L’antirazzismo non ha bisogno di foto (false)

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Inizierei mostrandovi questo.

Questa foto è presa dalla pagina facebook di Saverio Tommasi, un seguitissimo e bravo giornalista. Ad accompagnare questa foto c’è commento di Tommasi stesso che riporto integralmente.

L’IPHONE 6, ECCOLO LI’

Eccola lì, la vostra propaganda da Iphone6 ultimo modello. Guardate quel cellulare lì nel mezzo a quelle mani ferme. Ammiratelo. Ingrandite la foto e squartatevi gli occhi, bestie da social che non siete mai usciti dal vostro recinto geografico, perché quel cellulare fra quelle mani è la realtà, la propaganda è l’odore della dittatura delle vostre frasi “non scappano dalla guerra perché vengono qui con i cellulari ultimo modello”. L’Iphone6, ancora una volta, eccolo lì. Un cellulare che invece è un cesso di telefono di plastica che voi non avreste preso in regalo all’ultima giostra del luna park, a mezzanotte, quando si spengono le luci e si va a letto.Eccolo lì, il ChiamaNumeri ultimo modello, un pezzo di plastica di antiquariato stretto fra le mani come i credenti tengono la Bibbia prima del giudizio, sperando che sia un abbraccio. Le mani sono di una donna di cui non si sa il nome, si sa che non aveva la valigia e non aveva il cambio dei vestiti. Aveva cinque o sei foto e un sms fra i messaggi non inviati, perché il messaggio l’aveva scritto ma il credito residuo era zero e fra le emergenze delle compagnie telefoniche, e dell’Italia, non è prevista la fuga.Nel messaggio c’era scritto: “Amore mio, fra poco arriveremo. Il viaggio è stato difficile ma ce l’ho quasi fatta. Cerca di resistere e prenditi cura dei nostri figli. Presto saremo di nuovo tutti insieme, ci aspetta una nuova vita, la Vita. Ti chiamerò appena sarò arrivata. Mi mancate da morire! Ti amo!”
Guardatevi riflessi nello specchietto di plastica di quel cellulare chiuso in un preservativo, gentilissimi razzisti, e sputatevi in faccia. Perché questo siete e nient’altro meritate.
Saverio Tommasi

Via il dente via il dolore: il post di Saverio Tommasi è falso.

Prima di proseguire vorrei sia chiaro che nessuno può avere la certezza di dire solamente la verità. Talvolta si mente in buonissima fede (si prende per buona una storia falsa, capita di continuo), il fatto è che quando si accerta la verità, bisogna riconoscere di aver sbagliato e la storia finisce lì. Ora spiego perché dico che è falso.
Prima cosa, che molti hanno notato, la foto non riguarda una migrante in Italia, ma un’haitiana che tentava di raggiungere Cuba. Questa foto lo dimostra incontrovertibilmente.

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Quindi Tommasi ha fatto un errore. Capita a tutti. Basta ammetterlo e possiamo passare tranquillamente oltre. Purtroppo però invece di riconoscere un banale errore, il buon Saverio Tommasi si lancia in un’arrampicata senza mani su vetri lavati da poco. Rispondendo così.

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NO, QUESTA VOLTA NON HO NIENTE DI CUI SCUSARMI

Un manipolo di quelli che quando affonda un barcone scrive “bene che sia affondato” sta riempendo i commenti a questo post dicendo che “questa foto non è vera, è vecchia”. La foto è vera, anche se non è di ieri. Quelle mani sono di quella donna di cui non si sa il nome, quella donna stava tentando un viaggio di migrazione e sì, il messaggio contenuto nel telefono era ESATTAMENTE quello che ho scritto.Non è successo ieri? Magari è successo, invece, ieri sono affogate cinquanta persone di cui non sappiamo il nome, di fronte alle nostre coste. Però voi dite che quella donna non era di fronte alle “nostre” coste? Ecco, a me dispiace per chi le vede, ma no, io non vedo una differenza. Qui o un chilometro più in là, per raggiungere l’Italia, la Germania, Cuba o gli USA, non mi fa nessuna differenza. Perché esattamente come chi scappa da guerra e povertà è sempre un uomo e una donna degna di rispetto, dall’altra parte, invece, che uno sia un fascista nostalgico di Mussolini, un amico del Front National in Francia, oppure un appartenente al Ku Klux Klan negli USA, rimane sempre uno stronzo. Senza differenza.

Un po’ di annotazioni in merito.

  • Non c’è alcuna correlazione tra il dire “quella foto si riferisce ad un altro fatto” e il gioire per l’affondamento dei barconi. Il primo atto è nobile perché ristabilisce la verità, il secondo atto è da stronzi. Mischiare le due cose è infantile, offensivo e direi pure discretamente razzista (che in un post contro il razzismo mi pare il top).
  • La foto non “è vera anche se non è di ieri” (come dice lui). La foto è vera se la presenti come la foto di chi scappa da Haiti per andare a Cuba, diventa falsa se la presenti come qualsiasi altra cosa.
  • Nel post parla di un migrante che arriva in Italia, mettendo una foto di un’haitiana morta a Cuba e sostiene che, a lui, di dove fosse diretta questa povera migrante non interessa. Questo è un fatto molto bizzarro. Perché non ha raccontato la storia di chi scappava da Haiti per andare a Cuba, allora?
    Il fatto che ieri ci siano stati degli sbarchi in Italia, di nuovo, non aggiunge e non toglie niente a quella che è una foto – tragica – di un fatto – tragico – ma comunque diversissimo da quello che sta succedendo ora in Italia (tant’è che è successa 4 anni fa in un altro continente. Forse ammettere che si è scelto la foto sbagliata perché eri convinto fosse scattata in Italia sarebbe stato un po’ meglio, no?
  • Non ho di preciso idea di come Tommasi possa ribadire, restando serio, che il testo dell’sms fosse “ESATTAMENTE” (il maiuscolo è nell’originale) quello da lui riportato.

Qui la storia si complica un pochettino, ma non troppo. Cercherò di essere chiaro il più possibile. Il post originale è stato pubblicato alle 16:56, circa 10 minuti dopo sono iniziati i messaggi che segnalavano che la foto era falsa, in quanto non era stata scattata in Italia. Alle ore 19:04 Saverio Tommasi risponde nella maniera che potete trovare qui sopra. Solo che, alle 19:46, si rende conto che il testuale dell’SMS che lui sostiene essere autentico, conteneva cose che non poteva contenere…. Così decide di modificare…

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Si noti a metà del secondo capoverso, Tommasi riporta: Nel messaggio c’era scritto: “Amore mio, fra poco arriveremo in Italia. Il viaggio è stato difficile ma ce l’ho quasi fatta. Cerca di resistere e prenditi cura dei nostri figli. Presto saremo di nuovo tutti insieme, ci aspetta una nuova vita, la Vita. Ti chiamerò appena sarò arrivata. Mi mancate da morire! Ti amo!”Nel messaggio c’era scritto: “Amore mio, fra poco arriveremo in Italia. Il viaggio è stato difficile ma ce l’ho quasi fatta. Cerca di resistere e prenditi cura dei nostri figli. Presto saremo di nuovo tutti insieme, ci aspetta una nuova vita, la Vita. Ti chiamerò appena sarò arrivata. Mi mancate da morire! Ti amo!”Amore mio, fra poco arriveremo in Italia. Il viaggio è stato difficile.

Avrei in mente una domanda che, sono sicuro, non sarà venuta in mente a nessuno di voi. Come mai quando hai scelto di mettere la foto di una migrante morta 4 anni fa a Cuba hai aggiunto al suo sms “in Italia”? Suonava bene? Oppure la povera haitiana morta era di fronte a Cuba ma credeva di essere a Lampedusa? E perché non chiedi scusa almeno per quello che è evidentemente un errore?

La chiusura con il pistolotto che sostiene che chi nega che questa foto sia vera è un amico dei dittatori è degna della risposta “e le foibe?” che tante gioie mi ha dato in passato. Si sta parlando di tutt’altro, non tiriamo in mezzo cose che non c’entrano nulla. Altrimenti vi buco il pallone.

Ora, sia chiaro che il mio intento non è processare Saverio Tommasi che, per altro, a mio giudizio è – lo ripeto – un buon giornalista, ma proprio perché è un giornalista, secondo me dovrebbe ammettere, che quella foto è falsa e la storia da lui raccontata è quanto meno non verificabile (ancorché credibile, tragica e realistica). Ma ci dev’essere una differenza tra il ruolo di cantastorie e quello di giornalista. Un tizio una volta mi disse: “Chi ha talento le storie le inventa, io che di talento non ne ho mi limito a raccontare solo quelle storie che hanno la caratteristiche di essere vere e che la gente chiama ‘notizie’. A far il giornalista non ci va del talento: basta controllare cosa è vero e cosa non lo è”.

Quello che vorrei fosse chiaro è che il fatto che questa foto sia falsa, non è in alcun modo una vittoria dei razzisti come prova a dare ad intendere Tommasi. Gli schieramenti non sono i cattivi (che sono razzisti e dicono che la foto è falsa) contro i buoni (che sono d’accordo con Saverio Tommasi). Ci sono persone che ritengono che quella foto sia sostanzialmente falsa per quello che si propone di essere e che inventare SMS sia anche un pochettino squallido, ma che ritengono mostruoso quello che molte persone hanno subito/subiscono/subiranno quando fuggono dai loro Paesi d’origine.

Per concludere, secondo me, non c’è alcun bisogno di foto di cellulari “vecchi” chiusi nei profilattici per far capire le condizioni in cui stanno la grandissima parte dei migranti. Anche se la foto fosse stata vera, in realtà, questo dato non proverebbe nulla.
Spiace dirlo, ma ci sono decine di obiezioni possibili che si potrebbero portare. Ne cito due, a titolo d’esempio.
Prima obiezione:
“Ok, una di loro ha il cellulare vecchio, sai quanti italiani non hanno un cellulare?”. Seconda obiezione: “Ok, una di loro non ha l’Iphone6, sai quanti ce l’hanno?”.
Questa foto non aiuta molto a cogliere il punto, secondo me.
Mettiamo per ipotesi che spuntasse la foto di un extracomunitario (magari clandestino) con in mano un Iphone6, questo dimostrerebbe qualcosa?
Direi proprio di no. Secondo me mostrare una foto di una persona e dire “tutti quelli nella sua situazione di questo qui sono simili a lui” è un giochino pericoloso e, anche, non poi così dissimile da quello che fanno i razzisti.

In conclusione vorrei testimoniare che anche a me è stato più volte raccontato di presunti extracomunitari che avevano l’Iphone.
Non ho neppure chiesto una prova di questo.
Ho risposto: “Sai cosa? Penso che qualsiasi africano abbia lo stesso diritto che ha un occidentale di avere quel telefono. E anche se, secondo qualcuno, loro ne avrebbero più diritto rispetto a te perché le materie prime con cui è costruito il telefono vengono in larga parte da Paesi africani, siccome io non sono razzista, sosterrei che tu ne hai diritto quanto lui”. Ecco, questa risposta avrà altri difetti, ma per lo meno non ha bisogno di foto per funzionare.

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Figura . Un migrante con l’Iphone6. (Potrebbe non essere vero)

Davide Cerisola

Davide Cerisola, in arte Kra, nasce a Savona nel 1982. Da quasi 6 anni si dedica alla satira. Inizialmente ha scritto per molti tra i più importanti collettivi satirici italiani (Spinoza.it, Prugna.net, Kotiomkin.it).

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  • Sara Bersani

    Sei fin troppo buono con tommasi. Uno che fa queste cose non potrà mai essere un buon giornalista

  • marco

    Non è un buon giornalista, è un perfetto idiota che farebbe pensare che sia pagato da qualche fascista talmente le spara grosse. Ricordiamo anche che non ha mai dimostrato di essere iscritto all’ordine dei giornalisti, ricordiamo la figuraccia di Boko Haram che un “buon” giornalista non commetterebbe e ricordiamo quella di oggi sul fasciatoio dell’ aereoporto di Bologna, ma capisco che questo articolo sia stato scritto prima.

  • opabinia

    E’ disonesto intellettualmente perché forza i dati e le situazioni e perché squalifica come penalmente perseguibili tutte le poinioni che non condivide. Orribile.

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