan Ilyin, storico profeta del fascismo locale.

Secondo Yanis Varoufakis, l’ex ministro delle Finanze greco con Tsipras e fondatore del movimento DIEM25 (Democracy in Europe Movement) per la creazione di un’Europa ispirata ad una democrazia trasparente e solidale, si sta ripetendo nel nostro continente un fenomeno simile a quello degli anni ’30, quando, a seguito della grave crisi economica del 1929, si affermarono fenomeni nazionalisti e razzisti estremi.

Parla di tutto questo a Young , Andrea Mammone studioso di partiti e movimenti di destra presso la Royal Holloway, University of London, secondo il quale il fenomeno non è destinato a scomparire, almeno nel breve termine. Secondo lui “Si è ormai innescato un corto circuito dove la paura economica si è trasferita nella paura del diverso.”

Cosa ne pensa del recente referendum nel Canton Ticino?

E’ evidente che ormai non c’è grande differenza tra Paesi ricchi e Paesi poveri, tra Nord e Sud, tra Est ed Ovest. Il referendum svizzero conferma che gli Stati nazionali ri-iniziano a guardare dentro se stessi: ci sono forze che sempre di più sembrano prevalere e guardano esclusivamente agli interessi nazionali. Tendo ormai ad analizzare il fenomeno nella sua generalità.

E come può essere descritto in brevis?

Un intero sistema politico si è decisamente spostato verso destra ispirandosi al nazionalismo e alla xenofobia.

Cosa ne pensa dell’approccio di Varoufakis che lega questo fenomeno alla crisi del capitalismo e alla sua incapacità di risolverla?

Diversamente da molti miei colleghi in giro per il mondo penso che ci sia un chiaro legame tra questo spostamento a destra e lo stato dell’economia

Qual è l’approccio degli altri colleghi?

Per alcuni di loro è più un approccio culturale: in pratica esiste una cultura di destra estrema pre-esistente che poi si attiva.

Qual è la sua critica a questo approcio?

In parte può essere giusto, ma ha i suoi limiti.

In che senso?

Come spiegare lo spostamento verso la destra estrema di elettori sostanzialmente moderati se non con la paura del crollo economico del sistema?

L’ironia è che, come spesso succede, ci sono dei punti in comune tra destra e sinistra radicale: per esempio, sia Trump che Bernie Sanders sono contro la delocalizzazione…

 

Non c’è nulla di strano: è normale che la critica al sistema possa venire da parti diverse e anche opposte. Quello che preoccupa è l’ignoranza di molti, anche nell’accademia, che mettono tutti nello stesso calderone del populismo.

L’ignoranza è uno dei punti chiave dietro questo sviluppo?

Certo: come fanno le masse (e certi analisti) a non vedere che Sanders porta avanti certe battaglie da molti anni e che, diversamente da Trump, non fa parte dell’élite? E lo stesso vale per il Brexit.

Cioè?

Abbiamo visto Boris Johnson fare un discorso anti-élite, pur venendo proprio dall’élite.

C’è comunque qualcosa di nuovo in queste destre nazionaliste rispetto al passato…

In effetti, a partire dagli anni ’80, inizia un processo di modernizzazione, di “contemporizzazione” del neo-fascismo.

Cosa è stato abbandonato?

L’anti-semitismo, per esempio. Si è capito che dal punto di vista elettorale non porta da nessuna parte. Adesso ci si concentra su questioni più calde: l’immigrazione, e, soprattutto dopo l’11 settembre, l’Islam.

Rimane comunque sempre la ricerca di un caprio espiatorio, anche se nuovo…

Certo, questo è un pensiero classico della destra estrema.

Qual è l’essenza di questo pensiero?

L’identità si basa su un soggetto esterno che la minaccia, o si pensa che sia una minaccia.

E da qui l’invocare la purezza?

Esattamente, e se non è una purezza di nazionalità, può essere una purezza di comunità, di ideologia o addirittura di una Civiltà.

Al prossimo giro ci saranno magari gli extraterrestri…

Probabilmente.

Lei parla del fattore ignoranza tra le masse. Che ruolo hanno i media in tutto questo?

I media hanno ovviamente un ruolo, nel senso che c’è stato un vero decadimento, ma io imputerei il fenomeno anche all’educazione.

Beh, però al tempo stesso vediamo che i giovani, soprattutto gli universitari in UK votano contro la Brexit e negli USA appoggiano Sanders.

Mi riferisco all’educazione nel periodo precedente.

Quindi si può parlare anche di un fattore generazionale?

Sì, mi pare che i cosiddetti Millennial siano più informati e che usino i social in questa direzione. E’ interessante notare che l’80% di quelli che hanno votato recentemente per la destra estrema in Austria fossero operai di una certa età.

Al tempo stesso vediamo come, ironicamente, in Germania l’AfD stia riscuotendo molto successo proprio nelle aree una volta dominate da un’ideologia comunista di stampo sovietico…

C’è da notare che subito dopo il crollo del Muro, nel 1989, spuntano una serie di movimenti che si rifanno ai fascismi degli anni ’20 e ’30, con una gran sete di nazionalismo.

E’ come fossero sempre stati lì, ma in uno stato dormiente?

Sì, e non è da escludere che esistessero, di nascosto, anche tra le classi dirigenti.

L’esempio di Putin che rivaluta un ideologo fascista come  Ivan Ilyin, cacciato ai suoi tempi dall’URSS, ci dice qualcosa?

 

Sì, e non è una coincidenza che secondo certe indagini Putin abbia foraggiato i movimenti della destra estrema in Europa, a cominciare dal Front National di Le Pen. Al tempo stesso Putin incarna il leader forte e nazionalista.

Quindi, insieme alla problematica economica, sussiste questo bisogno quasi infantile di un uomo forte, in contrapposizione alla democrazia trasversale che invoca Varoufakis?

Certo, questo è uno degli elementi chiave nella cultura dell’estrema destra, ma insisto: questo è accompagnato da una fondamentale superficialità.

Cioè?

La ricerca di risposte apparentemente facili in un momento difficile e assai complesso: ecco l’appeal di personaggi come Salvini, Le Pen o Trump. Le loro soluzioni all’immigrazione sono un classico.

In che senso?

In un mio articolo ho immaginato un mondo in cui queste soluzioni venissero applicate. Ma poi come farebbero per esempio gli USA e la stessa Europa senza l’apporto degli  immigranti? Non sono soluzioni praticabili.

Varoufakis, invocando una vera democrazia, critica le élite borghesi perché, proprio come negli anni ’30, sembrano sottovalutare questo fenomeno delle destre estreme.

Bisogna ricordare che in molte parti d’Europa la democrazia è un fenomeno recente: in certi paesi nasce, o ri-nasce, dopo il 1945 o addirittura dopo il 1989. Detto questo, esiste il pericolo, non nuovo, che le élite conservatrici addirittura utilizzino il fenomeno in funzione anti-sindacale o anti-progressista.

E la sottovalutazione a priori?

Sì, e proprio a questo che mi riferivo parlando di generale spostamento a destra del sistema politico: la destra moderata sembra quasi banalizzare il fenomeno invece di chiamarlo con il proprio nome.

E’ come se mancassero dei “paletti”?

Sì, io lo chiamo cordone sanitario… In Italia questo cordone sanitario è cominciato a mancare con Berlusconi e anche in Francia la stessa cosa è avvenuta con Sarkozy, che ha rifiutato accordi coi socialisti in funzione anti Front National e ha cominciato a opporsi agli immigrati, creando un apposito ministero.

E la stessa Merkel, visto le ultime batoste, sembra quasi quasi disposta a seguire questa strada

Sì, manca la lucidità intellettuale di andare a vedere cosa è successo a partire dagli anni ’80 e capire il pericolo, invece di minimizzarlo o addirittura favorirlo.

Anche la sinistra ha le sue responsabilità?

Certo, a cominciare dalle sue divisioni, ma punterei il dito più verso la socialdemocrazia nell’establishment che verso la sinistra

Come più specificatamente?

In Europa, l’appoggio all’austerity da parte dei partiti socialdemocratici tradizionali, con tutte le paure che ha generato, ha rafforzato questo radicale spostamento a destra.

L’arrivo di Corbyn sulla scena politica inglese potrebbe far spirare il vento da un’altra parte?

Sì, come in parte è riuscito a fare l’arrivo di Bernie Sanders. Ma in Inghilterra, come negli USA i media non sono affatto dalla parte di questa novità e remano contro di loro.

C’è poi il fattore globalizzazione che ha portato molti benefici, ma creato anche molti danni.

Sì, l’operaio bianco medio si sente escluso, se non addirittura danneggiato dal fenomeno, e a volte è tentato di abbracciare la destra estrema.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Attilio De Alberi

Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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europa Intervista destra xenofobica Andrea Mammone
  • Daniele Ricciardi

    Giornale. Io chiamo giornale quello che scrive QUANTOMENO in italiano corretto. E giusto per vostra informazione, almeno imparate che si scrive “xenofobo” e non “xenofobico”. Vi lascio indovinare (o cercare, un po’ d’esercizio probabilmente non vi farebbe male) il perchè. Addio giornalai.

  • http://www.young.it Germano Milite

    Gentile signor. Ricciardi, ho notato che ama molto passare il tempo sulle varie testate nella veste di (sboccato) grammarnazi. Almeno, però, abbia la decenza di correggere gli errori esistenti e di non inventarsene, magari evitando anche di spargere tanto (ridicolo) astio inutile, con tanta, scomposta sicumera. Sull’aggettivo che tanto l’ha infastidita, le riporto mestamente ciò che dice la Treccani – http://www.treccani.it/vocabolario/xenofobico/

    E qui bastava comunque una rapida quanto superficiale ricerca. Sul resto degli epiteti che con tanta generosità regala a chiunque scriva cose poco in linea con la sua linea di pensiero, direi che commentano da soli in modo in cui si presenta.

    In ogni caso, di sicuro, per lei una buona informazione sarebbe sprecata.

    Felici comunque per il suo fugace passaggio e per il suo addio…

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