Que pasa en España?

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Nuove elezioni politiche il 26 giugno: la situazione rimane fluida, nonostante il progresso di Unidos Podemos la nuova alleanza tra Podemos e Isquierda Unida. Intanto si afferma nel Partito Socialista la linea dura di Susana Diaz, versione andalusa e femminile di Renzi. E si parla addirittura di un governo tecnico.

Tra appena due settimane, il 26 giugno, si tornerà a votare in Spagna, visto che le elezioni politiche di dicembre, che sancirono la fine del tradizionale bi-polarismo Partito Socialista vs. Partito Popolare di Rajoy, grazie all’arrivo sul campo di Podemos (versione di sinistra verace del M5S) e di Ciudadanos (il neo-partito anti-casta, ma di destra), non ha prodotto una maggioranza sufficiente a governare.

I tentativi ci sono stati. Prima ci ha provato il Partito Popolare, tuttora in carica, facendo un’alleanza con Ciudadanos, ma non c’erano i numeri sufficienti. E si sapeva. Si paventava poi addirittura una grossa coalizione alla tedesca, con l’avversario socialista, ma è stata bocciata dai socialisti stessi, pur appartenendo questi ormai alla chiesa neo-liberista Hollande-Renzi style. Quindi la palla è passata proprio al giovane Pedro Sánchez del PSE che avrebbe potuto provare un’alleanza con Podemos (d’altra parte i socialisti appoggiano l’alcalda di Madrid, donna appunto di Podemos), ma anche questo non ha funzionato. Le resistenze nell’establishment socialista a una piattaforma comune con i nuovi arrivati radicali di Pablo Iglesias erano troppo forti. E non c’erano nemmeno i numeri per un’alleanza ibrida tra socialisti e Ciudadanos. E a questo punto, ormai fuori tempo massimo, si è dovuto, inevitabilmente, indire nuove elezioni.

La grossa novità in questa imminente prova elettorale è l’alleanza tra Podemos e Isquierda Unida, di Alberto Garzon, il partito minoritario della sinistra, erede dello scomparso Partito Comunista Spagnolo. E’ infatti il grido di battaglia, nonché nome dell’alleanza, è Unidos Podemos. A questa alleanza si aggiungono gli elementi indipendentisti, o perlomeno ultra-autonomisti, ma progressisti, della Catalogna e dei Paesi Baschi, visti come il fumo negli occhi dai due principali partiti tradizionali, entrambi notoriamente centralisti.

Secondo gli ultimi sondaggi Unidos Podemos è al secondo posto, subito dietro il Partido Popular con il 29% delle preferenze, distaccando di ben 9 punti il Partito Socialista (PSOE).

Il risultato delle elezioni in Spagna va visto chiaramente in un contesto ben più vasto: quello dell’Europa dominata tuttora dal dogma neo-liberista dell’austerity.

Val la pena ricordare che uno dei motivi per cui Syriza in Grecia è stato alla fin fine costretto a piegarsi ai voleri della Troika dominata dalla Germania della Merkel e del contabile Schäuble, è stato il fondamentale isolamento in cui ha dovuto lottare. Per fare un esempio, tristemente ridicolo, il nostro Renzi, in realtà, più di regalare una bella cravatta non a Tsipras non è riuscito a fare in termini di solidarietà.

Ma ora la situazione comincia a essere più magmatica, e nella stessa penisola iberica, vale la pena ricordare, a partire da novembre scorso, si è affermata un’alleanza un’alleanza di governo tra socialisti, Bloco de Esquerda (versione lusitana di Syriza) e Partito Comunista più Verdi. Chiaramente il premier (socialista) Costa non è lo Tsipras o l’Iglesias portoghese, ma deve pur fare i conti con i suoi alleati più radicali. E in ogni caso i risultati a Madrid potranno avere una certa influenza, soprattutto nel modo di trattare il tema dell’austerity con i poteri forti europei, in Portogallo e altrove sul continente. In altre parole: più si allarga il fronte anti-neoliberista – e non dimentichiamo quel che sta avvenendo in Francia contro la famigerata Loi Travail, versione gallica del Jobs Act – più si potranno accendere le speranze di un cambiamento economico-sociale nel continente per trasformarlo in un’entità solidale. Unidos podemos, appunto.

Parla a Young di tutto questo il giovane Tiago Carvalho, portoghese, studioso presso l’Università di Cambridge e di Madrid, esperto di politica nella penisola iberica.

Nonostante i progressi della nuova alleanza Unidos Podemos, esiste la possibilità di un altro stallo come quello a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi?

Dal punto di vista della costituzione, a questo punto, entro due mesi, ci dovrà essere un nuovo governo comunque. Rimane il fatto che gli equilibri di potere, in termini di semplici numeri, potrebbero rimanere sostanzialmente invariati.

E’ anche vero che il PSOE, proprio grazie all’alleanza Unidos Podemos, si sta notevolmente indebolendo.

Sì, infatti l’obiettivo di Unidos Podemos è la lenta pasokizzazione del PSOE, un riferimento alla quasi scomparsa del PASOK, il Partito Socialista Greco dopo l’arrivo di Syriza.

Ma a questo punto, non potrebbe il PSOE accettare un’alleanza con la sinistra, come ha fatto il Partito Socialista in Portogallo?

L’establishment del PSOE non è intelligente o duttile come quello del fratello portoghese, che ha appunto bloccato il processo di pasokizzazione alleandosi con la sinistra radicale e tradizionale.

Quindi è da escludere un’alleanza tra socialisti e Podemos più Isquierda Unida?

Credo proprio di sì. E’ quasi più facile un tentativo di coalizione a destra con Ciudadanos o addirittura con il Partito Popolare.

Ma Sánchez potrebbe essere tentato a farla.

Lui sì, ma esiste la forte possibilità che lo facciano fuori.

E chi potrebbe prendere il suo posto, Susana Diaz (governatrice dell’Andalucia, e ferocemente anti-Podemos n.d.r.)?

Beh, da un lato Susana Diaz, è ormai figura chiave nell’ambito dell’establishment conservatore del partito. Ma è più un’eminenza grigia, non avendo, credo, sufficiente carisma per diventare leader del partito.

Ma da dove nasce questo ostinato rifiuto di alleanza?

In parte per motivi ideologici: la politica socio-economica, la questione del centralismo. Ma anche per una mera questione di potere: la paura di perdere importanza di fronte, soprattutto a Podemos, in un eventuale coalizione.

Qual è la strategia di Unidos Podemos?

Conquistare il maggior numero possibile di voti e quindi di seggi senza però spingere per arrivare al potere.

Perché?

Perché non vogliono fare la fine di Syriza.

E quindi?

L’idea è di conquistare, seppur lentamente, l’elettorato deluso del PSOE e quindi, come dicevo, accelerare la pasokizzazione.

Rimane comunque la possibilità di un nuovo stallo.

Sì, e se dovesse ripetersi, già si parla di un governo tecnico, stile Monti

Oh mamma mia!

Esatto, oh mamma mia!

E intanto in Portogallo? Que pasa?

Il governo di coalizione sta procedendo molto gradualmente, proprio per non fare la stessa fine di Syriza. La situazione quindi è stabile e non si è arrivati a una collisione con la Troika come in Grecia. Chiaramente un’affermazione della sinistra radicale nella vicina Spagna potrebbe infondere il coraggio per avviare politiche economiche e sociali più aggressive nei confronti dell’austerity.

 

Attilio De Alberi

Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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